venerdì 9 novembre 2018

VdL - Il matrimonio di mio fratello, Enrico Brizzi

La prima volta che ho incontrato "incontrato" Enrico Brizzi ero una giovane universitaria appena uscita dal liceo di cui conservavo ancora gli odori e gli ardori; il suo primo libro, "Jack Frusciante è uscito dal gruppo", fu un po' un colpo di fulmine pur nella sua semplicità. Per me era facile amarlo e farlo mio: ambientato a Bologna, la mia città, nei luoghi che conosco e che amo, il liceo Galvani in fondo non così diverso dal mio liceo di provincia, gli amici, le serate pazze e inconcludenti, l'amore adolescenziale ... eh ... chi non se lo ricorda?! All'epoca erano cose così vicine nel tempo che finii per adorare questo libro, leggendolo e rileggendolo fino consumarlo.
Dopo quasi 25 anni "rincontro" il signor Brizzi e ... beh, siamo cresciuti entrambi, siamo due adulti che parlano e scrivono/leggono da adulti. Ma ci conosciamo e ci riconosciamo in una corrispondenza che si rinnova anche a distanza di tempo. Questa è una storia da adulti, ma la narrazione è dolce e nostalgica come, a modo sua, lo era quella del protagonista adolescente di allora; solo più matura e disincantata.
Trama tratta da Mondadori:
Teo ha 39 anni, un lavoro sicuro, una bella casa, una macchina aziendale ed una donna diversa ogni week-end. Non ama impegnarsi troppo a fondo per quel che riguarda i sentimenti, ma la sua vita gli va abbastanza bene così. Non come suo fratello Max che ha sempre avuto un atteggiamento radicale in ogni cosa: nel rapporto con i genitori come nell'amore per l'alpinismo; nello sposarsi a fare i figli dopo i trenta, come nel separarsi rovinosamente dopo i quaranta.
Teo sta rientrando a Bologna dopo giorni di lavoro lungo la costa adriatica quando riceve la telefonata dei genitori, i quali lo informano, angosciati, che Max non si trova insieme ai suoi bambini.
Così Teo si lancia in un viaggio a rotta di collo verso l'Alto Adige, dove Max vive. Un viaggio che è anche un viaggio nel passato.

Sostanzialmente questo romanzo è la narrazione della vita, dagli anni '70 ad oggi, di una famiglia italiana normalissima, come ce ne sono tante, potrebbe essere la mia come la vostra. Per questo, quello con Enrico Brizzi, è stato di nuovo un incontro emotivo molto bello.
Io sono sostanzialmente coetanea di Max, quindi leggere la loro vita, dall'infanzia all'età adulta, è stato un po' come rileggere la mia. I giochi da bambini in cortile, le vacanze al mare in Romagna con la nonna, persino l'amore per la montagna, pure questo abbiamo in comune. La scuola, gli anni che passano, l'inevitabile distanza che in adolescenza si crea fra fratelli; il rapporto con la famiglia, che è diversa dalla mia ma alla fine neanche poi così tanto; il ritrovarsi, una volta adulti.
Sullo sfondo l'Italia che cambia e che fa capolino fra le pagine e nella vita dei protagonisti: dall'"Italia da bere" degli anni '80, al terremoto di Mani Pulite alle incertezze della Seconda Repubblica. Noi, figli degli anni '70, figli del boom economico, eravamo destinati a grandi cose; abbiamo avuto un'istruzione eccellente, pagata a suon di sacrifici dai nostri genitori, convinti che questo ci avrebbe spianato la strada verso una vita di successo. Ma la società è cambiata attorno a noi e ci siamo ritrovati ad annaspare soffocati da mutui impossibili, lavori precari ed un'economia che non è più in boom ma in flop.
Quindi, quello che sembra un romanzo semplice, forse pure banale, è invece un romanzo che narra in maniera puntuale ed efficace la storia degli ultimi 40 anni, i cambiamenti sociali e culturali, il tutto attraverso gli occhi di due fratelli.
In questo libro ho ritrovato Bologna, i bolognesi, le mie esperienze dall'infanzia alla maturità; ho ritrovato il mio Paese, i suoi cambiamenti e le sue promesse infrante; ho ritrovato anche le mie montagne, dall'appennino bolognese, dove vivo, all'Alto Adige che amo fin dalla fanciullezza e che per me, come per Max, è il luogo del cuore.
Non vi garantisco che, per tutti i motivi personali sopra elencati, questo romanzo piacerà a voi com'è piaciuto a me, ma io ve lo consiglio comunque.
La narrazione è scorrevole e rende piacevole la lettura, i personaggi sono studiati ed analizzati veramente molto bene; non mancano le situazioni divertenti ed i simpatici aneddoti famigliari che strappano un sorriso.
Come inciso segnalo che la parte riguardante le scalate degli "ottomila" mi ha spronata ad un personale approfondimento del tema, facendomi scoprire alcuni testi (fra i quali la biografia di Manolo) che sono entrati di prepotenza nella lista dei libri da leggere. Non da ultimo mi sono resa conto che per tutto il tempo mi ronzava in testa una frase: Sector, no limits ... poi dicono i condizionamenti della pubblicità 😄



GIUDIZIO CRITICO: ❀❀❀❀
Troverete altri suggerimenti di lettura su Homemademamma, promotrice dell'iniziativa del Venerdì del Libro.

venerdì 26 ottobre 2018

VdL - L'atlante di smeraldo, John Stephens

Il fantasy è senza dubbio uno dei miei generi preferiti, quindi, quando ne trovo uno, di solito mi ci butto a pesce!
L'atlante di smeraldo è il primo romanzo di una trilogia chiamata "I libri dell'inizio".

"Nella notte di Natale che Kate non dimenticherà mai, lei ed i suoi fratelli, Michael ed Emma, vengono prelevati da casa e portati via dalla loro famiglia con il consenso dei genitori. Kate si rende conto che qualcosa di grave sta accadendo, ma ha solo quattro anni e non riesce a comprendere. Dieci anni dopo, dopo un numero spaventoso di orfanotrofi, i tre fratelli approdano all'istituto di Cambridge Falls, un posto stranissimo pieno di stanze ed oggetti bizzarri. Poco a poco molte domande si affacciano alla mente dei tre ragazzi; fino a quando viene rinvenuto un misterioso libro verde che sembra brillare di luce propria..."

Diciamocelo: questo libro è pieno zeppo di luoghi comuni tipici dei libri fantasy. La famiglia separata, i tre protagonisti che si ritrovano "magici" a loro insaputa, il viaggio nel tempo, maghi, orchi, streghe, giganti, nani e, non da ultimo, libri fatati! La prima cosa che si pensa è: beh dai ne verrebbe un discreto film (fra l'altro credo che sia stato proprio così!).
Insomma di questa accusa il libro è colpevole senza ombra di dubbio. Ma .... la trama tiene. Quindi nonostante l' "Oh my God!" iniziale il libro si lascia leggere, anche se il target è preadolescenziale, anche un lettore più maturo può trovare fonte di svago soddisfacente.
Quindi consiglio sicuramente di regalarlo ai vostri ragazzi e, se vi incuriosisce, buttateci un occhio pure voi.
Buona lettura!



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Potrete trovare altri divertenti consigli di lettura su Homemademamma, promotrice dell'iniziativa.






venerdì 28 settembre 2018

VdL - Una vita perfetta, Renée Knight

In occasione della puntata al mare di fine estate, mi sono buttata sul cartaceo con questo romanzo comprato online "sulla fiducia" visto che le recensioni non erano delle più entusiasmanti.
Invece a me è piaciuto ed ho trovato la trama per nulla banale come invece i più asserivano.

Catherine Ravenscroft non riesce più a dormire da quando, durante il trasloco nella nuova casa, un libro è misteriosamente comparso fra le sua cose. Non si riesce a capire da dove sia arrivato, ma quel libro parla di lei; di lei e di un lontano pomeriggio in cui è accaduto qualcosa, qualcosa che Catherine ha imposto a se stessa di dimenticare. E pensare che Catherine avrebbe già abbastanza a cui pensare: un matrimonio che si tiene a galla per inerzia, un figlio che la respinge e che è a sua volta problematico. Ma questo lo sa solo Catherine; agli occhi del mondo la sua vita è perfetta: un lavoro di successo come documentarista, un marito premuroso, un figlio che ha trovato un lavoro (magari non proprio il lavoro dei sogni) e sembra aver superato il suo momento difficile, una bella casa nuova. E adesso quel libro che la ossessiona e che comincia ad aprire una crepa nella facciata di perfezione della sua vita. Chi può sapere qualcosa che nessuno al mondo dovrebbe sapere? Cosa vuole da lei? Catherine comincia ad indagare e piano piano capisce chi può essere ad avercela tanto con lei.

Ci sono molti modi di mistificare la verità e, a volte, si può fare anche in buona fede, convinti di essere nel giusto. Questo romanzo tratta di questo: le molte facce della verità. Non sempre le cose sono come sembrano e prima di trarre conclusioni da fatti circostanziali sarebbe opportuno indagare più a fondo o quantomeno concedere il beneficio del dubbio. Ma, in realtà, tutti tendiamo a saltare alle conclusioni e a puntare il dito contro il colpevole.
Ma la realtà è un'altra cosa.
Scritto bene e con una trama interessante e dolorosamente realistica. Lo consiglio comunque come lettura leggera.



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Grazie ad Homemademamma per l'iniziativa ed i suggerimenti di oggi

venerdì 21 settembre 2018

VdL - Open La mia storia, Andre Agassi

Benritrovate care amiche!
Quando si tratta di letture, io non sono molto il tipo da biografie specialmente se narrate dal protagonista della storia. Meno che meno se si tratta di biografie di sportivi forse anche perché non seguo assiduamente nessuno sport. Ovviamente si sono le debite eccezioni. Il tennis è uno sport che mi ha sempre affascinato, da ragazzina ho anche un po' giocato e quando Agassi era all'apice della sua carriera avevo l'età in cui un vago interesse per lo sport nasce in tutti, anche nei più refrattari come me! Inoltre ho letto un gran bene di questo libro, quindi ho pensato che era arrivata la sua ora.
Non sono rimasta delusa. Si tratta di una bella biografia, raccontata bene e molto particolare.
Anzitutto la prima cosa che Agassi ci tiene a dirci è che odia il tennis! Ha sempre odiato il tennis! Nonostante ciò o forse proprio per questo (leggetelo e lo scoprirete) Agassi è stato uno dei tennisti più longevi.
Si parte dall'infanzia, a Las Vegas, con un padre autoritario ed irascibile che ha deciso che Andre deve diventare il numero uno del tennis mondiale. Allenamenti massacranti, pressione psicologica, iscrizione ad una strana scuola-collegio sportivo in Florida e via, verso il successo, ma con calma e passando da tante tante tante sconfitte.
Bello lo scavo psicologico che Agassi riesce a fare su se stesso, su come alla fine il suo più temibile avversario fosse la propria insicurezza, la propria rabbia, la propria paura di perdere.
Ne esce il ritratto di una sportivo forte e fragile al tempo stesso, una persona sensibile, aperta verso il prossimo fino all'ingenuità, una bella persona.
Intorno a lui un mondo, quello dello sport, che non perdona nessuno sbaglio, nessuna caduta di stile e che giudica ogni tua mossa, ogni sorriso, ogni parola. Che ti cuce addosso un personaggio, che magari non sei tu, ma te lo tieni cucito finché non esci dal giro e magari, alla fine, fingi di esserlo quel personaggio perché è quello che si aspettano da te.
Devo proprio dirlo, un bel libro. Mi sono ritrovata a cercare su YouTube i filmati degli incontri di cui Agassi racconta, alcuni di questi hanno fatto la storia del tennis.
Consiglio senza dubbio di leggerlo!



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le altre letture consigliate oggi le trovate su Homemademamma, promotrice di quest'iniziativa.

venerdì 31 agosto 2018

VdL - Vita sentimentale di un camionista, Alicia Gimenez-Bartlett

Finalmente rieccoci al venerdì del libro di Homemademamma!
Quest'estate ammetto di aver letto poco; siamo andati in montagna e ci siamo dati a lunghe ed impegnative camminate, quindi la voglia di leggere era sotto zero.
Fra poco fare qualche giorno di mare e lì, magari, mi rifarò del tempo perduto.
Per questo primo appuntamento vi proporrei un libro che ho letto un po' di tempo fa, "Vita sentimentale di un camionista" della Gimenez-Batlett.
All'epoca scelsi questo romanzo principalmente perché mio marito è un camionista e volevo vedere come veniva presentata questa particolare figura lavorativa.

Le vicende si svolgono in Spagna ed il protagonista è Rafael, camionista di 34 anni. Non è un bel personaggio Rafael, è un uomo che ama "detenere il potere" nei rapporti con gli altri, detesta i legami, gli obblighi, l'oppressione di un rapporto a due. E' sposato ed ha due figlie, ma la sua vita è sulla strada, una vita senza radici l'unico modo in cui riesce a sentirsi vivo.
"La gente non si muove mai, rimane sempre nello stesso posto, appiccicata a quel che vede dalle finestre di casa, tante volte il muro del vicino, un palo della luce. Lui non ce la faceva. Come camionista lavorava di più, ma ogni giorno vedeva una città diversa. Poteva godersi il piacere di correre sul camion mentre gli altri dormivano nei loro buchi, piantati lì come alberi in fila".
In giro Rafael ha parecchie "fidanzate" che tratta come oggetti e da cui non vuole essere stressato. Se non desidera avere a che fare con loro, si rivolge alle prostitute. Rafael è il prototipo del maschilista, sessista che crede di avere il diritto di calpestare i sentimenti del prossimo perché il suo benessere è più importante di tutto il resto.
Le cose cambiano, anzi franano, quando incontra Tona, cameriera in un autogrill che è praticamente la sua nemesi. Fredda, indipendente quasi "mascolina" per alcuni versi, Tona lo tratta come lui tratta le altre fidanzate: lui è il suo giocattolo con cui gioca solo quando ne ha voglia.

Non si può dire che sia un libro sconvolgentemente bello, ma ha il suo perché. Il "credo", la filosofia di vita del vero camionista sono espressi in modo sorprendentemente preciso. Il bisogno viscerale di vivere sulla strada sempre in un posto diverso, il piacere del rombo del motore, vedere il mondo dall'alto della cabina di guida imprime alla realtà connotati diversi, invisibili al normale automobilista.
Per il resto è la storia di una grande solitudine.
Ben scritto, ben gestita la storia; tutto sommato è un libro che consiglierei.



GIUDIZIO CRITICO: ❀❀❀
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