venerdì 27 febbraio 2015

Venerdì del libro - La puttana del tedesco, Giovanni d'Alessandro

Ci sono libri che ti rimangono dentro e che, nel corso della vita, finirai per leggere e rileggere senza esserne mai sazia e trovandovi ogni volta qualcosa in più. Ecco, il libro che vi presento oggi, "La puttana del tedesco" di Giovanni d'Alessandro, è proprio uno di questi, almeno per me. L'ho cercato per mari e per monti perchè non riuscivo a trovarlo ed una volta conquistato mi sono buttata a capofitto nella lettura: è stato magico, l'ho vissuto, l'ho amato, ho pianto di dolore e di gioia. Mi sono innamorata di un libro.

Trama:
Autunno 1943, Abruzzo, conca di Sulmona. Ada è molto giovane ma è già una vedova con due bambini piccoli e, da quando ha perso il marito per malattia, si è adattata a compiere tutti i mestieri che trova, stroncandosi di fatica pur di non far mancare niente alla sua famiglia, che comprende anche i due suoceri. Ada è una donna di montagna, fiera e orgogliosa, e a volte torna sulle sue montagne per raccogliere gli orapi (verdure selvatiche che poi vende) e per sfogare le lacrime che deve nascondere in casa.
Ma c'è la guerra, e, dopo l'armistizio, le truppe tedesche si attestano sull'Appennino Centrale formando la linea Gustav. Come sempre, insieme alla guerra, arrivano i soprusi, le esecuzioni sommarie e le devastazioni causate dai bombardamenti alleati; il tedesco è il nemico da cui guardarsi, il nemico che entra nelle case violando le donne e fucilando gli uomini. In questo contesto, un giovane soldato austriaco, Helm, entra nella vita di Ada: le porta cibo, la protezione di un uomo e amore. E l'amore scoppia fortissimo, in un mondo in guerra, in un mondo che cade a pezzi, in un mondo dove non c'è più spazio per la comprensione, dove non è più possibile capire che i nemici non sono tutti uguali. Per amore del suo "tedesco" Ada sfida il pericolo e affronta e subisce l'odio della propria gente: lei è la puttana del tedesco. Ma l'amore a volte è più forte dell'odio e resiste a tutto: anche alla ritirata e alla fine della guerra. Perchè le favole, a volte, accadono anche nella vita vera.

La storia è bellissima, profondamente calata nella realtà del tempo, romantica e terribile al tempo stesso.
La guerra ha lasciato qui, sull'Appennino Tosco-Emiliano, gli stessi segni che ha lasciato in Abruzzo; è sempre stata presente nei racconti che sentivo da bambina nelle serate di "veglia", per me è una vecchia conoscenza e vorrei che certe cose non si perdessero. Vorrei essere capace di raccontare le cose accadute alle mie figlie, perchè la memoria è importante, protegge dagli errori futuri.
Per questo consiglio a tutti di leggere questo libro, in esso c'è la verità dei fatti storici e la speranza che solo l'amore può dare.



QUI gli altri suggerimenti di oggi.

1 commento:

  1. Ciao Manu,
    le stesse cose che dici si possono trasportare di qua dall'Appennino.
    Anch'io ascoltavo i racconti di guerra dal mio babbo e altre persone che li avevano vissuti, spesso con spavento e dolore per le crudeltà descritte, che purtroppo è bene conoscere e non dimenticare, perché non si ripetano.
    I bambini del gruppo di catechismo che gestisco spesso, di loro iniziativa, collegandosi a qualche crudo episodio delle Scritture, mi parlano dei ricordi di guerra trasmessi dai nonni e lo fanno con rispetto e partecipazione.
    Questa è la vera lezione della Storia.
    Buon fine settimana:)
    Marilena

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