venerdì 25 settembre 2015

Venerdì del libro - La strada, Cormac McCarthy

Il libro di oggi è di quelli che lasciano il segno.
Ambientato in un'America sopravvissuta ad un qualche genere di catastrofe mondiale, narra del viaggio verso sud che un padre e un figlio (entrambi senza nome) intraprendono per sfuggire ai rigori dell'inverno ormai alle porte.
Da alcuni vaghi accenni si deduce che ci sia stato un conflitto nucleare che ha spazzato via ogni essere vivente; tutti gli animali, sia selvatici che quelli d'allevamento, si sono estinti da molto tempo. Gli esseri umani stessi sono ridotti a poche sparute comunità sparse sul territorio, totalmente privi di qualsiasi risorsa energetica e tecnologica. Ma la cosa più atroce è che sono terminate le scorte di cibo e sulla terra, resa sterile dalle radiazioni, dal calore e dalla mancanza di luce solare, non è possibile coltivare nulla; tutte e culture e tutte i tipi di piante sono morti. Gli unici essere viventi ancora in circolazione sono gli uomini.
In un mondo del genere le giornate dei due protagonisti sono unicamente tese alla sopravvivenza. Occorre riparasi dal freddo e dal pulviscolo che ammorba l'aria,e, soprattutto, occorre trovare cibo e nascondersi dalle bande di predoni. I predoni che si cibano di carne umana. A proteggerli solo una pistola con due colpi in canna.

Si tratta di un libro angosciante e che fa molto pensare. Non è difficile immaginare che, in caso di catastrofe, l'umanità si ridurrebbe davvero in questo modo. Proviamo pensare ad una Terra vuota, silenziosa, brulla e bruciata: niente alberi, niente erba, niente canto degli uccelli, fiumi e mari grigi di polvere e altrettanto vuoti. Notti buie e silenziose, capaci di suscitare solo paura e angoscia. La speranza è morta. Ciò che trascina avanti è l'istinto di sopravvivenza.
Non voglio dare troppe anticipazioni, ma una cosa voglio raccontarvela; in un punto del romanzo l'uomo ricorda che la compagna, nonché madre del bambino, avrebbe voluto usare la pistola per mettere fine alle loro esistenze prive di speranza
"Hai due pallottole, e poi? Non puoi proteggerci. Dici che per noi daresti la vita, ma a che servirebbe? Non fosse per te mi porterei dietro anche lui. Sai che lo farei.Sarebbe la cosa più giusta.
Stai farneticando.
No, sto dicendo la verità. Prima o poi ci prenderanno e ci ammazzeranno. Mi stupreranno. Stupreranno anche lui. Ci stupreranno, ci ammazzeranno e ci mangeranno e tu non vuoi affrontare questa verità. Preferisci aspettare che succeda. Ma io non posso. Non ce la faccio. [...] Devo andare.
Per l'amor di Dio, donna. E io cosa gli dico?
Non ti posso aiutare.
Dove andrai? Non ci vedi nemmeno.
Non ho bisogno di vederci.
Se ne andò e la freddezza di quel commiato fu il suo ultimo dono. L'avrebbe fatto con una scheggia di ossidiana. Gliel'aveva insegnato lui stesso. Più affilata dell'acciaio. Il taglio dello spessore di un atomo. E aveva ragione lei. Non c'erano argomenti."
Questo passaggio è molto intenso e ho riflettuto molto concludendo che è quello che probabilmente farei anch'io. Mi arrenderei. Sarei sopraffatta dal terrore di un futuro privo di speranza e mi arrenderei.
Questa è solo una parte ma il romanzo sollecita continuamente questi ragionamenti. Non puoi fare a meno di pensare a quello che faresti tu, senza una casa, senza cibo.
Alcune recensioni hanno paragonato il tema del libro all'odierno problema dei profughi. Ma non è uguale. Assolutamente non può essere uguale. Nel nostro mondo una speranza c'è: esistono altri posti in cui si può vivere in pace e libertà. Ma in un mondo distrutto non esiste più alcun luogo in cui rifugiarsi.
Per chi se la sente io lo consiglio.



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venerdì 18 settembre 2015

Venerdì del libro - Stella Polare, Martin Cruz Smith

Dopo moltissimi ebook sono tornata al cartaceo, che in spiaggia è decisamente più comodo, con questo libro tascabile comprato per simpatia verso l'autore e perché ambientato sul mare.
Pur con questi labili presupposti devo dire che sono stata molto soddisfatta della scelta, me lo sono divorato nell'arco della breve vacanza! Ecco brevemente la trama:

Sulle gelide acque del Mare di Bering naviga un'insolita flottiglia: quattro pescherecci americani ed una nave-fattoria sovietica, la Stella Polare. A bordo la vita prosegue con la consueta, sfibrante routine, fino a quando il corpo senza vita di una ragazza viene restituito da una delle reti; si tratta di Zina, giovane addetta alla cambusa della Stella Polare. Ma sulla nave sovietica è imbarcato anche Arkady Renko, ex ispettore della polizia di Mosca, braccato dal KGB, ora umile operaio addetto al "circuito sporco". Il comandante della Stella Polare incarica Renko d'indagare sulla strana morte di Zina, ma fare domande scomode a bordo di una nave potrebbe essere pericoloso, perché da una nave non si può scappare ....

Qualche informazione affinché possiate inquadrare il romanzo: Martin Cruz Smith è quello di Gorky Park (se qualcuno se lo ricorda) ed anche Arkady Renko è quello di Gorky Park (non ho letto il libro ma ho visto il film, quello con William Hurt (se qualcuna se lo ricorda, era più che discreto ;-)). Quindi il nostro Arkady ricompare dopo le vicende di quel romanzo; diciamo che non ha avuto molto fortuna, è stato recluso in un ospedale psichiatrico e poi spedito in Siberia ed infine è finito a lavorare il pesce appena pescato su una nave-fattoria, lavoro non proprio entusiasmante. Ma, soprattutto, Renko è spento dentro: ha perso per sempre le tracce della donna amata, ha perso il lavoro e ha perso la fede nel proprio paese.
A questo proposito vi invito a non fare il mio stesso errore. Ho cominciato a leggere il libro dando per scontato che fosse ambientato in tempi recenti e mi sono trovata spiazzata dalla descrizione di un'Unione Sovietica ( e già il nome doveva dirmi che sbagliavo) chiusa, restrittiva, spiona e con l'ossessione per gli USA. Quando finalmente ho visto che il romanzo è del 1989 ho capito che ero partita col piede sbagliato e tutte le cose sono tornate al loro posto: siamo dopo Breznev, all'inizio dell'era Gorbacev, l'era del cambiamento, e il popolo russo si divide in due: chi sopravvive in un paese che lo opprime e chi segue convinto la stella lucente del Partito. In tale contesto, che è importantissimo per capire a pieno il romanzo, si svolgono le vicende narrate.
A me è piaciuto molto, ma devo dirvi che, secondo me, Cruz Smith o si ama o si odia; avevo letto un altro suo romanzo, La rosa nera (molto bello anche quello), e il suo modo di condurre un poliziesco e contemporaneamente di scandagliare l'animo dei personaggi mi aveva preso molto già allora. Tutto questo l'ho ritrovato anche in questo libro dove si parla delle vite di molti uomini e donne, dove di parla di un Paese che promette e deve cambiare se non vuole perdere se stesso, dove si parla di sentimenti difficili e del miraggio dell'America che, forse, è per l'appunto solo un miraggio.
Bello.



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venerdì 11 settembre 2015

Venerdì del libro - Una mano piena di nuvole, Jenny Wingfield

Rieccomi qua dopo le vacanze estive! Voglio parlarvi di un libro che ho letto il mese scorso e che mi ha preso tantissimo, si tratta di Una mano piena di nuvole di Jenny Wingfield. Si tratta di uno dei primi ebook entrati in mio possesso e, non si sa perché, caduto nel dimenticatoio. Riscoprirlo e leggerlo è stata una vera fortuna!
Trama:

Siamo in Arkansas, estate del 1956, alla riunione annuale delle famiglia Moses; John e Calla, i capostipiti, si accingono ad accogliere i figli e le loro famiglie. Willadee, che vive in Louisiana col marito pastore metodista, arriva con i figli Noble e Bienville e Swan, la figlioletta. Swan ha 11 anni ed un cuore impavido, forte dell'amore di Dio e della propria famiglia, non c'è nulla al mondo che possa intimorirla tranne forse il vicino di casa dei nonni, Ras Ballenger, l'uomo-serpente, dall'occhio freddo e crudele e dai modi violenti e subdoli. Una tragedia familiare improvvisa ed il fatto che il papà, Samuel Lake, non ottienga una parrocchia per l'anno successivo costringe la famiglia di Swan a fermarsi per molti mesi a casa di nonna Calla. In questi mesi Swan e i suoi fratelli si avvicinano molto allo sfortunato zio Toy, uomo di poche parole e dal passato turbolento. Una sera d'estate Blade, figlio di Ras Balleger, entra nella vita dei ragazzi Lake, Swan non può nemmeno immaginare che quell'incontro le cambierà la vita, ma non può fare a meno di affezionarsi a quel bimbo pelle e ossa, spaventato e smarrito, vittima delle sevizie del padre. Blade viene accolto dai Moses e cerca di vivere una vita normale, sorretto dalla vicinanza di Swan e dall'amore di Toy. Ma l'uomo-serpente sta tramando nell'ombra la sua atroce vendetta e forse tutto l'amore che circonda i Moses non sarà sufficiente a tenerlo lontano da loro.

Come vi dicevo un romanzo molto bello, ben scritto, ben congegnato, con personaggi psicologicamente molto ben delineati a cui si finisce per affezionarsi. Il periodo storico è uno di quelli che preferisco: quando la vita era insieme complicata ma anche molto più semplice, quando bastava chiudere un portico per aprire un negozio! Una storia piena d'amore, l'amore della famiglia Moses, piena di fede in Dio, ma anche piena di crudeltà, tradimento, violenza. A tratti una storia dura da digerire, si vorrebbe entrarci dentro e prendere a pugni Ras Ballenger, strappargli i figli e portarli in salvo. A tratti invece la spensieratezza dei giochi estivi dei fanciulli e i paesaggi sconfinati delle campagne dell'Arkansas inducono a pensare che in fondo il bene prevarrà sempre sul male e che ogni cosa finirà per il meglio. In effetti, in un certo senso, è così, ma per arrivare alla pace a alla serenità alcuni protagonisti pagheranno un prezzo altissimo.



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