venerdì 29 maggio 2015

Venerdì del libro - 22/11/'63, Stephen King

Come vi ho già spiegato in occasione della recensione di "The dome", alcuni mesi fa, io adoro Stephen King! Nonostante ciò anche "il Re" ha avuto il suo momento basso, un momento in cui ha scritto libri che non mi hanno entusiasmato, tipo "L'acchiappasogni" che non sono nemmeno riuscita a finire. Quindi quando, 2-3 anni fa, è uscito questo romanzo ero un po' titubante. Ma appena ho letto il risvolto di copertina mi sono detta "ci siamo, il Re è tornato". Infatti non sono stata delusa: ho letteralmente divorato questo romanzo che è anche di mole considerevole visto che consta di 767 pagine..... ma ... 767 pagine di puro piacere.

Trama:
Il 22 Novembre 1963 tre spari risuonarono a Dallas; il presidente Kennedy morì ed il mondo non fu più lo stesso. Se fosse possibile cambiare il corso della storia, tu lo faresti? 
Jake Epping è un tranquillo professore di Lisbon Falls, nel Maine (ovvio!), e ama recarsi dopo la scuola alla tavola calda di Al. Ma la tavola calda è un "luogo magico" ed ha un segreto: nella dispensa c'è un passaggio temporale che porta dritto al 1958. Al sta morendo e rivela il passaggio a Jake che, pur rimanendone sconvolto, si lascia affascinare da quella che è stata la missione della vita di Al: salvare il presidente Kennedy. Il libro parte dal fatto, assodato dalla storia ufficiale, che il colpevole sia Oswald; e quindi Oswald va' fermato. Basta passare per la "buca del coniglio" ed il gioco è fatto! Così comincia la nuova avventura di Jake come George Amberson nei ruggenti anni '60, gli anni di Elvis Presley e James Dean, del twist e delle automobili interminabili. In questo mondo Jake si costruirà una esistenza e incontrerà l'amore della vita. Sovvertendo per sempre tutte le regole del tempo. E della Storia.

La trama non è semplice, i salti nel tempo sono tanti ed ogni volta che il protagonista salta indietro si ritrova sempre al 9 settembre 1958. Ma davvero la trama scorre via fluida e avvincente e la storia d'amore è meravigliosa e valica i confini del tempo e dello spazio. Il finale è assolutamente tutto da leggere e straordinariamente romantico.
Buttatevi nell'avventura e scoprite se davvero è il caso di cambiare il corso della storia o se, tutto sommato, le cose accadono per un motivo ben preciso .... chissà!
Quanto a me ... beh, mi è venuta voglia di rileggerlo!!!!



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venerdì 22 maggio 2015

Venerdì del libro - Le colpe dei padri, Alessandro Perissinotto

Questo libro era in attesa da parecchio e, quando finalmente è venuto il suo turno, bah .... mi ha lasciato un po' così, non delusa ma nemmeno conquistata. Il romanzo in questione è "Le colpe dei padri" di Alessandro Perissinotto.

Trama:
Torino, ai giorni nostri. La vita di Guido Marchisio, 46enne manager rampantissimo di una multinazionale tedesca, romba senza intoppi come il motore dell'ammiraglia fornitagli dall'azienda: una carriera spianata, un matrimonio finito e una nuova e giovane compagna che tutti gli invidiano. Finché un giorno una microfrattura comincia a scalfire la superficie della perfezione: scampato per un pelo un incidente stradale, Guido si ferma in un bar e qui, uno sconosciuto dall'aspetto losco e proletario, lo chiama Ernesto e gli dice di essere un suo amico d'infanzia. Il sospetto che esista un suo gemello s'insinua giorno dopo giorno nella mente di Guido, diventa un'ossessione e lo spinge a fare ricerche su questo Ernesto Bolle. Lentamente la sua vita comincia a scivolare verso la rovina, così come sta accadendo all'azienda in cui lavora e della cui rovina Guido è il braccio esecutivo: a lui tocca il lavoro sporco della cassa integrazione prima e dei licenziamenti poi; a lui toccano i fischi, le occhiate in tralice e le minacce che alla fine divengono fatti. La vita di Guido si sbriciola sotto tutti gli aspetti, perché quello che scopre investigando sul suo sosia (se di sosia si tratta) scardina le sue certezze, i suoi ricordi, l'intero percorso della vita. Riuscirà Guido Marchisio a riemergere dalle ceneri di se stesso o soccomberà a un destino che sembra già segnato fin dalla prima pagina?

Il romanzo non è male, la storia è interessante ed è anche l'occasione, per l'autore, di portare l'attenzione sulla difficile situazione odierna dell'amata Torino (così come di altre città italiane) attraversata da una crisi economica e sociale che sembra non avere soluzione. Partendo dal proprio passato, Guido ci mette davanti un affresco della Torino degli anni '70; sullo sfondo la grande Fiat, detta "la Feroce", che fagocitava vite e generazioni, che gestiva a livello nazionale l'approccio fra azienda e operai. Una Torino che vedeva sorgere i quartieri-dormitorio e in cui nascevano le lotte sindacali atte a contrastare la prima ondata di cassa integrazione e di licenziamenti; qui nascevano anche le tensioni locali, gli atti di terrorismo, le gambizzazioni dei dirigenti e la lotta armata. Torino e la Fiat appaiono dunque come fucina dell'Italia stessa che cavalcherà e sarà travolta dalla stessa andata di violenza e rabbia. Il confronto con la città di oggi è desolante: la lotta sociale è quasi scomparsa e comunque è molto debole; gli operai, lasciati soli di fronte al licenziamento, spesso scelgono la via d'uscita più disperata. Sì, questo romanzo è un confronto di due epoche, vicine ma molto diverse, così com'è il confronto di due uomini, uguali ma diametralmente opposti. Insomma la tematica c'è tutta. Personalmente non sono stata conquistata dallo stile dell'autore: un po' troppo divagazioni su se stesso, scrittura un po' lenta che distrae dal punto focale ... insomma non gli posso dare pieni voti per questo motivo, ma consiglio comunque di leggerlo per i temi trattati.



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venerdì 15 maggio 2015

Venerdì del libro - Non è tempo per noi, Andrea Scanzi

Di solito credo di essere molto misurata nelle mie recensioni, anche perché generalmente recensisco libri che mi sono piaciuti. Oggi devo, per forza devo, abbandonare le buone maniere perché il libro, o forse sarebbe meglio dire manifesto, che vi presento proprio lo boccio su tutta la linea.
Si tratta di "Non è tempo per noi. Quarantenni: una generazione in panchina" di Andrea Scanzi.

L'ho preso perché, appartenendo alla generazione in questione, pensavo di trovare degli spunti socio-culturali interessanti che tentassero di spiegare la situazione d'impasse in cui ci troviamo. Beh Scanzi di spiegazioni ne da tante, pure troppe, e sinceramente sono tutte forzatamente funzionali alla sua tesi. Vale a dire che i nati nei settanta presentano un minimo comun denominatore che li (ci) ha resi delle semiamebe sociali: il vorrei ma non posso, il tutto che alla fine non è niente e un anelito alla ribellione che però non ha mai un fine e muore sulle labbra di una generazione mediocre o ... "mediana".

La dimostrazione della tesi passa dal deserto culturale dei cartoons che ci siamo sorbiti da piccoli (quindi chiediamoci l'effetto che quelli odierni faranno sui nostri figli ....!) e dei film che sono stati i nostri miti adolescenziali: demoliti Dirty dancing e Pretty Woman che, ma guarda!, hanno fatto male a noi signorine che ci aspettiamo sempre e solo Patrick o Richard; demolito anche Top Gun e l'Attimo Fuggente ideali o troppo macho o troppo intellettual-romanticone.
Demoliti due campioni sportivi: Alberto Tomba (e questo non gliela perdono neanche fra mille vite!) di cui da' una descrizione sostanzialmente falsa; qui mi permetto di dire che l'autore inanella una serie quasi sconcertante di corbellerie da Bar Sport che, dette da un giornalista, mi fanno un po' effetto: se ti stava sulle palle lo capisco, ma non  puoi dire che vinceva Per Grazia Ricevuta! ma da dove ti è uscita sta stupidata??!!
Paolo Canè ... beh ... dai, ma chi se lo ricorda Paolo Canè suvvia! Ok io me lo ricordo (ed è vero che era antipatico) ma proprio innalzarlo a esempio di un'epoca .... mah!
Poi passiamo alla canzone e qui ne fa un'altra, sostenendo che il cantautore un cui ci riconosciamo noi degli anni 70 è Ligabue. Ma quando mai!! Ma se ricordo benissimo che tutti, ma tutti, i miei amici/compagni erano fan sfegatati di Vasco (io di Eros Ramazzotti ... e va beh ...). Ligabue è venuto ben dopo e direi che è il riferimento della generazione successiva alla nostra. Poi, anche in questo caso, il cantante può anche non piacerti, ma massacrarlo senza considerare le emozioni che le sue canzoni hanno trasmesso e senza ammettere che non tutti i suoi testi sono moderati e "prodiani" mi sembra proprio troppo!
Ma, a parte Ligabue, della musica anni 80 non gli va' proprio bene niente: è tutto inconsistente e mediocre dai Duran Duran agli Spandau a Mike Oldfield che ha fatto l'errore madornale di scrivere na' cagata come Moonlight shadow .... mah, sarà che proprio noi mortali non capiamo niente. Ma Springsteen dove lo mettiamo? Non si sa, lui manco lo nomina.
E così via continuando con una serie di mitragliate su tutto quello che è stata la nostra vita fino ai vent'anni: vestiti, capelli, cibi tutto, proprio tutto era una schifezza.
Poi comincia a parlare di quello che siamo diventati alla luce del precedentemente scritto. Beh, personalmente, dopo quello che ho letto, ringrazio di non aver perso la ragione ed essere stata internata: con quello che la mia  psiche ha dovuto subire da giovane!
Comunque qui ne dice una, ma una che è grossa, ma grossa grossa grossa come una casa. L'autore sostiene che noi siamo genitori migliori di quanto lo siano stati i nostri perché (tenetevi stretti) in percentuale siamo la generazione che divorzia di più! Alè dai, trilli di tromba per questa uscita! Infatti divorziando, quando invece i nostri genitori sacrificavano la propria felicità per la nostra, facciamo del bene ai nostri figli perché 1) vivono in famiglie divise ma questo li fortifica 2) non reprimiamo noi stessi e i nostri sentimenti per l'equilibrio dei nostri figli.
Badate che ho riportato esattamente i concetti come sono espressi eh! Di mio non c'è niente. Mi permetto di dire che questa tesi non è neanche degna di essere commentata (soprattutto alla luce del fatto che Scanzi non è sposato e non ha figli); personalmente non sono d'accordo. Fine.
Segue una lista di quarantenni che comunque escono dal coro e si salvano dall'inettitudine comune (meno male).
In conclusione l'unica cosa su cui concordo con Scanzi è che la nostra generazione è vissuta in un'epoca "facile": economicamente si stava abbastanza bene, non si pativa la fame, c'era libertà di pensiero e d'opinione, c'era un bel progresso tecnologico in atto, abbiamo avuto la possibilità di studiare, viaggiare, conoscere. Siamo stati fortunati. Non c'era bisogno di essere arrabbiati, come lo erano stati i nostri genitori, avevamo diritti e possibilità quasi infinite. Credo che il nostro errore sia stato illudersi che questo non avrebbe mai avuto fine.Siamo stati vittime di un'illusione. La guerra fredda era finita, c'era distensione, contatti fra i popoli. Abbiamo creduto che si poteva solo migliorare. Avremmo risolto i problemi del mondo, tutto sarebbe andato per il meglio ed avremmo offerto ai nostri figli un mondo fantastico su di un piatto d'argento. Abbagliati dal miraggio non ci siamo accorti che c'era chi lavorava contro quest'utopia e un giorno, esattamente l'11 settembre 2001 secondo me, ci siamo svegliati dal bel sogno ed abbiamo visto che il mondo si era rovesciato sotto i nostri occhi. Nuovi problemi e nuovi pericoli erano in movimento e, dopo tutto, ai nostri figli avremmo consegnato un mondo tutto sbagliato, malato, arrabbiato. E siamo rimasti così, annichiliti, annientati dal crollo dell'utopia, incapaci di adattarci alla perdita della libertà, del denaro facile, della vacanza sicura, del lavoro per tutta la vita. Incapaci di reagire. Non ce l'hanno insegnato.
Ecco io credo che noi degli anni Settanta siamo figli di una grande illusione. Ricordo nettamente che io credevo in un domani migliore ed ero certa che noi l'avremmo costruito. Ora ci limitiamo a sopravvivere nella realtà che abbiamo. Che peccato.



QUI gli altri suggerimenti delle lettrici


venerdì 8 maggio 2015

Venerdì del libro - Trilogia delle gemme, Kerstin Gier

La settimana scorsa ho saltato l'appuntamento col VdL perché avevo già pensato ad una recensione "di gruppo" per questi tre libri di Kerstin Gier e mi mancava l'ultimo! Si tratta della Trilogia delle gemme ed è formata da tre libri: Red, Blue e Green. Diciamolo, sono libri per ragazzi/adolescenti, ma, come sapete, io non disdegno il genere e me li sono letti con piacere.

Trama:
Gwendolyn è una sedicenne londinese carina, un po' goffa e pasticciona, non esattamente una grande studiosa visto che preferisce vedere film, ascoltare musica e chiacchierare con la sua amica Leslie. Tutto il contrario della cugina e coetanea Charlotte, la "miss perfettina" della situazione: Charlotte è considerata la superdotata della famiglia e non solo perché è la prima della classe ed è bella ed elegante: tutti sono convinti da sempre che Charlotte abbia ereditato dalla famiglia Montrose il gene dei viaggi nel tempo! I gene-portatori cominciano a saltare indietro nel tempo a sedici anni e quindi Charlotte è sorvegliata speciale poichè tutti si aspettano che "salti" da un momento all'altro, perciò la stessa Gwendolyn rimane stupefatta quando è invece lei stessa a "saltare". Una volta scoperto chi è la vera gene-portatrice nonchè dodicesima e ultima viaggiatrice, Gwendolyn viene introdotta nella setta segreta dei Guardiani che hanno sede a Temple Church ed incontra il suo compagno di "viaggio" il bel Gideon de Villieres. I Guardiani sono custodi del cronografo, oggetto costruito dal uno dei viaggiatori più antichi, il conte di Saint Germain, che funziona col sangue dei viaggiatori e permette loro di essere mandati in un momento ben definito del passato. La profezia narra che con la dodicesima viaggiatrice si chiuderà un cerchio e qualcosa di stupefacente verrà a salvare l'umanità da tutti i mali. Ma di cronografi ce ne sono due: il primo, che conteneva il sangue dei primi 10 viaggiatori è stato rubato proprio dagli ultimi due: Lucy Montrose e Paul de Villieres. Gwendolyn e Gideon vengono spediti nel passato per rintracciare tutti i viaggiatori e acquisire il loro sangue in modo da completare il secondo cronografo. Ma perchè mai Lucy e Paul hanno rubato il cronografo e si sono nascosti nel passato? Gwendolyn scoprirà che questo non è l'unico interrogativo e che la sua famiglia nasconde molti segreti.

Gwendolyn, così imperfetta e così poco eroina, è un personaggio simpatico e divertente come sono divertenti gli strani personaggi che la circondano (ah ... Gwendolyn vede e parla con fantasmi e affini ...) come il demone-doccione Xemerius ed il fantasma della scuola James. Alle loro battute divertenti si alternano i viaggi nel tempo e gli squarci su epoche passate che fanno da sfondo alla tormentata storia d'amore fra Gwendolyn e Gideon.
Un romanzo per ragazzi che può piacere anche ai grandi; la trama c'è tutta e non fa una grinza (complimenti per la fantasia e per aver saputo condurre così bene l'intreccio piuttosto complesso!), lo stile a volte risulta un po' immaturo e nel finale sembra quasi che all'autrice dispiaccia dover terminare la storia!
Tre romanzi carini per viaggiare un po' in relax con la fantasia.



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