venerdì 18 dicembre 2015

VdL - Miracolo in una notte d'inverno, Marko Leino

Sempre per rimanere nel filone natalizio, oggi vi parlo di un libro per ragazzi che più natalizio di così proprio non si può, "Miracolo in una notte d'inverno" infatti racconta la storia, bellissima, di Nikolas, il bambino destinato a diventare nientemenoche ... Babbo Natale!

Trama:
Pochi giorni prima di Natale, Nikolas che ha 5 anni, perde i genitori e la sorellina Ada in un incidente in mare. Il piccolo viene "adottato" da tutte le famiglie del villaggio con una formula molto particolare: ogni anno  risiederà presso una famiglia diversa per poi cambiare casa il giorno di Natale. Nikolas diventa il beniamino del villaggio, specialmente dei bambini, diventando il "figlio di tutti" e legandosi profondamente alla comunità che l'ha accolto. A tredici anni si trasferisce presso il falegname Isak, un vecchio burbero che fa paura a tutti, ma che nasconde un triste segreto. La capanna di Isak diventerà la sua casa e nel suo fantastico laboratorio imparerà un mestiere bellissimo. Ma un giorno qualcosa porterà Nikolas ad abbandonare la costruzione di mobili e a dedicarsi ad un diverso tipo di oggetti.....

Come dicevo di tratta di un libro per ragazzi, ma io lo consiglio caldamente a tutte quelle persone che, come me, nonostante l'età continuano a credere a Babbo Natale! Credo infatti che la sua figura sia una parte fondamentale dello spirito natalizio; personalmente ho creduto, o meglio, "ho deciso di credere a Babbo Natale" finchè è stato umanamente possibile farlo e ci tengo molto che anche le mie bambine ci credano il più possibile ... la grande ha 10 anni e capisco dalle sue domande che comincia ad avere grossi dubbi, nonostante ciò anche lei sta decidendo di crederci .... perché .... beh ma perché è bello! La magia del Natale, la bontà di questo omone vestito di rosso e la dolcezza della sua leggenda scaldano il cuore, ci fanno vedere un barlume di bellezza in un mondo dove di bellezza e bontà rimane molto poco. Penso che proprio questo sia lo spirito del Natale: abbandonarsi al proprio lato puro e bambino.
Se tutto questo vi piace leggete questo libro o quantomeno regalatelo ai vostri bambini!
Buon Natale a tutti!!! OhOhOh!!!



vedi Homemademamma per altri bei suggeriementi

venerdì 11 dicembre 2015

VdL - Il freddo modifica la traiettoria dei pesci, Pierre Szalowsky

Il libro di oggi, "Il freddo modifica la traiettoria dei pesci", è perfetto per essere letto in questi giorni; ambientato a Montreal in Canada durante una tempesta di pioggia ghiacciata che paralizza la città per alcuni giorni, fornisce un'immane soddisfazione se letto davanti ad un bel camino acceso!

La trama è molto semplice:
Montreal in una mattina d'inverno ed in un quartiere residenziale: storie di vita quotidiana. Julie, ballerina di night, saluta l'ennesimo amante di una notte; Alex e l'io narrante (cui non conosceremo mai il nome), giovani adolescenti, la spiano adoranti dal palazzo di fronte; il padre di Alex vive una vita di rimpianti; Boris, un giovane ricercatore russo, se ne sta chiuso nel suo appartamento ossessionato dalla sua tesi che prevede una complicata teoria sulle traiettorie seguite dai pesci del suo acquario; Michel e Simon si amano e si nascondono da ormai dieci anni; un poliziotto e sua moglie annunciano al figlio, l'io narrante, il proprio divorzio... ed è proprio questo ragazzo che alza gli occhi al cielo invernale e lo prega di aiutarlo. Come tutta risposta il cielo comincia a scaricare fiotti di pioggia ghiacciata che bloccano la città, le normali attività quotidiane e mettono buona parte della popolazione in una condizione d'emergenza. Anche i nostri amici non ne sono immuni, ma questo provoca profondi cambiamenti nelle loro vite: il freddo modifica la traiettoria dei pesci, certo, ma anche le vite degli esseri umani. Dopo giorni di gelo le loro vite saranno completamente cambiate.

Se vi piacciono le favole allora vi consiglio questo libro; lieve come un maglione d'angora e altrettanto caldo, vi scalderà il cuore. Perché forse non sarà la più grande storia mai scritta, ma a volte c'è bisogno d'amore e c'è bisogno di speranza, e questo libro fornisce entrambe: la vita di ognuno di noi può anche cambiare in meglio per un fatto totalmente fortuito.
Giudizio critico: decisamente natalizio!



i suggerimenti di oggi su Homemademamma

venerdì 27 novembre 2015

VdL doppio! - Io che amo solo te e La cena di Natale di Io che amo solo te, Luca Bianchini

Buongiorno a tutte voi!
Quando ho deciso di affrontare il romanzo di oggi, "Io che amo solo te", non sapevo neanche che nelle sale cinematografiche stava girando il film da esso tratto. Mi ci sono avvicinata perchè sono innamorata della Puglia e, visto che ne sento nostalgia, volevo crogiolarmi un po' tra le pagine del romanzo sognando il mare e le case bianche di Polignano. A circa metà lettura ho visto in TV il trailer del film e mi sono detta "lo devo vedere assolutamente"!
Trama (tratta da aNobii):
Ninella ha cinquant'anni e un grande amore, don Mimì, con cui non si è potuta sposare. Ma il destino le fa un regalo inaspettato: sua figlia si fidanza proprio con il figlio dell'uomo che ha sempre sognato, e i due ragazzi decidono di convolare a nozze. Il matrimonio di Chiara e Damiano si trasforma così in un vero e proprio evento per Polignano a Mare, paese bianco e arroccato in uno degli angoli più magici della Puglia. Gli occhi dei 287 invitati non saranno però puntati sugli sposi, ma sui loro genitori. Ninella è la sarta più bella del paese, e da quando è rimasta vedova sta sempre in casa a cucire, cucinare e guardare il mare. In realtà è un vulcano solo temporaneamente spento. Don Mimì, dietro i baffi e i silenzi, nasconde l'inquieto desiderio di riavere quella donna solo per sé. A sorvegliare la situazione c'è sua moglie, la futura suocera di Chiara, che a Polignano chiamano la "First Lady". È lei a controllare e a gestire una festa di matrimonio preparata da mesi e che tutti vogliono indimenticabile: dal bouquet "semicascante" della sposa al gran buffet di antipasti, dall'assegnazione dei posti alle bomboniere - passando per l'Ave Maria -, nulla è lasciato al caso. Ma è un attimo e la situazione può precipitare nel caos, grazie a un susseguirsi di colpi di scena e a una serie di personaggi esilaranti: una diciassettenne che deve perdere cinque chili e la verginità; un testimone gay che si presenta con una finta fidanzata; una zia che da quando si è trasferita in Veneto dice "voi meridionali" e un truccatore che obbliga la sposa a non commuoversi per non rovinare il make-up. Io che amo solo te è un romanzo sulle gioie segrete, sull'arte di attendere e sulle paure dell'ultimo minuto. Tra ironia e commozione, quello di Luca Bianchini è un avventuroso viaggio sull'amore, che arriva - o ritorna - quando meno te lo aspetti, ti rimette in gioco e ti porta dove decide lui. Come il maestrale, che accompagna i tre giorni di questa storia, sullo sfondo di una Puglia dove regnano ancora antichi valori e tanta bellezza.

Il romanzo è molto carino; la storia non è niente di straordinario ma i personaggi sono molto belli, ben delineati, alla fine ti ci affezioni e ti dispiace che il libro finisca e ti lasci così, senza sapere che ne sarà di loro. Ecco perchè ho scoperto con enorme piacere che esisteva un piccolo seguito: La cena di Natale di Io che amo solo te!
Trama:
È la vigilia di Natale e sono tutti più romantici, più buoni, ma anche un po' più isterici. Polignano a Mare si sveglia magicamente sotto la neve che stravolge la vita del paese. La più sconvolta è Matilde, che riceve un anello con smeraldo da don Mimì, suo marito, "colpevole" di averla un po' trascurata negli ultimi tempi. Lei si esalta a tal punto da improvvisare un cenone per quella stessa sera nella loro grande casa, con l'obiettivo di sfidare davanti a tutti Ninella, la consuocera, il grande amore di gioventù di suo marito. E Ninella, che a cinquant'anni è ancora una guerriera, accetta la sfida. Tra cocktail di gamberi, regali riciclati, frecciate e risate, ne succederanno di tutti i colori… 

Mi sono buttata a capofitto nel seguito del romanzo, felice di ritrovare subito i personaggi che avevo imparato ad amare. Non sono rimasta delusa, il libro è anch'esso molto carino e divertente e, neanche a dirlo, mi ha di nuovo lasciata con la voglia di saperne di più.
In queste pagine c'è tutto il sapore della Puglia: il mare, la terra, i sapori e la lingua. La storia d'amore fra Ninella e Don Mimì è molto dolce e nostalgica, fa sognare e fremere come solo le storie d'amore senza speranza sanno fare.
Insomma non so se si è capito ma io lo consiglio.
Ieri, infine, mi sono concessa la visione del film di cui vi parlavo all'inizio. Come sempre non è esattamente come il libro, anche se gli è molto fedele, ma i protagonisti sono stati scelti molto bene ( a parte forse Damiano e Chiara impersonati da Scamarcio e Laura Chiatti, troppo belli rispetto ai personaggi del romanzo) e Michele Placido è un fantastico Don Mimì e Maria Pia Calzone una Ninella semplicemente perfetta.
Se possibile consiglio di leggere prima il libro e poi di vedere il film, in questo modo si apprezza molto di più sia l'uno che l'altro. Comunque entrambi meritano la spesa.




Qui gli altri suggerimenti di lettura

venerdì 20 novembre 2015

Venerdì del Libro - Maledetta primavera, Paolo Camilli

Carissime amanti dei libri, mi ripropongo dopo parecchio tempo che non posto nulla. Abbiate pazienza ma gli impegni non mi permettono di essere molto presente.
Il romanzo di oggi l'avevo recuperato un po' di tempo fa e, piena di aspettative, mi sono gettata nella lettura ... non so perché ogni tanto prendo delle tranvate del genere! Forse perché, appunto, mi presento alla lettura piena di aspettative e, se esse non sono attese, la delusione mi porta a smontare il libro in oggetto.
Beh, neanche a dirlo, stavolta è andata così.
Non che il libro sia brutto o sia scritto male, anzi è anche una lettura piacevole, ma io mi aspettavo una cosa profonda con risvolti psicologici, e invece...
Ma, insomma, ecco la trama:

A Settimo Naviglio, periferia di Milano, la vita è di una noia mortale. A movimentare le cose ci vuole una "resa dei conti" fra un trentacinquenne fuori forma e fuori moda ed una ragazzetta tanto bella quanto strafottente. Beh ci vuole anche un bel giallo estivo perché sennò non basterebbe il resto a risollevare gli spiriti a Settimo Milanese. Così entrano in campo tutte le fasce sociali: Fabrizio Montagner, playboy stagionato ed importato dall'alta Toscana, e Carlotta dolce, bella e tonta fuori misura, fanno parte del ceto medio; Ginevra, Umberto e Renato sono vip, abituati a buttare soldi come fossero coriandoli e ad avere tutto quello che vogliono, subito. Come finirà? Chi avrà la meglio?

Ribadendo che la storia non è malissimo e che il colpo di scena finale mi ha colta di sorpresa, nel complesso devo dire che sono rimasta delusa. Se c'è una cosa che non sopporto sono le storielle della cronaca rosa e qui sembra di aprire un qualsiasi settimanale di pettegolezzi: il calciatore festaiolo che cambia una velina al giorno, la figlia della nota conduttrice televisiva che fa il bello e il cattivo tempo nella "Milano da bere", la ragazzotta troppo bella per non fare gola a tutti, lo sciatore in pensione che si sballa nella movida milanese, il "bravo studente" sospettato però di aver fatto a pezzi la fidanzata, il buttafuori di provincia, rozzo, sfigatissimo ma alla fine l'unico con un'anima. Gente qui sembra di essere a Verissimo!! Del tutto inutile la solita frase iniziale "Ogni riferimento a presone e fatti ecc... ecc... è puramente casuale": ma va'!! Che potrei dire nome e cognome di ogni personaggio inscenato!
La mia conclusione è che, purtroppo, non avevamo bisogno di un romanzo che parla di efferati fatti di cronaca e di amori, veri o presunti, fra calciatori e donne dello spettacolo: per questo bastava accendere la TV o andare in edicola.
Ho letto anche che questo Settimo Milanese assomiglia pericolosamente a Ischiano Scalo di Ammaniti, c'è della verità in questo e non c'è nulla di male nell'ispirarsi, ma decisamente qui manca qualcosa di più profondo.
Non ci resta che fare come il personaggio principale: accendere la radio e cantare a squarciagola "Maledetta Primavera"!



Su Homemademamma gli altri libri di oggi



venerdì 9 ottobre 2015

Venerdì del libro - Dolci colline di sangue, Mario Spezi & Douglas Preston

Ciao lettrici! Riguardando i miei post passati mi sono resa conto di una cosa: leggo solo libri emotivamente tosti ... ma come sarà sta cosa? Raro che io mi conceda una lettura leggera e rilassante ... secondo voi com'è sto fatto??
Comunque, tanto per non smentirmi che poi ci rimanete male, anche oggi vi propongo un libro ultratosto, "Dolci colline di sangue" scritto in collaborazione da Mario Spezi e Douglas Preston (niente popo' di meno), libro che tratta ... beh ... del Mostro di Firenze. Bell'argomentino eh!!??
L'antefatto, non so se sia vero o fatalmente casuale, avviene il 10 settembre 1983; Cinzia Th Torrini si sta recando a casa del giornalista Mario Spezi che da anni segue la vicenda del mostro di Firenze, vuole intervistarlo per raccogliere materiale per uno sceneggiato televisivo sul mostro. E' una notte senza luna ed all'improvviso i fari della sua macchina illuminano una civetta che si alza in volo: nelle campagne toscane, e non, la civetta è da sempre un cattivo presagio ... La regista cena con Spezi che le racconta dei delitti del mostro fino a quel momento e delle indagini seguite dagli inquirenti. Ormai è quasi mattina quando squilla il telefono a casa Spezi: il mostro ha colpito ancora, per la quinta volta, a Giogoli.
Da questo episodio parte la narrazione, non fantastica sia chiaro, dei successivi delitti del mostro di Firenze e, soprattutto, delle indagini e dalle varie piste che, nel corso degli anni, vengono seguite dagli investigatori.
Se pensiamo che il primo delitto risale al 1968 e l'ultimo al 1985 ci troviamo di fronte ad un serial killer che ha colpito per quasi 20 anni, inoltre è stato il primo caso di omicidi seriali in Italia riconosciuto come tale e porto ad una vera e propria "psicosi da mostro" anche in virtù della tipologia delle vittime.
Personalmente (per motivi anagrafici) ho un ricordo preciso solo dell'ultimo delitto, ricordo che ne parlammo in classe. Poi, come molti di noi, negli anni '90 ho seguito la vicenda di Pietro Pacciani e dei suoi "compagni di merende" (definizione poi passata alla storia) accusati di essere loro il Mostro di Firenze e di aver compiuto gli omicidi su commissione. Ora, io ricordo molto bene che, sebbene ne sapessi relativamente poco della faccenda, mi sembrava molto molto strano che personaggi di quel calibro, rozzi e violenti sì, ma anche incredibilmente ingenui e ignoranti, fossero riusciti a non lasciare alcuna traccia per 20 anni, in barba a Polizia, Carabinieri e profili dell'FBI ... Furono forse solo dei capri espiatori?
Ecco il libro che vi segnalo contribuisce a far luce proprio su tutti questi dubbi. Senza mai scadere nel macabro, dei delitti viene detto solo quello che è necessario sapere, l'occhio di Spezi s'appunta sugli inquirenti e mette in evidenza le imperdonabili debolezze del sistema giuridico italiano. Polizia contro Carabinieri ed infine laidi giochi politici hanno affossato un'indagine di primaria importanza per la sicurezza di una città e per l'immagine di un Paese.
Gli ultimi capitoli sono di Douglas Preston perchè Spezi, a forza di rompere le scatole alle persone sbagliate, alla fine è finito lui stesso indagato!!! (robe all'italiana proprio ....).
Entrambi gli scrittori giungono alla stessa conclusione riguardo la vera identità del Mostro. Non vengono fatti nomi anche se si capisce chiaramente di chi si parla, e nel capitolo conclusivo, dopo la "vicenda Pacciani" e dopo decenni dall'ultimo omicidio, c'è un inquietante faccia a faccia con lui. No nessun colpo si scena (è la realtà non The Mentalist!) ma decisamente raggelante!
Per la cronaca a metà libro viene letto il profilo del serial killer redatto dalla sezione competente dell'FBI: non c'erano dubbi, le persone su cui indagare erano al massimo due, ma nessuno si è mai e dico mai interessato a loro ....



ICI le altre letture suggerite oggi!



venerdì 25 settembre 2015

Venerdì del libro - La strada, Cormac McCarthy

Il libro di oggi è di quelli che lasciano il segno.
Ambientato in un'America sopravvissuta ad un qualche genere di catastrofe mondiale, narra del viaggio verso sud che un padre e un figlio (entrambi senza nome) intraprendono per sfuggire ai rigori dell'inverno ormai alle porte.
Da alcuni vaghi accenni si deduce che ci sia stato un conflitto nucleare che ha spazzato via ogni essere vivente; tutti gli animali, sia selvatici che quelli d'allevamento, si sono estinti da molto tempo. Gli esseri umani stessi sono ridotti a poche sparute comunità sparse sul territorio, totalmente privi di qualsiasi risorsa energetica e tecnologica. Ma la cosa più atroce è che sono terminate le scorte di cibo e sulla terra, resa sterile dalle radiazioni, dal calore e dalla mancanza di luce solare, non è possibile coltivare nulla; tutte e culture e tutte i tipi di piante sono morti. Gli unici essere viventi ancora in circolazione sono gli uomini.
In un mondo del genere le giornate dei due protagonisti sono unicamente tese alla sopravvivenza. Occorre riparasi dal freddo e dal pulviscolo che ammorba l'aria,e, soprattutto, occorre trovare cibo e nascondersi dalle bande di predoni. I predoni che si cibano di carne umana. A proteggerli solo una pistola con due colpi in canna.

Si tratta di un libro angosciante e che fa molto pensare. Non è difficile immaginare che, in caso di catastrofe, l'umanità si ridurrebbe davvero in questo modo. Proviamo pensare ad una Terra vuota, silenziosa, brulla e bruciata: niente alberi, niente erba, niente canto degli uccelli, fiumi e mari grigi di polvere e altrettanto vuoti. Notti buie e silenziose, capaci di suscitare solo paura e angoscia. La speranza è morta. Ciò che trascina avanti è l'istinto di sopravvivenza.
Non voglio dare troppe anticipazioni, ma una cosa voglio raccontarvela; in un punto del romanzo l'uomo ricorda che la compagna, nonché madre del bambino, avrebbe voluto usare la pistola per mettere fine alle loro esistenze prive di speranza
"Hai due pallottole, e poi? Non puoi proteggerci. Dici che per noi daresti la vita, ma a che servirebbe? Non fosse per te mi porterei dietro anche lui. Sai che lo farei.Sarebbe la cosa più giusta.
Stai farneticando.
No, sto dicendo la verità. Prima o poi ci prenderanno e ci ammazzeranno. Mi stupreranno. Stupreranno anche lui. Ci stupreranno, ci ammazzeranno e ci mangeranno e tu non vuoi affrontare questa verità. Preferisci aspettare che succeda. Ma io non posso. Non ce la faccio. [...] Devo andare.
Per l'amor di Dio, donna. E io cosa gli dico?
Non ti posso aiutare.
Dove andrai? Non ci vedi nemmeno.
Non ho bisogno di vederci.
Se ne andò e la freddezza di quel commiato fu il suo ultimo dono. L'avrebbe fatto con una scheggia di ossidiana. Gliel'aveva insegnato lui stesso. Più affilata dell'acciaio. Il taglio dello spessore di un atomo. E aveva ragione lei. Non c'erano argomenti."
Questo passaggio è molto intenso e ho riflettuto molto concludendo che è quello che probabilmente farei anch'io. Mi arrenderei. Sarei sopraffatta dal terrore di un futuro privo di speranza e mi arrenderei.
Questa è solo una parte ma il romanzo sollecita continuamente questi ragionamenti. Non puoi fare a meno di pensare a quello che faresti tu, senza una casa, senza cibo.
Alcune recensioni hanno paragonato il tema del libro all'odierno problema dei profughi. Ma non è uguale. Assolutamente non può essere uguale. Nel nostro mondo una speranza c'è: esistono altri posti in cui si può vivere in pace e libertà. Ma in un mondo distrutto non esiste più alcun luogo in cui rifugiarsi.
Per chi se la sente io lo consiglio.



Su Homemademamma i consigli delle altre lettrici.

venerdì 18 settembre 2015

Venerdì del libro - Stella Polare, Martin Cruz Smith

Dopo moltissimi ebook sono tornata al cartaceo, che in spiaggia è decisamente più comodo, con questo libro tascabile comprato per simpatia verso l'autore e perché ambientato sul mare.
Pur con questi labili presupposti devo dire che sono stata molto soddisfatta della scelta, me lo sono divorato nell'arco della breve vacanza! Ecco brevemente la trama:

Sulle gelide acque del Mare di Bering naviga un'insolita flottiglia: quattro pescherecci americani ed una nave-fattoria sovietica, la Stella Polare. A bordo la vita prosegue con la consueta, sfibrante routine, fino a quando il corpo senza vita di una ragazza viene restituito da una delle reti; si tratta di Zina, giovane addetta alla cambusa della Stella Polare. Ma sulla nave sovietica è imbarcato anche Arkady Renko, ex ispettore della polizia di Mosca, braccato dal KGB, ora umile operaio addetto al "circuito sporco". Il comandante della Stella Polare incarica Renko d'indagare sulla strana morte di Zina, ma fare domande scomode a bordo di una nave potrebbe essere pericoloso, perché da una nave non si può scappare ....

Qualche informazione affinché possiate inquadrare il romanzo: Martin Cruz Smith è quello di Gorky Park (se qualcuno se lo ricorda) ed anche Arkady Renko è quello di Gorky Park (non ho letto il libro ma ho visto il film, quello con William Hurt (se qualcuna se lo ricorda, era più che discreto ;-)). Quindi il nostro Arkady ricompare dopo le vicende di quel romanzo; diciamo che non ha avuto molto fortuna, è stato recluso in un ospedale psichiatrico e poi spedito in Siberia ed infine è finito a lavorare il pesce appena pescato su una nave-fattoria, lavoro non proprio entusiasmante. Ma, soprattutto, Renko è spento dentro: ha perso per sempre le tracce della donna amata, ha perso il lavoro e ha perso la fede nel proprio paese.
A questo proposito vi invito a non fare il mio stesso errore. Ho cominciato a leggere il libro dando per scontato che fosse ambientato in tempi recenti e mi sono trovata spiazzata dalla descrizione di un'Unione Sovietica ( e già il nome doveva dirmi che sbagliavo) chiusa, restrittiva, spiona e con l'ossessione per gli USA. Quando finalmente ho visto che il romanzo è del 1989 ho capito che ero partita col piede sbagliato e tutte le cose sono tornate al loro posto: siamo dopo Breznev, all'inizio dell'era Gorbacev, l'era del cambiamento, e il popolo russo si divide in due: chi sopravvive in un paese che lo opprime e chi segue convinto la stella lucente del Partito. In tale contesto, che è importantissimo per capire a pieno il romanzo, si svolgono le vicende narrate.
A me è piaciuto molto, ma devo dirvi che, secondo me, Cruz Smith o si ama o si odia; avevo letto un altro suo romanzo, La rosa nera (molto bello anche quello), e il suo modo di condurre un poliziesco e contemporaneamente di scandagliare l'animo dei personaggi mi aveva preso molto già allora. Tutto questo l'ho ritrovato anche in questo libro dove si parla delle vite di molti uomini e donne, dove di parla di un Paese che promette e deve cambiare se non vuole perdere se stesso, dove si parla di sentimenti difficili e del miraggio dell'America che, forse, è per l'appunto solo un miraggio.
Bello.



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venerdì 11 settembre 2015

Venerdì del libro - Una mano piena di nuvole, Jenny Wingfield

Rieccomi qua dopo le vacanze estive! Voglio parlarvi di un libro che ho letto il mese scorso e che mi ha preso tantissimo, si tratta di Una mano piena di nuvole di Jenny Wingfield. Si tratta di uno dei primi ebook entrati in mio possesso e, non si sa perché, caduto nel dimenticatoio. Riscoprirlo e leggerlo è stata una vera fortuna!
Trama:

Siamo in Arkansas, estate del 1956, alla riunione annuale delle famiglia Moses; John e Calla, i capostipiti, si accingono ad accogliere i figli e le loro famiglie. Willadee, che vive in Louisiana col marito pastore metodista, arriva con i figli Noble e Bienville e Swan, la figlioletta. Swan ha 11 anni ed un cuore impavido, forte dell'amore di Dio e della propria famiglia, non c'è nulla al mondo che possa intimorirla tranne forse il vicino di casa dei nonni, Ras Ballenger, l'uomo-serpente, dall'occhio freddo e crudele e dai modi violenti e subdoli. Una tragedia familiare improvvisa ed il fatto che il papà, Samuel Lake, non ottienga una parrocchia per l'anno successivo costringe la famiglia di Swan a fermarsi per molti mesi a casa di nonna Calla. In questi mesi Swan e i suoi fratelli si avvicinano molto allo sfortunato zio Toy, uomo di poche parole e dal passato turbolento. Una sera d'estate Blade, figlio di Ras Balleger, entra nella vita dei ragazzi Lake, Swan non può nemmeno immaginare che quell'incontro le cambierà la vita, ma non può fare a meno di affezionarsi a quel bimbo pelle e ossa, spaventato e smarrito, vittima delle sevizie del padre. Blade viene accolto dai Moses e cerca di vivere una vita normale, sorretto dalla vicinanza di Swan e dall'amore di Toy. Ma l'uomo-serpente sta tramando nell'ombra la sua atroce vendetta e forse tutto l'amore che circonda i Moses non sarà sufficiente a tenerlo lontano da loro.

Come vi dicevo un romanzo molto bello, ben scritto, ben congegnato, con personaggi psicologicamente molto ben delineati a cui si finisce per affezionarsi. Il periodo storico è uno di quelli che preferisco: quando la vita era insieme complicata ma anche molto più semplice, quando bastava chiudere un portico per aprire un negozio! Una storia piena d'amore, l'amore della famiglia Moses, piena di fede in Dio, ma anche piena di crudeltà, tradimento, violenza. A tratti una storia dura da digerire, si vorrebbe entrarci dentro e prendere a pugni Ras Ballenger, strappargli i figli e portarli in salvo. A tratti invece la spensieratezza dei giochi estivi dei fanciulli e i paesaggi sconfinati delle campagne dell'Arkansas inducono a pensare che in fondo il bene prevarrà sempre sul male e che ogni cosa finirà per il meglio. In effetti, in un certo senso, è così, ma per arrivare alla pace a alla serenità alcuni protagonisti pagheranno un prezzo altissimo.



Su Homemademamma i libri di oggi

venerdì 28 agosto 2015

Venerdì del libro - Estate di morte, Harlan Coben

Paul Copeland è il procuratore della contea di Essex, New Jersey; vedovo e con una bambina piccola si sta occupando di un "caso" spinoso: una violenza sessuale di gruppo ai danni di una ragazza nera da parte di due ragazzi bianchi e di buonissima famiglia. Paul è un uomo che ha molto sofferto, nella vita ha subito molte perdite: la moglie amatissima, la madre che l'ha abbandonato e la scomparsa della sorella Camille. E proprio la brutta vicenda della morte di Camille torna improvvisamente ad affacciarsi alla sua vita: una sera Paul viene chiamato all'obitorio per il riconoscimento del corpo di un uomo. Sembra il cadavere di uno sconosciuto, ma un'orrenda cicatrice sul braccio precipita Paul in un baratro di ricordi strazianti: quell'uomo è Gil Perez. Più di vent'anni prima la famiglia di Paul ha passato l'estate in un campeggio in mezzo ai boschi, una notte quattro ragazzi - Gil Perez, Margot Green, Doug Billingham e Camille Copeland - si avventurarono in mezzo ai boschi ... e non ne uscirono mai più; i cadaveri di due di loro, Margot e Doug, vennero ritrovati con la gola tagliata, ma di Gil e Camille non si seppe più nulla. Le famiglie li hanno sempre creduti morti, uccisi da un serial killer catturato anni dopo e accusato anche di quegli omicidi, ma ora il cadavere di un Gil più vecchio di vent'anni rimescola le carte in tavola. Cos'è accaduto davvero quella notte e perchè Gil è rimasto nascosto per tutto quel tempo? Che ne è stato di Camille? E' uscita viva da quel bosco? 

Questo romanzo mi è piaciuto, l'intreccio viene portato avanti sapientemente ed una rivelazione tira l'altra. Anche la parallela vicenda giuridica è molto avvincente ed anzi alla fine, per assurdo, funziona persino meglio della storia principale. Infatti diciamo che sul finale si scade un pochino nell'eccesso e nel banalotto, ma solo un pochino e nel complesso ciò non rovina la lettura. Un bel giallo da leggere quasi tutto d'un fiato!



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venerdì 21 agosto 2015

Venerdì del libro - Una casa di petali rossi, Kamala Nair

Oggi vi parlo di un romanzo che è stato a lungo in attesa d'essere letto. Come vi ho detto spesso, ogni libro ha il suo momento giusto e per questo il momento non arrivava mai. Beh in effetti, col senno di poi, magari una ragione c'era.
Ma prima la trama:

Rakhee è di origine indiana ma nata in America. Alla soglia del fidanzamento ufficiale, abbandona anello e fidanzato per fuggire in India dove dice di "dover aggiustare qualcosa" e lascia una lettera lunghissima in cui narra la vicenda, vissuta nella sua infanzia, da cui tutto prende le fila.

Già l'antefatto è un po' forzato: se ami qualcuno da sposarlo non lo pianti lì con una lettera e fuggi dall'altra parte del mondo ... magari gli parli di persona di quella parte del tua passato che non conosce.
A parte l'ambientazione, che è molto bella e ben descritta (sarà che pure qui c'erano 40°, ma la descrizione dell'asfissiante estate indiana mi è parsa molto ben riuscita), si tratta, secondo me, di una telenovela in salsa indiana; per qualche antico motivo gli adulti sono tutti infelici e pieni di rimpianti, i giovani sono tutti schiavi della prepotenza degli adulti e dei costumi locali. Per non parlare dell' incursione poco credibile nella favola di Rapunzel che non sto a spiegarvi perchè magari, nonostante tutto, volete leggere il libro.
Insomma il libro non è brutto da abbandonarlo, ma non è nemmeno questa gran cosa. Magari si può affrontare sotto l'ombrellone, ma c'è di meglio.



QUI i suggerimenti di oggi delle altre lettrici

venerdì 17 luglio 2015

Venerdì del libro - L'armata perduta di Cambise, Paul Sussman

Ciao. Scusate se in queste settimane sono discontinua, ma è un'estate impegnata e il caldo mi taglia le gambe; a volte non ho proprio la forza di mettermi al PC ed a volte è il PC che si rifiuta di funzionare!
Comunque oggi vi parlo di un libro molto adatto per una lettura sotto l'ombrellone: L'armata perduta di Cambise di Paul Sussman.
Qualche cenno storico: Erodoto parla dell'armata di Cambise e di un disastro militare avvenuto ai tempi dell'occupazione persiana dell'Egitto intorno al 524 a.C. Secondo Erodoto un'armata di 50.000 uomini venne inviata da Tebe a distruggere l'oracolo del Tempio di Ammon nell'oasi di Siwa; si scelse di giungere a Siwa attraverso il deserto per cogliere di sorpresa le truppe egizie che invece si aspettavano un attacco frontale. Erodoto narra che, a causa di errati rilevamenti, le truppe si trovarono a corto d'acqua circa a metà percorso e decisero di attraversare una delle zone più aride del Sahara. L'arrivo improvviso del khamsim, un vento stagionale che solleva enormi tempeste di sabbia disidratando i corpi e facendo perdere l'orientamento, avrebbe distrutto e poi sepolto l'intera armata. A gloria del nostro Paese, pare che, rinvenimenti effettuati alcuni anni fa nel Deserto Occidentale da due archeologi italiani, sembrano confermare il racconto dello storico greco.



E ora la trama:
Duemilacinquecento anni dopo i fatti narrati da Erodoto, una serie di omicidi sembra collegarsi alla scomparsa dell'armata di Cambise. Tara Mullray, figlia di un archeologo scomparso, si trova suo malgrado invischiata nella vicenda ed in grave pericolo di vita; parallelamente l'ispettore egiziano Yusuf Khalifà comincia ad investigare su alcuni strani omicidi avvenuti fra Luxor ed Il Cairo. Entrambi si troveranno ad esplorare le tombe della Valle dei Re ed infine attraverseranno il deserto e si ritroveranno fra i resti dell'armata. Sopra tutti l'ombra del terrorismo integralista, impersonata da Sayf al Tha'r, e dell'intelligence britannica e statunitense.

Diciamo anche che stavo leggendo questo libro durante l'ultimo attacco degli integralisti in Tunisia. Mi ha fatto molto pensare, nel romanzo sono descritti diversi attacchi terroristici a persone e cose. Non voglio rovinarvi la lettura quindi non mi addentro oltre, ma ciò che Sayf al Tha'r vuole fare di una straordinaria scoperta archeologica mi ha fatto pensare a certe immagini viste al TG: opere d'arte distrutte in nome di un fanatismo che è impossibile accettare.
Comunque una bella lettura anche se con alcune trovate decisamente scontate. Nel complesso è abbastanza avvincete e ve lo consiglio.


Per altri suggerimenti andate su www.homemademamma.com

lunedì 6 luglio 2015

Blog creativo

Ciao a tutte, se a qualcuno interessasse ho creato un nuovo blog dove pubblicherò i miei "attacchi d'arte" (per citare Art Attack). Visto che qui mi sto dedicando quasi esclusivamente ai libri ho pensato di raggruppare le mie "creations" in altra sede.
Se vi va' fateci un giretto!
Ciao ciao!!
il nuovo indirizzo è lacasafiorita.blogspot.it

venerdì 26 giugno 2015

Venerdì del libro - Le rose di Atacama, Luis Sepulveda

Lo ammetto: non avevo ancora letto nulla di Sepulveda. Ma, nonostante ciò, questo libro l'ho sempre avuto nel cuore, fin dalla sua prima uscita nel 2000. Mi attirava e perchè io non l'abbia acquistato fino ad ora rimarrà per sempre un mistero.
Si tratta di una raccolta di racconti, legati tutti da un filo conduttore: narrare storie di uomini e donne "marginali", personaggi poco o per nulla conosciuti che, però, nel loro piccolo hanno contribuito a cambiare il mondo ... almeno un pochino.
Infatti, se ci pensiamo, chi sono gli eroi? Quelli che abbiamo conosciuto sui libri di scuola? Centinaia di libri parlano di loro e noi ne conosciamo a menadito le gesta e, magari, li abbiamo eletti a modelli. Le storie che invece vengono narrate in questo libro, sono le storie di altri uomini: sconosciuti, figure marginali a volte perdenti, ma con la vita illuminata o straziata da un gesto di coraggio straordinario, dalla coerenza e dall'orgoglio con cui hanno affrontato le ingiustizie, cercando di opporsi al potere. Figure che hanno vissuto in ogni parte del mondo, in luoghi geograficamente opposti e che l'autore ha incontrato girovagando nei suoi anni di esilio.
Dalle prime pagine del libro:
"Un paio di anni fa visitai il campo di concentramento di Bergen Belsen in Germania. [...] In un angolo del campo di concentramento, a un passo da dove si innalzavano gli infami forni crematori, nella ruvida superficie di una pietra, qualcuno, chi?, aveva inciso con l'aiuto di un coltello forse, o di un chiodo, la più drammatica delle proteste: "Io sono stato qui e nessuno racconterà la mia storia". [...]
Non so quanto tempo rimasi davanti a quella pietra, ma man mano che scendeva la sera vidi che altre mani passavano sull'iscrizione per impedire che fosse ricoperta dalla polvere dell'oblio. Erano quelle di un tedesco, Fritz Niemand, Federico Nessuno, che sopravvissuto all'orrore nazista gira cieco la Germania cercando le voci dei carnefici. Di un argentino, Lucas, che stufo di discorsi ipocriti decise di salvare i boschi della Patagonia andina con il solo aiuto delle sue mani. Di un cileno, il professor Gálvez, che in un esilio mai capito sognava la sua vecchia aula scolastica e si svegliava con le dita sporche di gesso. Di un ecuadoriano, Vidal, che sopportava i pestaggi dei latifondisti raccomandandosi a Greta Garbo. Di un italiano, Giuseppe, che era giunto in Cile per errore, aveva trovato i suoi migliori amici per errore, era stato felice a causa di un altro enorme errore e rivendicava il diritto di sbagliarsi. Di un bengalese, Simpah, che ama le navi e le porta alla demolizione ricordando loro le bellezze dei mari che hanno solcato. E del mio amico Fredy Taberna, che affrontò i suoi assassini cantando...
Tutti loro, e molti altri, erano lì a togliere la polvere dalle parole incise nella pietra e io capii che dovevo raccontare le loro storie. "

Un libro bellissimo. Ammetto che a più di una pagina mi sono commossa fino alle lacrime. Storie di persone che hanno visto l'inferno e sono sopravvissute per avere giustizia, oppure sono morte ma a testa alta e sfidando la tirannia. Storie meravigliose che parlano di vita, di morte, parlano della Natura e di quanto poco sia rispettata dall'uomo che troppo spesso dimentica di esserne figlio.
Leggetelo.



QUI le altre storie di oggi

venerdì 19 giugno 2015

Venerdì del libro - La casa delle sorelle, Charlotte Link

Oggi presento il romanzo di un'autrice che non conoscevo, si tratta di "La casa delle sorelle" di Charlotte Link. Devo dire che il romanzo non è male, scritto molto bene e con un'indiscussa maestria nei salti temporali fra la storia che si svolge nel presente e quella passata.
Trama:
Barbara e Ralph partono dalla Germania alla volta dello Yorkshire per trascorrervi le vacanze di Natale; hanno scelto di affittare una vecchia casa nella brughiera e la vacanza dovrebbe essere l'occasione per cercare di salvare il loro matrimonio. Ma un'inattesa tormenta di neve li isola dalla civiltà e li costringe a giorni d'isolamento che acuiscono i problemi fra loro, tormentati poi dal freddo e dalla fame. Girovagando per la casa Barbara trova un manoscritto, si tratta del diario romanzato di Frances, l'ultima discendente dei Grey, famiglia che ha posseduto la casa per generazioni. Barbara comincia a leggerlo per passatempo ed in breve viene risucchiata nella storia di Frances e della sua famiglia che attraversa la fine dell'800 e buona parte del '900. 

Si tratta, a dirla tutta, di un romanzo di onesto intrattenimento, ma tuttavia interessante perchè tratta anche argomenti importanti come la ribellione ai tabù dell'epoca, la lotta per il suffragio universale, lo shock post- traumatico dei reduci delle Grande Guerra, la difficoltà dei rapporti familiari.
Frances mi ha ricordato per tutto il libro la Rossella O'Hara di Via col vento, un personaggio che comunque amo molto con tutti i suoi difetti, una donna che riesce a sopravvivere solo con le proprie forze e rimboccandosi le maniche.
La storia che si svolge ai giorni nostri è tutto sommato abbastanza debole e unicamente funzionale al finale del romanzo, "abbellito" da un piccolo risvolto giallo non particolarmente entusiasmante, ma insomma tutto sommato un bel romanzo ben scritto, adatto ad una lettura estiva, rilassata e senza grandi pretese.



i suggerimenti di lettura di questa settimana li trovate QUI.

venerdì 29 maggio 2015

Venerdì del libro - 22/11/'63, Stephen King

Come vi ho già spiegato in occasione della recensione di "The dome", alcuni mesi fa, io adoro Stephen King! Nonostante ciò anche "il Re" ha avuto il suo momento basso, un momento in cui ha scritto libri che non mi hanno entusiasmato, tipo "L'acchiappasogni" che non sono nemmeno riuscita a finire. Quindi quando, 2-3 anni fa, è uscito questo romanzo ero un po' titubante. Ma appena ho letto il risvolto di copertina mi sono detta "ci siamo, il Re è tornato". Infatti non sono stata delusa: ho letteralmente divorato questo romanzo che è anche di mole considerevole visto che consta di 767 pagine..... ma ... 767 pagine di puro piacere.

Trama:
Il 22 Novembre 1963 tre spari risuonarono a Dallas; il presidente Kennedy morì ed il mondo non fu più lo stesso. Se fosse possibile cambiare il corso della storia, tu lo faresti? 
Jake Epping è un tranquillo professore di Lisbon Falls, nel Maine (ovvio!), e ama recarsi dopo la scuola alla tavola calda di Al. Ma la tavola calda è un "luogo magico" ed ha un segreto: nella dispensa c'è un passaggio temporale che porta dritto al 1958. Al sta morendo e rivela il passaggio a Jake che, pur rimanendone sconvolto, si lascia affascinare da quella che è stata la missione della vita di Al: salvare il presidente Kennedy. Il libro parte dal fatto, assodato dalla storia ufficiale, che il colpevole sia Oswald; e quindi Oswald va' fermato. Basta passare per la "buca del coniglio" ed il gioco è fatto! Così comincia la nuova avventura di Jake come George Amberson nei ruggenti anni '60, gli anni di Elvis Presley e James Dean, del twist e delle automobili interminabili. In questo mondo Jake si costruirà una esistenza e incontrerà l'amore della vita. Sovvertendo per sempre tutte le regole del tempo. E della Storia.

La trama non è semplice, i salti nel tempo sono tanti ed ogni volta che il protagonista salta indietro si ritrova sempre al 9 settembre 1958. Ma davvero la trama scorre via fluida e avvincente e la storia d'amore è meravigliosa e valica i confini del tempo e dello spazio. Il finale è assolutamente tutto da leggere e straordinariamente romantico.
Buttatevi nell'avventura e scoprite se davvero è il caso di cambiare il corso della storia o se, tutto sommato, le cose accadono per un motivo ben preciso .... chissà!
Quanto a me ... beh, mi è venuta voglia di rileggerlo!!!!



gli altri suggerimenti di oggi sono QUI

venerdì 22 maggio 2015

Venerdì del libro - Le colpe dei padri, Alessandro Perissinotto

Questo libro era in attesa da parecchio e, quando finalmente è venuto il suo turno, bah .... mi ha lasciato un po' così, non delusa ma nemmeno conquistata. Il romanzo in questione è "Le colpe dei padri" di Alessandro Perissinotto.

Trama:
Torino, ai giorni nostri. La vita di Guido Marchisio, 46enne manager rampantissimo di una multinazionale tedesca, romba senza intoppi come il motore dell'ammiraglia fornitagli dall'azienda: una carriera spianata, un matrimonio finito e una nuova e giovane compagna che tutti gli invidiano. Finché un giorno una microfrattura comincia a scalfire la superficie della perfezione: scampato per un pelo un incidente stradale, Guido si ferma in un bar e qui, uno sconosciuto dall'aspetto losco e proletario, lo chiama Ernesto e gli dice di essere un suo amico d'infanzia. Il sospetto che esista un suo gemello s'insinua giorno dopo giorno nella mente di Guido, diventa un'ossessione e lo spinge a fare ricerche su questo Ernesto Bolle. Lentamente la sua vita comincia a scivolare verso la rovina, così come sta accadendo all'azienda in cui lavora e della cui rovina Guido è il braccio esecutivo: a lui tocca il lavoro sporco della cassa integrazione prima e dei licenziamenti poi; a lui toccano i fischi, le occhiate in tralice e le minacce che alla fine divengono fatti. La vita di Guido si sbriciola sotto tutti gli aspetti, perché quello che scopre investigando sul suo sosia (se di sosia si tratta) scardina le sue certezze, i suoi ricordi, l'intero percorso della vita. Riuscirà Guido Marchisio a riemergere dalle ceneri di se stesso o soccomberà a un destino che sembra già segnato fin dalla prima pagina?

Il romanzo non è male, la storia è interessante ed è anche l'occasione, per l'autore, di portare l'attenzione sulla difficile situazione odierna dell'amata Torino (così come di altre città italiane) attraversata da una crisi economica e sociale che sembra non avere soluzione. Partendo dal proprio passato, Guido ci mette davanti un affresco della Torino degli anni '70; sullo sfondo la grande Fiat, detta "la Feroce", che fagocitava vite e generazioni, che gestiva a livello nazionale l'approccio fra azienda e operai. Una Torino che vedeva sorgere i quartieri-dormitorio e in cui nascevano le lotte sindacali atte a contrastare la prima ondata di cassa integrazione e di licenziamenti; qui nascevano anche le tensioni locali, gli atti di terrorismo, le gambizzazioni dei dirigenti e la lotta armata. Torino e la Fiat appaiono dunque come fucina dell'Italia stessa che cavalcherà e sarà travolta dalla stessa andata di violenza e rabbia. Il confronto con la città di oggi è desolante: la lotta sociale è quasi scomparsa e comunque è molto debole; gli operai, lasciati soli di fronte al licenziamento, spesso scelgono la via d'uscita più disperata. Sì, questo romanzo è un confronto di due epoche, vicine ma molto diverse, così com'è il confronto di due uomini, uguali ma diametralmente opposti. Insomma la tematica c'è tutta. Personalmente non sono stata conquistata dallo stile dell'autore: un po' troppo divagazioni su se stesso, scrittura un po' lenta che distrae dal punto focale ... insomma non gli posso dare pieni voti per questo motivo, ma consiglio comunque di leggerlo per i temi trattati.



QUI i suggerimenti del VdL di oggi



venerdì 15 maggio 2015

Venerdì del libro - Non è tempo per noi, Andrea Scanzi

Di solito credo di essere molto misurata nelle mie recensioni, anche perché generalmente recensisco libri che mi sono piaciuti. Oggi devo, per forza devo, abbandonare le buone maniere perché il libro, o forse sarebbe meglio dire manifesto, che vi presento proprio lo boccio su tutta la linea.
Si tratta di "Non è tempo per noi. Quarantenni: una generazione in panchina" di Andrea Scanzi.

L'ho preso perché, appartenendo alla generazione in questione, pensavo di trovare degli spunti socio-culturali interessanti che tentassero di spiegare la situazione d'impasse in cui ci troviamo. Beh Scanzi di spiegazioni ne da tante, pure troppe, e sinceramente sono tutte forzatamente funzionali alla sua tesi. Vale a dire che i nati nei settanta presentano un minimo comun denominatore che li (ci) ha resi delle semiamebe sociali: il vorrei ma non posso, il tutto che alla fine non è niente e un anelito alla ribellione che però non ha mai un fine e muore sulle labbra di una generazione mediocre o ... "mediana".

La dimostrazione della tesi passa dal deserto culturale dei cartoons che ci siamo sorbiti da piccoli (quindi chiediamoci l'effetto che quelli odierni faranno sui nostri figli ....!) e dei film che sono stati i nostri miti adolescenziali: demoliti Dirty dancing e Pretty Woman che, ma guarda!, hanno fatto male a noi signorine che ci aspettiamo sempre e solo Patrick o Richard; demolito anche Top Gun e l'Attimo Fuggente ideali o troppo macho o troppo intellettual-romanticone.
Demoliti due campioni sportivi: Alberto Tomba (e questo non gliela perdono neanche fra mille vite!) di cui da' una descrizione sostanzialmente falsa; qui mi permetto di dire che l'autore inanella una serie quasi sconcertante di corbellerie da Bar Sport che, dette da un giornalista, mi fanno un po' effetto: se ti stava sulle palle lo capisco, ma non  puoi dire che vinceva Per Grazia Ricevuta! ma da dove ti è uscita sta stupidata??!!
Paolo Canè ... beh ... dai, ma chi se lo ricorda Paolo Canè suvvia! Ok io me lo ricordo (ed è vero che era antipatico) ma proprio innalzarlo a esempio di un'epoca .... mah!
Poi passiamo alla canzone e qui ne fa un'altra, sostenendo che il cantautore un cui ci riconosciamo noi degli anni 70 è Ligabue. Ma quando mai!! Ma se ricordo benissimo che tutti, ma tutti, i miei amici/compagni erano fan sfegatati di Vasco (io di Eros Ramazzotti ... e va beh ...). Ligabue è venuto ben dopo e direi che è il riferimento della generazione successiva alla nostra. Poi, anche in questo caso, il cantante può anche non piacerti, ma massacrarlo senza considerare le emozioni che le sue canzoni hanno trasmesso e senza ammettere che non tutti i suoi testi sono moderati e "prodiani" mi sembra proprio troppo!
Ma, a parte Ligabue, della musica anni 80 non gli va' proprio bene niente: è tutto inconsistente e mediocre dai Duran Duran agli Spandau a Mike Oldfield che ha fatto l'errore madornale di scrivere na' cagata come Moonlight shadow .... mah, sarà che proprio noi mortali non capiamo niente. Ma Springsteen dove lo mettiamo? Non si sa, lui manco lo nomina.
E così via continuando con una serie di mitragliate su tutto quello che è stata la nostra vita fino ai vent'anni: vestiti, capelli, cibi tutto, proprio tutto era una schifezza.
Poi comincia a parlare di quello che siamo diventati alla luce del precedentemente scritto. Beh, personalmente, dopo quello che ho letto, ringrazio di non aver perso la ragione ed essere stata internata: con quello che la mia  psiche ha dovuto subire da giovane!
Comunque qui ne dice una, ma una che è grossa, ma grossa grossa grossa come una casa. L'autore sostiene che noi siamo genitori migliori di quanto lo siano stati i nostri perché (tenetevi stretti) in percentuale siamo la generazione che divorzia di più! Alè dai, trilli di tromba per questa uscita! Infatti divorziando, quando invece i nostri genitori sacrificavano la propria felicità per la nostra, facciamo del bene ai nostri figli perché 1) vivono in famiglie divise ma questo li fortifica 2) non reprimiamo noi stessi e i nostri sentimenti per l'equilibrio dei nostri figli.
Badate che ho riportato esattamente i concetti come sono espressi eh! Di mio non c'è niente. Mi permetto di dire che questa tesi non è neanche degna di essere commentata (soprattutto alla luce del fatto che Scanzi non è sposato e non ha figli); personalmente non sono d'accordo. Fine.
Segue una lista di quarantenni che comunque escono dal coro e si salvano dall'inettitudine comune (meno male).
In conclusione l'unica cosa su cui concordo con Scanzi è che la nostra generazione è vissuta in un'epoca "facile": economicamente si stava abbastanza bene, non si pativa la fame, c'era libertà di pensiero e d'opinione, c'era un bel progresso tecnologico in atto, abbiamo avuto la possibilità di studiare, viaggiare, conoscere. Siamo stati fortunati. Non c'era bisogno di essere arrabbiati, come lo erano stati i nostri genitori, avevamo diritti e possibilità quasi infinite. Credo che il nostro errore sia stato illudersi che questo non avrebbe mai avuto fine.Siamo stati vittime di un'illusione. La guerra fredda era finita, c'era distensione, contatti fra i popoli. Abbiamo creduto che si poteva solo migliorare. Avremmo risolto i problemi del mondo, tutto sarebbe andato per il meglio ed avremmo offerto ai nostri figli un mondo fantastico su di un piatto d'argento. Abbagliati dal miraggio non ci siamo accorti che c'era chi lavorava contro quest'utopia e un giorno, esattamente l'11 settembre 2001 secondo me, ci siamo svegliati dal bel sogno ed abbiamo visto che il mondo si era rovesciato sotto i nostri occhi. Nuovi problemi e nuovi pericoli erano in movimento e, dopo tutto, ai nostri figli avremmo consegnato un mondo tutto sbagliato, malato, arrabbiato. E siamo rimasti così, annichiliti, annientati dal crollo dell'utopia, incapaci di adattarci alla perdita della libertà, del denaro facile, della vacanza sicura, del lavoro per tutta la vita. Incapaci di reagire. Non ce l'hanno insegnato.
Ecco io credo che noi degli anni Settanta siamo figli di una grande illusione. Ricordo nettamente che io credevo in un domani migliore ed ero certa che noi l'avremmo costruito. Ora ci limitiamo a sopravvivere nella realtà che abbiamo. Che peccato.



QUI gli altri suggerimenti delle lettrici


venerdì 8 maggio 2015

Venerdì del libro - Trilogia delle gemme, Kerstin Gier

La settimana scorsa ho saltato l'appuntamento col VdL perché avevo già pensato ad una recensione "di gruppo" per questi tre libri di Kerstin Gier e mi mancava l'ultimo! Si tratta della Trilogia delle gemme ed è formata da tre libri: Red, Blue e Green. Diciamolo, sono libri per ragazzi/adolescenti, ma, come sapete, io non disdegno il genere e me li sono letti con piacere.

Trama:
Gwendolyn è una sedicenne londinese carina, un po' goffa e pasticciona, non esattamente una grande studiosa visto che preferisce vedere film, ascoltare musica e chiacchierare con la sua amica Leslie. Tutto il contrario della cugina e coetanea Charlotte, la "miss perfettina" della situazione: Charlotte è considerata la superdotata della famiglia e non solo perché è la prima della classe ed è bella ed elegante: tutti sono convinti da sempre che Charlotte abbia ereditato dalla famiglia Montrose il gene dei viaggi nel tempo! I gene-portatori cominciano a saltare indietro nel tempo a sedici anni e quindi Charlotte è sorvegliata speciale poichè tutti si aspettano che "salti" da un momento all'altro, perciò la stessa Gwendolyn rimane stupefatta quando è invece lei stessa a "saltare". Una volta scoperto chi è la vera gene-portatrice nonchè dodicesima e ultima viaggiatrice, Gwendolyn viene introdotta nella setta segreta dei Guardiani che hanno sede a Temple Church ed incontra il suo compagno di "viaggio" il bel Gideon de Villieres. I Guardiani sono custodi del cronografo, oggetto costruito dal uno dei viaggiatori più antichi, il conte di Saint Germain, che funziona col sangue dei viaggiatori e permette loro di essere mandati in un momento ben definito del passato. La profezia narra che con la dodicesima viaggiatrice si chiuderà un cerchio e qualcosa di stupefacente verrà a salvare l'umanità da tutti i mali. Ma di cronografi ce ne sono due: il primo, che conteneva il sangue dei primi 10 viaggiatori è stato rubato proprio dagli ultimi due: Lucy Montrose e Paul de Villieres. Gwendolyn e Gideon vengono spediti nel passato per rintracciare tutti i viaggiatori e acquisire il loro sangue in modo da completare il secondo cronografo. Ma perchè mai Lucy e Paul hanno rubato il cronografo e si sono nascosti nel passato? Gwendolyn scoprirà che questo non è l'unico interrogativo e che la sua famiglia nasconde molti segreti.

Gwendolyn, così imperfetta e così poco eroina, è un personaggio simpatico e divertente come sono divertenti gli strani personaggi che la circondano (ah ... Gwendolyn vede e parla con fantasmi e affini ...) come il demone-doccione Xemerius ed il fantasma della scuola James. Alle loro battute divertenti si alternano i viaggi nel tempo e gli squarci su epoche passate che fanno da sfondo alla tormentata storia d'amore fra Gwendolyn e Gideon.
Un romanzo per ragazzi che può piacere anche ai grandi; la trama c'è tutta e non fa una grinza (complimenti per la fantasia e per aver saputo condurre così bene l'intreccio piuttosto complesso!), lo stile a volte risulta un po' immaturo e nel finale sembra quasi che all'autrice dispiaccia dover terminare la storia!
Tre romanzi carini per viaggiare un po' in relax con la fantasia.



QUI i suggerimenti di oggi


venerdì 17 aprile 2015

Venerdì del libro - Molto forte, incredibilmente vicino, Jonathan Safran Foer

Ciao lettrici! Sono stata un po' assente, ma in questo periodo sono un po' giù di corda e non ero nelle condizioni di spirito di scrivere. Spero che passi ...
Comunque oggi vorrei proporvi l'ultimo libro finito nelle mie grinfie: Molto forte, incredibilmente vicino di Jonathan Safran Foer. Era da parecchio tempo che questo libro era ai box in attesa di essere letto, ma sentivo che doveva venire il suo momento perché l'argomento prometteva di essere arduo da digerire. Non sbagliavo.

Trama:
Oskar ha nove anni, vive a New York e ama inventare oggetti fantastici: camicie fatte di becchime, ascensori che non precipitano e grattacieli che non possono crollare. Oskar ha nove anni e suo padre è morto nel crollo delle torri gemelle. Oskar ha nove anni ma potrebbe averne molti di più per il peso che le sue fragili spalle sono costrette a reggere. Oskar ha un segreto che non può svelare a nessuno. Un giorno entra nello studio di suo padre e trova una chiave misteriosa, l'unico indizio è un cognome, "Black". Così, un po' per curiosità un po' per non perdere contatto con la memoria del padre, Oskar comincia un viaggio che lo porta a viaggiare per tutta New York e ad incontrare persone diversissime fra loro.

Devo dire che nonostante il finale, che non mi ha soddisfatto del tutto, è un libro che mi ha colpito molto per il profondo dolore di cui è intriso. In questa storia tutti hanno segreti: Oskar non può dire alla madre di aver sentito le telefonate fatte dal padre mentre era intrappolato nella torre; sua madre non può mostrare la propria sofferenza; la nonna non può parlare del passato e dell'inquilino che a tutti pare un essere immaginario, l'inquilino non può rivelare la sua vera identità e raccontare la sua storia.
Tutti i protagonisti affidano i loro sentimenti alla parola scritta: Oskar ha i suoi quaderni, l'inquilino e la nonna le loro lettere.
Quello che trasuda da ogni parola è dolore, perdita, rimpianto (un rimpianto quasi insopportabile che alla fine condiziona la vita di tutti).
Non c'è un finale risolutivo, un evento che sblocca la situazione, in questo il libro è molto realistico. Quello che rimane è la speranza che il piccolo protagonista riesca ad uscire dal proprio bozzolo di dolore e a vivere una vita felice.



QUI trovate i suggerimenti delle altre lettrici

venerdì 27 marzo 2015

Venerdì del libro - Il profumo dei semi di mela, Katharina Hagena

Non so perché, ma quando nei romanzi si parla di piante, campagna e infanzie felici, quei libri mi piacciono all'istante. E' il caso del libro che vi presento oggi "Il profumo dei semi di mela" di Katherina Hagena.

Trama:
A Bootshaven, nel nord della Germania, il profumo delle mele è ovunque e avvolge la vecchia casa e il giardino di famiglia. E' qui che torna Iris, modesta bibliotecaria di Friburgo, alla morte della nonna, e per lei è come tornare bambina, quando fra quei meli correva e giocava con la cugina Rosmarie. Tutto è rimasto uguale: i cespugli di ribes, le distese di non-ti-scordar-di-me, l'orto abbandonato. Un giardino quasi incantato, dominato dal vecchio melo, sotto i cui rami generazioni di donne di casa Lunschen hanno trovato l'amore, l'amicizia e la morte. In quel giardino Rosmarie è morta a quindici anni e da quella morte Iris era fuggita, per dimenticare, per non sapere, per cercare di continuare a vivere. Ma ora la vecchia casa la chiama a se e Iris deve decidere se affrontare il passato o continuare ad ignorarlo.

In questo romanzo si fa molto uso della natura e del suo potere consolatorio, personalmente è una cosa che apprezzo e che mi dona serenità. Le vicende non sono delle più allegre, ma non c'è drammaticità nel racconto: è la vita, a volte è crudele a volte ti concede doni inaspettati.
Le tematiche principali sono due: il racconto di una perdita, di una vita mai vissuta che lascia un vuoto perenne ed un'infelicità di fondo in coloro che l'hanno vista spegnersi; il secondo tema, affrontato con grande dolcezza, è quello della demenza senile.
E' un romanzo delicato, che profuma come i giardini della nostra infanzia, in cui giocavamo, sognavamo, raccontavamo i nostri piccoli grandi segreti.



trovate QUI i suggerimenti delle altre lettrici

venerdì 20 marzo 2015

Venerdì del libro - Alex, Pierre Lamaitre

Oggi, a dispetto del primo giorno di primavera ma in armonia con l'eclisse solare, mi sento molto noir anzi molto thriller e vi vado a presentare "Alex" di Pierre Lemaitre.
Il libro fa parte di una trilogia il cui ultimo libro è uscito di recente col titolo "Irene". Protagonista della trilogia è il mini-comandante di polizia Camille Verhoeven, un piccolo grande poliziotto di 1 metro e 45 che gode di un intuito formidabile.

Ed ora la trama:
Alex è bellissima, ha trent'anni e cammina serena verso casa passeggiando per Parigi quando viene avvicinata da uno sconosciuto che la aggredisce, la picchia selvaggiamente e la carica su un furgone. Poi la porta in un magazzino abbandonato e la chiude in una gabbia di legno appesa a due metri da terra. Alex è nuda, legata, terrorizzata dal freddo, dai topi e dallo sconosciuto che non sa cosa voglia a lei e perché l'abbia catturata. I giorni passano fra sofferenze indicibili, Alex ha capito che quell'uomo vuole solo vederla morire in quella maniera atroce ed è convinta di non avere speranze. Ma qualcuno è stato testimone del rapimento e denuncia il fatto; entra quindi in campo il commissario Verhoeven, uomo fuori dal comune e con un passato doloroso. Verhoeven indaga: chi è il sequestratore? perché ha architettato tutto questo? e chi è davvero Alex? L'aguzzino viene identificato, la polizia fa irruzione nel magazzino, ma la gabbia è vuota. Alex è sparita, volatilizzata.

E qui parte l'enigma, che terrà il lettore incollato alle pagine, nonostante i non pochi momenti macabri (io sono un po' delicata e a volte ho trovato il "tratto macabro" un po' troppo pesante e eccessivamente reiterato). Il finale è tutto del lettore, nel senso che alla fine solo il lettore sa come sono andati veramente i fatti, sorpassando, in questo, anche il comandante Verhoeven che comunque intuisce il vero.
"Justice is not always black and white..."
Sono in procinto di leggere il resto della trilogia. La curiosità è più forte di tutto!



QUI i suggerimenti per oggi

venerdì 13 marzo 2015

Venerdì del libro - Lezioni di volo per principianti, Beth Hoffman

Care compagne di letture, oggi vi presento un libro che ho appena finito: "Lezioni di volo per principianti" di Beth Hoffman.

Trama:
Cecelia, detta CeeCee, ha solo dodici anni ma nella sua vita non c'è nulla di ciò che ci dovrebbe essere: niente amici, niente feste, niente giochi. Sì perché CeeCee è dovuta crescere in fretta per "fare da mamma" alla sua mamma che se ne va' in giro per il paese vestita come una reginetta di bellezza con tanto di fascia e diadema. Questo basta per fare di lei e di CeeCee lo zimbello della città. Ma la sua mamma è solo molto malata e molto sola, distrutta dal carattere freddo e dalle bugie del marito, sempre lontano per lavoro; così CeeCee deve prendersi cura di lei, nei momenti di follia e in quelli di tristezza.
Gli unici amici della bambina sono i libri e la dolce anziana vicina di casa, la signora Odell.
Ma un giorno tutto questo ha fine: la mamma muore in un incidente e CeeCee viene accolta dalla lontana prozia Tootie che la porta a vivere in Georgia a Savannah, luogo di provenienza della mamma. Lì Cecelia ricomincia da capo, molto molto lentamente torna ad aprirsi alla vita, anche attraverso l'amicizia con Oletta la domestica di colore della zia. A Savannah trova un mondo caldo, colorato, accogliente e profumato che l'aiuterà a trovare il coraggio di spiccare il volo nella vita.

Il  romanzo è carino e leggibile pur senza essere indimenticabile. E' un piacevolissimo tuffo nella Dixieland degli anni '60, dove i luoghi comuni sul Sud trovano compimento e creano un mondo soffice, delicato, fatto di crinoline, giardini perfetti biscotti alla cannella e piccoli dispetti fra vicine astiose e newage. Lo consiglio per una lettura leggera.



QUI i suggerimenti della settimana

venerdì 6 marzo 2015

Venerdì del libro - Hanno tutti ragione, Paolo Sorrentino

Questa settimana mi sento critica, quindi vi propongo uno s-consiglio di lettura, un libro che mi ha delusa completamente: Hanno tutti ragione di Paolo Sorrentino.
Se a qualcuna sfuggisse, Paolo Sorrentino è quello che ha vinto l'oscar l'anno scorso con La grande bellezza (che ho visto a metà, dopo aver letto il libro...).
Partendo da questo oscar vinto e dalla trama del libro ho pensato di darmi a una lettura che si proponeva rilassante e divertente. Questa è la trama:

Tony Pagoda, napoletano, è un cantante melodico di mezza età con un passato, diciamo, glorioso quando l'Italia era florida e la sua vita si articolava fra Napoli, Capri e il resto del mondo; ha avuto tutto: donne, soldi, successo, droga. Ma adesso il mondo è cambiato e Tony,schiavo della droga, è costretto a cantare col suo gruppo alle sagre di provincia, la moglie non lo sopporta e lui pure non la sopporta: è venuto il momento di cambiare rotta. Così, dopo una tourné in Brasile, Tony abbandona i suoi compagni e decide di restarci, prima a Rio poi a Manaus, in piena foresta amazzonica, un posto dove l'umidità ti uccide e gli scarafaggi sono i padroni di casa. Dopo 18 anni di vita "fuori dal palco" arriva un misterioso imprenditore italiano (riconoscibilissimo credetemi!!) che lo vuole per le sue feste in villa (!!!!). E da lì comincia una nuova avventura.
Fine.

Ecco, questo è il libro, che, vi assicuro, è di una pesantezza infinita (finirlo è stata un'impresa) e di una pedanteria indescrivibile. Discorsi tortuosi con duecento parentesi aperte e richiuse dopo venti pagine per cui non ti ricordi nemmeno da dove eri partita .... insomma io francamente lo sconsiglio, ma magari qualcuno ci trova un senso che io non ho trovato. Anche perché ho scoperto che arrivato terzo al Premio Strega 2010 e che ne è stato ricavato un film (per la regia del medesimo Sorrentino) ed interpretato dal solito Toni Servillo.

PS: a me è piaciuto poco anche La grande bellezza ... ma magari io e il signor Sorrentino non siamo sulla stessa linea d'onda.



come al solito trovate QUI i consigli della settimana!

venerdì 27 febbraio 2015

Venerdì del libro - La puttana del tedesco, Giovanni d'Alessandro

Ci sono libri che ti rimangono dentro e che, nel corso della vita, finirai per leggere e rileggere senza esserne mai sazia e trovandovi ogni volta qualcosa in più. Ecco, il libro che vi presento oggi, "La puttana del tedesco" di Giovanni d'Alessandro, è proprio uno di questi, almeno per me. L'ho cercato per mari e per monti perchè non riuscivo a trovarlo ed una volta conquistato mi sono buttata a capofitto nella lettura: è stato magico, l'ho vissuto, l'ho amato, ho pianto di dolore e di gioia. Mi sono innamorata di un libro.

Trama:
Autunno 1943, Abruzzo, conca di Sulmona. Ada è molto giovane ma è già una vedova con due bambini piccoli e, da quando ha perso il marito per malattia, si è adattata a compiere tutti i mestieri che trova, stroncandosi di fatica pur di non far mancare niente alla sua famiglia, che comprende anche i due suoceri. Ada è una donna di montagna, fiera e orgogliosa, e a volte torna sulle sue montagne per raccogliere gli orapi (verdure selvatiche che poi vende) e per sfogare le lacrime che deve nascondere in casa.
Ma c'è la guerra, e, dopo l'armistizio, le truppe tedesche si attestano sull'Appennino Centrale formando la linea Gustav. Come sempre, insieme alla guerra, arrivano i soprusi, le esecuzioni sommarie e le devastazioni causate dai bombardamenti alleati; il tedesco è il nemico da cui guardarsi, il nemico che entra nelle case violando le donne e fucilando gli uomini. In questo contesto, un giovane soldato austriaco, Helm, entra nella vita di Ada: le porta cibo, la protezione di un uomo e amore. E l'amore scoppia fortissimo, in un mondo in guerra, in un mondo che cade a pezzi, in un mondo dove non c'è più spazio per la comprensione, dove non è più possibile capire che i nemici non sono tutti uguali. Per amore del suo "tedesco" Ada sfida il pericolo e affronta e subisce l'odio della propria gente: lei è la puttana del tedesco. Ma l'amore a volte è più forte dell'odio e resiste a tutto: anche alla ritirata e alla fine della guerra. Perchè le favole, a volte, accadono anche nella vita vera.

La storia è bellissima, profondamente calata nella realtà del tempo, romantica e terribile al tempo stesso.
La guerra ha lasciato qui, sull'Appennino Tosco-Emiliano, gli stessi segni che ha lasciato in Abruzzo; è sempre stata presente nei racconti che sentivo da bambina nelle serate di "veglia", per me è una vecchia conoscenza e vorrei che certe cose non si perdessero. Vorrei essere capace di raccontare le cose accadute alle mie figlie, perchè la memoria è importante, protegge dagli errori futuri.
Per questo consiglio a tutti di leggere questo libro, in esso c'è la verità dei fatti storici e la speranza che solo l'amore può dare.



QUI gli altri suggerimenti di oggi.

venerdì 20 febbraio 2015

Venerdì del libro - Biancaneve deve morire, Nele Neuhaus

La settimana scorsa vi ho solleticato con The Dome e ho visto che alcune sono state incuriosite. Visto che, alla fine, ho una vera e propria passione per i thriller/gialli, continuo su questo filone e vi propongo un libro che ha fatti fare le ora piccole un paio di anni fa: Biancaneve deve morire di Nele Neuhaus.
Ero preda dell'influenza sfociata in sinusite e di dormire non c'era proprio verso, inoltre non riuscivo proprio a smettere di leggere presa dalla foga del "devo sapere cosa succede adesso": adoro quando un libro mi fa quest'effetto!
Ma veniamo a noi. Trama:
Dopo 10 anni in cella per omicidio, finalmente le porte del penitenziario si aprono per Tobias Sortorius. Certo il ritorno al mondo non mai facile per un ex-carcerato, quindi a Tobias non resta altro che tornare al paese natale, Altenhain fra i monti del Taunus. Qui la sua famiglia possiede l'osteria del Gallo d'Oro da circa tre generazioni, ma, al suo ritorno Tobias trova una situazione drammatica: il padre è solo l'ombra di se stesso, la madre se n'è andata, l'osteria in rovina e tutto per causa sua. Nessuno in paese ha dimenticato quello che è accaduto una disgraziata sera di 10 anni prima, una sera di cui Tobias non ricorda nulla a parte il fatto di avere bevuto moltissimo in compagnia degli amici. Ricorda anche quanto amava Stefanie Schneeberger: capelli lunghi e scuri, labbra rosse e pelle candida come la Biancaneve che interpretava nella recita scolastica; per lei Tobias ha lasciato Laura, la bella del paese. Ma quella notte sono scomparse entrambe e della loro scomparsa è stato accusato proprio Tobias.
Come se il passato non bastasse a torturarlo, poco dopo il suo ritorno in paese vengono casualmente rinvenute delle ossa umane nel vicino aeroporto militare in disuso e sua madre viene spinta da un cavalcavia. Di nuovo gli occhi sono tutti su Tobias ed alla fine, quando un'altra ragazza scompare, comincia la caccia alle streghe. Oliver e Pia, i due detective incaricati di seguire il caso, lottano contro il tempo per trovare il colpevole.

Si tratta di un giallo che prende parecchio, ben strutturato; quando credi a aver capito tutto ti rendi conto che sbagliavi e il finale è abbastanza sorprendente anche se non al 100%.
Se piace il genere io lo consiglio e, nel frattempo, mi sono procurata gli altri romanzi della Neuhaus di cui ho molto apprezzatolo stile.



QUI i suggerimenti delle altre lettrici

venerdì 13 febbraio 2015

Venerdì del libro - The dome, Stephen King

Ciao, queste ultime due settimane sono state abbastanza dure. La settimana scorsa isolati dalla neve, senza luce, acqua, telefono, sembrava di essere tornati indietro nel tempo ... beh insomma considerando che abbiamo il camino per scaldarci non è stato poi così male; senza altro da poter fare ti dedichi alla lettura, inoltre ho riesumato un vecchio walkman a pile che aveva anche la funzione radio: giusto per sentire come andavano le cose in regione. Insomma a modo suo è stata un'esperienza interessante.
Questa settimana invece è stata pesantissima: abbiamo perso una persona cara, una donna dolcissima che è stata una seconda mamma per mio marito.
Quindi, boh, forse per esorcizzare la situazione pesante oggi voglio parlarvi dell'ultimo libro che ho letto "The dome" di Stephen King.
Amo King fin da adolescente, il primo libro che ho letto è stato "Gli occhi del drago" quando avevo 12 anni, e da lì è stato amore. Certo alcuni romanzi sono un po' "forti" e ammetto che da qualche anno non riuscivo più a leggerlo per via della sua propensione ai particolari trucidi. Ma quando uno scrittore ti piace non resisti molto senza leggerlo, quindi ho ripreso con "22/11/63" e "Joyland" , che ho trovato fantastici. Ho cominciato pensare a The dome sull'onda della serie televisiva (liberamente tratta) Under the dome; pensando di scoprire come finiva la serie ho affrontato il romanzo: errore perchè l'uno non c'azzecca niente con l'altro!

Trama:
Chester's Mill è nel Maine (ovvio!) ed è una tranquilla cittadina di provincia, certo, con i suoi segreti (ovvio!) ma tranquilla. Beh almeno fino ad un giorno di ottobre, il giorno in cui una cupola invisibile ed indistruttibile cala dal cielo e circonda la città isolandola dal resto del mondo. L'isolamento forzato, i segreti, e l'aria che diventa sempre più inquinata finiranno per scatenare l'inferno.

Diciamo subito che è un romanzo corale ed io trovo che King sia magistrale quando affronta questo tipo di narrazione (vedi "Cose preziose"), quando deve descrivere le dinamiche dei piccoli paesi ha davvero un tocco da maestro. Poi certo è pur sempre il re del brivido e quindi la suspance e il dettaglio trucido ci scappano sempre, ma è il suo marchio e se io sono diventata delicata di stomaco è forse colpa della vecchiaia! In sintesi è ovvio che deve piacere il genere, ma se il Re piace, questo è decisamente un romanzo che non sbaglia il colpo e, soprattutto nella parte finale, da' decisamente il meglio di se.
Ah dimenticavo, il romanzo è nettamente superiore alla serie TV: i cattivi sono cattivissimi e i buoni non così angelici (nei romanzi di King nessuno è senza macchia), la storia è completamente diversa, anche se parte dallo stesso fatto, e sicuramente di un altro livello anche se ET alla fine spunta sempre fuori!



QUI i suggerimenti delle altre lettrici!

venerdì 30 gennaio 2015

Venerdì del libro - Una casa alla fine del mondo, Michael Cunningham

Oggi voglio parlarvi di un romanzo piuttosto complesso, "Una casa alla fine del mondo" di Michael Cunningham.
Si tratta di un romanzo di formazione; Jonathan e Bobby diventano amici ai tempi delle medie ed in breve tempo scoprono che la loro è un' amicizia/amore molto particolare e strana che travalica anche la definizione di omosessualità. Il loro rapporto si consolida sempre più anche se non diventa mai un rapporto vero, come potremmo definirlo noi. Dopo la scuola Jonathan parte per il college e Bobby, molto povero, rimane in città. Si ritroveranno solo anni dopo a New York dove andranno a convivere, con la presenza però di un terzo personaggio, Clare, una quarantenne insoddisfatta.
Un personaggio femminile si inserisce sempre nella relazione di Jonathan e Bobby. Inizialmente è Alice, la madre di Jonathan, una donna insoddisfatta e irrisolta che crea un ambiente famigliare asettico e asfissiante. Ed in seguito Clare con cui i due decidono di avere una figlia, Rebecca, e di provare ad essere una "famiglia". Ma ognuno di loro è in cerca di qualcosa: Jonathan di una sua identità omosessuale, Bobby di una appartenenza al mondo e Clare di un senso ad una vita che sente sprecata. Rebecca riesce a unirli e Clare troverà ciò che cerca nella sua maternità.
La casa alla fine del mondo sarà quella casa che compreranno per cercare ancora di dare una senso alle proprie vite, lontano dal mondo, dall'omofobia e dalla paura dell AIDS; una casa in cui, non essere felici, ma in cui sapere di esistere.
Forse è proprio questo il nodo ultimo attorno a cui ruota l'intero romanzo: la ricerca della calma, della consapevolezza di essere e di esiste e di avere un senso, in un mondo dove i protagonisti non hanno mai trovato un senso per se stessi e le loro povere esistenze; lottando contro genitori simbolo di un passato che soffoca ed un presente che rischia di essere contaminato dall'intolleranza e dalla malattia.
Come vi dicevo un libro non facile, da leggere con calma ed attenzione, riflettendo su ogni singola frase. Però molto particolare e ben scritto. Se siete in vena di una lettura impegnativa io ve lo consiglio.


A QUESTO indirizzo troverete i suggerimenti delle altre "adepte" del VdL.

venerdì 23 gennaio 2015

Venerdì del libro - Due di due, Andrea de Carlo

Oggi ho voglia di fare un salto nel passato, passato prossimo, certo, ma pur sempre passato. Il libro in questione, Due di due di Andrea de Carlo, è un pochino datato essendo uscito nell''89 ed anch'io l'ho letto ormai diversi anni fa.
Di questo romanzo si parla parecchio in un altro libro che ha segnato la mia adolescenza "Jack Frusciante è uscito dal gruppo", forse non un capolavoro, ma certamente il ritratto fedele di una generazione e di un luogo. Magari una volta ve ne parlo.
Ma torniamo a noi.

Trama:
Mario e Guido sono amici dai tempi della scuola. Sono così diversi da essere complementari: Guido è affascinante, brillante, carismatico, assetato di vita e di avventure; Mario è un adolescente come tanti, insicuro, timido, indeciso, attratto ma anche spaventato dalla vita e dalle mille scelte che deve affrontare. Mario e Guido crescono insieme, in un viaggio che ci fa attraversare gli anni 70 e 80, e, all'inizio, Guido trascina l'amico, fa da guida. Ma con gli anni le cose cambiano: Mario matura, fa le sue esperienze e prende le sue decisioni,anche drastiche. Guido finisce per perdere l'orientamento, gira il mondo in cerca di qualcosa che non trova, in compagnia di donne sempre diverse.
Alla fine Mario trova anche la stabilità della famiglia, mentre Guido finisce per fallire anche in quello. Il finale è triste. Ma l'amicizia è l'unica cosa vera che attraversa immutata e fortissima gli anni e le avversità.

All'epoca mi piacque, anche se lascia un po' l'amaro delle storie finite male, delle vita sprecate e delle occasioni perse. Per citare il Brizzi di Jack Frusciante "è un libro molto tardoadolescenziale", ma bello; contemporaneo, nonostante parli dell'Italia di 20 anni fa. In effetti è l'unico libro di de Carlo che ho veramente apprezzato. Io lo consiglio.



Trovate QUI gli altri suggerimenti di oggi.

venerdì 16 gennaio 2015

Venerdì del libro - Acqua agli elefanti, Sara Gruen

Ciao a tutte! Torno solo oggi dopo una lunga interruzione natalizia. Malanni e problemi famigliari ci hanno un po' tartassati e ancora non è finita, però oggi ho voglia di partecipare al VdL, e lo faccio con un romanzo che ho letto subito prima di Natale e che mi è piaciuto davvero molto: Acqua agli elefanti di Sara Gruen

Trama:
"Il più grande spettacolo del mondo dei fratelli Benzini" è un circo itinerante. Siamo negli anni 30, durante la Grande Depressione, e le persone perdono tutto dalla mattina alla sera trovandosi in mezzo a una strada. E' quello che succede a Jacob, giovane studente ad un passo dalla laurea in medicina alla Norwich. Così Jacob salta su un treno ed è quello del circo; accetta la proposta di zio Al, il megalomane proprietario: sarà il veterinario del circo. Si trova così in un mondo a parte, con regole tutte sue, sottoposto agli umori ed alla violenza di Augustus, il direttore e domatore, e affascinato da due femmine che gli cambieranno la vita per sempre: Marlena, acrobata equestre e bellissima moglie di Augustus e Rosie, dolcissima elefantessa, che ad un certo punto entra a far parte del circo.

Ovviamente c'è la storia d'amore, ma quello che più mi è piaciuto è la descrizione del mondo equestre di inizio '900; un mondo scomparso ormai da moltissimo tempo, affascinante, crudele, luccicante di lustrini e del sudore della gente sfruttata fino alla morte. Un affresco davvero molto bello.
E il finale, del tutto inaspettato e anche un po' folle, lo rende un libro che assolutamente vi consiglio di leggere.




QUI gli altri suggerimenti.