Montanari Family

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Robby, Manu, Tata, Pissi, Pepe, Oscar, Giorgio

venerdì 15 novembre 2019

VdL - Il libro delle verità nascoste, Amy Gail Hansen

Il libro di oggi è un realtà un dis-like: una storia che partiva con una discreta idea iniziale si è persa in un finale, scusate se sono impietosa, da film di serie B.

Trama:
Ruby ha avuto un'esperienza traumatica, circa un anno prima degli eventi narrati ha cercato di togliersi la vita; era molto giovane e frequentava il college femminile di Tarble, ma all'ultimo anno le è capitato qualcosa, un segreto che nessuno deve sapere e di cui ha parlato solo alla sua analista. Ora vuole solo dimenticare. Ma la valigia smarrita di Beth, una sua ex compagna di college, la catapulta di nuovo in quei giorni e, nonostante sia l'ultimo posto al mondo in cui vuole trovarsi, la riporta a Tarble. Ma Beth è scomparsa da giorni e Ruby ha dei sospetti e tutto punta verso la sua ex scuola...

La prima parte del romanzo non è male. Ruby racconta il suo passato di studentessa brillante, il suo amore per la letteratura e la scrittura, il suo sentirsi in colpa per la morte del padre, avvenuta un anno prima: è una ragazza molto intelligente, brillante direi, ma fragile, facile preda di persone viscide. Molto interessante la sua analisi di "Una stanza tutta per se" di Virginia Woolf, scrittrice su cui si basa una sua importante tesina; ma durante la stesura della tesina le cose comincia ad andare male, dentro e fuori di lei, fino a sconvolgerle la mente. Fin qui tutto bene, seppure con qualche forzatura ma perdonabile. Il finale invece, che mi aspettavo essere entusiasmante, è di una banalità che fa strappare i capelli. Insomma come sempre non posso dire altro per non rovinare la lettura a nessuno, ma credetemi che se decidete di accantonarlo guadagnate solo tempo da dedicare a letture più meritevoli!



GIUDIZIO PERSONALE: ❀❀

Andate a trovare Paola, promotrice del venerdì del libro, sul suo blog per suggerimenti di lettura.

venerdì 8 novembre 2019

VdL - Il passato è una bestia feroce, Massimo Polidoro

Se siete fan appassionate di Piero Angela e delle sue trasmissioni, senza dubbio avrete già sentito parlare dell'autore del giallo che vi presento oggi, "Il passato è una bestia feroce", Massimo Polidoro. Egli è infatti un frequentatore dei programmi di Angela in virtù del suo ruolo di segretario generale del CICAP; quest'ultimo è un comitato che promuove indagini scientifiche e critiche nei confronti delle pseudoscienze, del paranormale, dei misteri e dell'insolito con l'obiettivo di diffondere la mentalità scientifica e lo spirito critico. In tale veste Massimo Polidoro è noto come giornalista, scrittore e divulgatore scientifico. Poi un giorno gli è venuta voglia di scrivere un giallo/thriller; o meglio una storia completamente inventata visto che si è spesso cimentato nell'analisi di grandi delitti anche irrisolti del passato. A tal fine si è documentato, ha studiato a fondo il genere e poi si è lanciato nell'impresa.

Trama:
Bruno Jordan è una noto cronista di nera e lavora alla rivista Krimen; è un quarantenne single, dedito al lavoro ed alla vita disordinata di Milano. Le sue origini però sono a Verazzano un paesino nella zona del pavese, la madre è morta giovane ed il padre inglese è un ex-cantante di successo degli anni '60/'70 ora devastato dall'alzheimer. Monica Ferreri era la sua grande amica dell'infanzia, con lei, Zucco e Scat formavano i Fantastici Quattro ... ma trentatrè anni prima la dodicenne Monica è sparita senza lasciare traccia. Ora, dopo tanto tempo, Bruno riceve in modo misterioso una lettera che Monica scrisse per lui proprio il giorno della sua scomparsa. Quella lettera lo riporta a Verazzano dove nuovi e strani indizi lo convincono a rispondere le indagini sulla scomparsa di Monica, supportato anche dal maresciallo dei carabinieri Costanza Piras.

Come opera prima è veramente notevole. La storia è congeniata molto bene anche se a tratti, a mio modestissimo parere, cade in qualche ingenuità; i personaggi principali sono ben studiati, quelli in secondo piano non sono tutti delineati in maniera approfondita e di alcuni abbiamo un'impressione molto superficiale. Nel complesso però il romanzo è davvero molto buono, cattura e la storia, pur non essendo originale, non scade nel banale. Merita insomma.
C'è solo una cosa che, mi dispiace, ma mi ha urtato moltissimo durante la lettura (non so se è un problema della mia copia digitale): nelle frasi negative non c'è mai l'ombra del "non" e sinceramente è una cosa che disturba la lettura. Tutte quelle frasi le dovevo rileggere due volte perché talvolta proprio l'assenza del non mi cambiava il senso della frase ....  Vi scrivo un paio di esempi [Non aveva in mano nulla che potesse incriminarmi, ma ero sicuro che un tipo così mi avrebbe lasciato tranquillo al lungo] dove si intende che non lo avrebbe lasciato tranquillo; oppure [... ma naturalmente quella volta era uscito nessuno mostro tentacolare dall'acqua ad attaccarci]. Ora vedete anche voi che la mancanza del non spiazza e a me personalmente disturba. Avrei la curiosità di sapere se è la mia copia ad essere difettosa, se sono io che sono abituata ad una certa costruzione della frase o cosa ...
Comunque a parte questo, che è un problema mio, il libro è bello!




GIUDIZIO PERSONALE: ❀❀❀ e 1/2

su Homemademamma oggi trovate altri consigli di lettura interessantissimi!


venerdì 25 ottobre 2019

VdL - American Rust. Ruggine Americana, Philipp Meyer

American Rust è un romanzo che colpisce anche se, personalmente, non l'ho trovato un capolavoro come invece spesso viene decantato. Racconta una realtà che noi europei spesso non consideriamo quando pensiamo agli USA: la crisi. Esattamente come in Europa ed in Italia, anche negli Stati Uniti c'è stata una grossa crisi economica (fine anni '90 inizio 2000 circa) che, come qui da noi, ha travolto moltissime grandi imprese. Nella zona di Pittsburgh in Pennsylvania nasce, fin dal 1800, un grosso polo di lavorazione dei materiali ferrosi; fino agli anni '80 la quasi totalità della popolazione della zone lavorava nelle acciaierie o nell'indotto. Ora l'occupazione è straordinariamente bassa per le aziende ancora in vita, la periferia e le valli attorno a Pittsburgh hanno subito un lento destino d'abbandono e di impoverimento economico e sociale.
In questo contesto di degrado socio-economico s'inserisce il racconto di Ruggine Americana (dove la ruggine è quella delle acciaierie abbandonate).

Isaac English ha vent'anni ed il cervello di un genio, ma la morte della madre e la partenza della sorella maggiore lo hanno costretto a rinunciare al sogno del college per rimanere ad accudire il padre invalido. Da anni Isaac sogna di fuggire da Buell, paese dove il sogno americano si è infranto sugli scogli della crisi economica. Un giorno Isaac decide di partire, ruba i soldi accantonati dal padre e si mette in strada verso la California. Billy Poe è il suo unico amico, di cervello non ne ha molto ma il suo talento nel football gli aveva procurato un posto al college. Anche Billy però non è partito, più per pigrizia che per la reale volontà di rimanere con la madre. E Billy non vuole partire, nemmeno se Isaac lo prega di andare con lui; accetta solo di accompagnarlo per una breve tragitto. Proprio lungo quel breve tratto di cammino il destino li attende e cambia per sempre le loro vite.

Devo dire che la vicenda mi ha ricordato moltissimo un romanzo italiano, "Acciaio" di Silvia Avallone che ho letto diversi anni fa. Il contesto è molto molto simile: la Piombino dell'Ilva in crisi non è poi così diversa della Buell in Pennsylvania; lo stesso degrado sia sociale che strutturale, gli stessi giovani allo sbando, spesso cresciuti in famiglie difficili, dove il lavoro è un problema ed il futuro è molto più che incerto.
Ho letto diverse recensioni di questo romanzo ed in realtà non mi rispecchio in nessuna. Secondo me alla fine i personaggi hanno un percorso circolare che li riporta alla stesso punto iniziale. Non si capisce bene se ci sarà speranza di un futuro per Isaac e Billy, l'autore ci lascia con l'incertezza. Gli adulti sono tutti condannati a scontare i loro errori, condannati alla ruggine come le industrie della valle.
Lo stile è molto interessante, ogni capitolo ha un narratore specifico che si suddivide poi in un io narrante che parla in terza persona ed un io pensante  che parla in prima persona e ci fa conoscere i suoi pensieri ed il suo punto di vista sugli eventi. Spesso i due "io" dialogano fra di loro ed il racconto fluido del narrante viene interrotto dai pensieri sincopati del pensante.
Un racconto che lascia indubbiamente molta amarezza; il destino sembra scritto nei geni dei due ragazzi protagonisti mentre, per assurdo, è stato liberamente scelto dagli adulti che li circondano. Personalmente mi ha tanto ricordato, anche se più in piccolo, la situazione economia della valle in cui vivo che mi ha rattristata e fatta arrabbiare: in certi personaggi ho rivisto l'ottusità e la mancanza di prospettive che vedo fin troppo spesso nei miei compaesani; l'arrendersi ad un destino di disoccupazione fine a se stesso, l'attaccamento ad una realtà ormai defunta che, al momento, non ha più nulla da offrire ma da cui in troppi ancora non si voglio sganciare.
In definitiva un bel romanzo, dal linguaggio crudo e diretto, che vale sicuramente la pena leggere.



GIUDIZIO PERSONALE: ❀❀❀ e 1/2

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venerdì 18 ottobre 2019

VdL - I nostri cuori chimici, Krystal Sutherland

Il libro di oggi appartiene al genere Young Adults di cui ogni tanto mi diletto pur non rientrando più nel target ;-)

Henry Page ha 17 anni e  non si è mai innamorato: è troppo aggrappato all'idea dell'Amore Perfetto per lasciarsi andare alle storielle adolescenziali che invece appassionano i suoi amici Lola e Muz.
Così, quando incontra Grace Town per la prima volta non pensa certo all'amore della vita; Grace veste con abiti da ragazzo, ha i capelli tagliati alla meno peggio e non brilla d'igiene personale, infine cammina con l'ausilio di un bastone. Poi il caso li fa conoscere meglio ed Henry ci casca come una pera matura! Ma Grace ha una storia tremenda alle spalle e finirà per far soffrire Henry che le rimane accanto cercando disperatamente di aiutarla a ritrovare il sorriso.

Fin qui niente di stratosferico: amori adolescenziali travagliati. Oddio non solo fin qui, questo in effetti è il succo del romanzo: essere giovani e disperatamente ed infelicemente innamorati.
Andiamo, scagli la prima pietra chi non ha mai avuto la sua Grace Town!
Letto con la maturità di un adulto, ho passato buona parte del romanzo a pensare "ma ragazzo, lasciala perdere, non vedi che non ne puoi uscire vivo? questa è sofferenza gratuita e assicurata!"
Appunto: perché stavo leggendo con la mente di un adulto.
Poi, sul finire della storia, interviene Sadie, la sorella neuroscienziata del protagonista, che prova a spiegare al fratello che l'amore è in fondo solo un processo chimico (ecco spiegato il titolo). Per questo motivo l'amore perfetto non esiste, o almeno non per sempre, essendo questo sentimento un processo chimico è destinato a finire o quantomeno a mutare. Anche il dolore o la gioia che ne derivano sono processi chimici, sensazioni euforiche o dolorose causate dal rilascio di determinate sostanze: col tempo passeranno, un po' come una crisi d'astinenza più o meno. Quindi ciò che in un certo momento sembra un sentimento assoluto, in positivo o in negativo, è assoluto in quell'istante ma non durerà per sempre. In definitiva l'invito è a vivere l'attimo per quello che è: goderlo se si è felici ed avere fiducia che presto andrà meglio se si soffre. Non è così insensato...
Riflettendo su questo punto mi sono ritrovata a pensare alla mia adolescenza e a tutti i miei "Grace Town" ... beh in effetti sono stati più di uno e per ognuno di loro ho versato calde lacrime, ah ah, e beh la maggior parte sono effettivamente svaniti dalla mia memoria, per altri rimane un vago rimpianto di qualcosa d'indefinito, forse semplicemente della gioventù e della gioia di essere giovani e innamorati!
Nel complesso il romanzo si lascia leggere bene, anche il linguaggio è decisamente puntato al target d'età e forse solo un occhio adulto storce il naso a certe forzature della storia (beh insomma, incontrare l'amore della vita a 9 anni mi pare un po' esagerato così come la situazione famigliare di Grace mi pare un po' irreale).
Quindi se avete figli adolescenti probabilmente lo troveranno un libro fantastico,voi lo troverete carino e vi ricorderà la vostra gioventù. Buona lettura!



GIUDIZIO PERSONALE: ❀❀❀

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martedì 15 ottobre 2019

Il nostro amico "chiodino"

Non so come vada nel resto d'Italia, ma quest'autunno, qui sull'Appennino tosco-emiliano, si è rivelato molto generoso di funghi. Si è cominciato con uno straordinario raccolto settembrino di porcini (di cui noi purtroppo abbiamo goduto pochissimo per motivi di tempo), ed ora si continua con le altre varietà autunnali. Io i funghi non li conosco, quindi neanche mi ci metto a cercarli; se vado nel bosco lo faccio per farmi una bella passeggiata. Il maritino invece è assatanato della raccolta, passione che ha trasmesso anche alla Pissi. Così, se il tempo è buono, ma anche se non lo è a dire il vero, partono all'avventura. Negli ultimi giorni è tornato con un abbondante quantitativo di chiodini, nome volgare dell'Armillariella Mellea; dalle nostre parti li chiamiamo rigagni.


Crescono sui tronchi o sui ceppi degli alberi caduti o tagliati; sono facili da riconoscere e piuttosto sicuri, si consuma solo il cappello.
Vista l'abbondanza ho deciso di farci un bello spezzatino, tutto a km0: il manzo del nostro amico allevatore, funghi del bosco, passata di pomodoro del mio orto ... meglio di così!
Vi posto qualche foto; lo spezzatino sta ancora cuocendo, a cottura ultimata vi mostrerò  il risultato.


Non vi sto a spiegare come si fa lo spezzatino perché siete sicuramente tutte cuoche eccellenti. Invece, per quanto riguarda il trattamento del fungo, io sposo la saggezza popolare di mio suocero (accanito fungaio anche lui): il fungo più cuoce e meglio è! Nel caso del chiodino è sacrosanto, infatti da crudo è tossico! In generale io cuocio tutti i funghi piuttosto a lungo cambiando anche un paio di volte l'acqua di cottura; preferisco perdere un po' di sapore ma essere certa di non incorrere in disturbi digestivi o intestinali.

Non so dalla foto che impressione vi fa (con la food photography faccio pietà), ma vi assicuro che il profumino è ottimo!