venerdì 15 maggio 2015

Venerdì del libro - Non è tempo per noi, Andrea Scanzi

Di solito credo di essere molto misurata nelle mie recensioni, anche perché generalmente recensisco libri che mi sono piaciuti. Oggi devo, per forza devo, abbandonare le buone maniere perché il libro, o forse sarebbe meglio dire manifesto, che vi presento proprio lo boccio su tutta la linea.
Si tratta di "Non è tempo per noi. Quarantenni: una generazione in panchina" di Andrea Scanzi.

L'ho preso perché, appartenendo alla generazione in questione, pensavo di trovare degli spunti socio-culturali interessanti che tentassero di spiegare la situazione d'impasse in cui ci troviamo. Beh Scanzi di spiegazioni ne da tante, pure troppe, e sinceramente sono tutte forzatamente funzionali alla sua tesi. Vale a dire che i nati nei settanta presentano un minimo comun denominatore che li (ci) ha resi delle semiamebe sociali: il vorrei ma non posso, il tutto che alla fine non è niente e un anelito alla ribellione che però non ha mai un fine e muore sulle labbra di una generazione mediocre o ... "mediana".

La dimostrazione della tesi passa dal deserto culturale dei cartoons che ci siamo sorbiti da piccoli (quindi chiediamoci l'effetto che quelli odierni faranno sui nostri figli ....!) e dei film che sono stati i nostri miti adolescenziali: demoliti Dirty dancing e Pretty Woman che, ma guarda!, hanno fatto male a noi signorine che ci aspettiamo sempre e solo Patrick o Richard; demolito anche Top Gun e l'Attimo Fuggente ideali o troppo macho o troppo intellettual-romanticone.
Demoliti due campioni sportivi: Alberto Tomba (e questo non gliela perdono neanche fra mille vite!) di cui da' una descrizione sostanzialmente falsa; qui mi permetto di dire che l'autore inanella una serie quasi sconcertante di corbellerie da Bar Sport che, dette da un giornalista, mi fanno un po' effetto: se ti stava sulle palle lo capisco, ma non  puoi dire che vinceva Per Grazia Ricevuta! ma da dove ti è uscita sta stupidata??!!
Paolo Canè ... beh ... dai, ma chi se lo ricorda Paolo Canè suvvia! Ok io me lo ricordo (ed è vero che era antipatico) ma proprio innalzarlo a esempio di un'epoca .... mah!
Poi passiamo alla canzone e qui ne fa un'altra, sostenendo che il cantautore un cui ci riconosciamo noi degli anni 70 è Ligabue. Ma quando mai!! Ma se ricordo benissimo che tutti, ma tutti, i miei amici/compagni erano fan sfegatati di Vasco (io di Eros Ramazzotti ... e va beh ...). Ligabue è venuto ben dopo e direi che è il riferimento della generazione successiva alla nostra. Poi, anche in questo caso, il cantante può anche non piacerti, ma massacrarlo senza considerare le emozioni che le sue canzoni hanno trasmesso e senza ammettere che non tutti i suoi testi sono moderati e "prodiani" mi sembra proprio troppo!
Ma, a parte Ligabue, della musica anni 80 non gli va' proprio bene niente: è tutto inconsistente e mediocre dai Duran Duran agli Spandau a Mike Oldfield che ha fatto l'errore madornale di scrivere na' cagata come Moonlight shadow .... mah, sarà che proprio noi mortali non capiamo niente. Ma Springsteen dove lo mettiamo? Non si sa, lui manco lo nomina.
E così via continuando con una serie di mitragliate su tutto quello che è stata la nostra vita fino ai vent'anni: vestiti, capelli, cibi tutto, proprio tutto era una schifezza.
Poi comincia a parlare di quello che siamo diventati alla luce del precedentemente scritto. Beh, personalmente, dopo quello che ho letto, ringrazio di non aver perso la ragione ed essere stata internata: con quello che la mia  psiche ha dovuto subire da giovane!
Comunque qui ne dice una, ma una che è grossa, ma grossa grossa grossa come una casa. L'autore sostiene che noi siamo genitori migliori di quanto lo siano stati i nostri perché (tenetevi stretti) in percentuale siamo la generazione che divorzia di più! Alè dai, trilli di tromba per questa uscita! Infatti divorziando, quando invece i nostri genitori sacrificavano la propria felicità per la nostra, facciamo del bene ai nostri figli perché 1) vivono in famiglie divise ma questo li fortifica 2) non reprimiamo noi stessi e i nostri sentimenti per l'equilibrio dei nostri figli.
Badate che ho riportato esattamente i concetti come sono espressi eh! Di mio non c'è niente. Mi permetto di dire che questa tesi non è neanche degna di essere commentata (soprattutto alla luce del fatto che Scanzi non è sposato e non ha figli); personalmente non sono d'accordo. Fine.
Segue una lista di quarantenni che comunque escono dal coro e si salvano dall'inettitudine comune (meno male).
In conclusione l'unica cosa su cui concordo con Scanzi è che la nostra generazione è vissuta in un'epoca "facile": economicamente si stava abbastanza bene, non si pativa la fame, c'era libertà di pensiero e d'opinione, c'era un bel progresso tecnologico in atto, abbiamo avuto la possibilità di studiare, viaggiare, conoscere. Siamo stati fortunati. Non c'era bisogno di essere arrabbiati, come lo erano stati i nostri genitori, avevamo diritti e possibilità quasi infinite. Credo che il nostro errore sia stato illudersi che questo non avrebbe mai avuto fine.Siamo stati vittime di un'illusione. La guerra fredda era finita, c'era distensione, contatti fra i popoli. Abbiamo creduto che si poteva solo migliorare. Avremmo risolto i problemi del mondo, tutto sarebbe andato per il meglio ed avremmo offerto ai nostri figli un mondo fantastico su di un piatto d'argento. Abbagliati dal miraggio non ci siamo accorti che c'era chi lavorava contro quest'utopia e un giorno, esattamente l'11 settembre 2001 secondo me, ci siamo svegliati dal bel sogno ed abbiamo visto che il mondo si era rovesciato sotto i nostri occhi. Nuovi problemi e nuovi pericoli erano in movimento e, dopo tutto, ai nostri figli avremmo consegnato un mondo tutto sbagliato, malato, arrabbiato. E siamo rimasti così, annichiliti, annientati dal crollo dell'utopia, incapaci di adattarci alla perdita della libertà, del denaro facile, della vacanza sicura, del lavoro per tutta la vita. Incapaci di reagire. Non ce l'hanno insegnato.
Ecco io credo che noi degli anni Settanta siamo figli di una grande illusione. Ricordo nettamente che io credevo in un domani migliore ed ero certa che noi l'avremmo costruito. Ora ci limitiamo a sopravvivere nella realtà che abbiamo. Che peccato.



QUI gli altri suggerimenti delle lettrici


4 commenti:

  1. Uh signur! che accozzaglia di concetti assolutamente piantati per aria!!
    Ma come hanno permesso pubblicare un libro del genere, grazie per la critica negativa alquanto dettagliata nel perché, che mi permette risparmiare qualche euro!
    Il titolo infatti porta a credere che sia un libro sulla generazione degli anni 70 (nata io nel 71 ero già in libreria a prenotare la mia copia!) sui nostri ideali, le nostre lotte (ne abbiamo avute!) e le nostre influenze. Non certo mi immaginavo che ci riducesse a semplici manichini vuoti.
    NO, assolutamente non sono d'accordo con nulla di ciò che hai menzionato e si fa voce nel libro!
    Credo bene che eviterò il libro e mi sa che bannerò pure l'autore tra le possibili prossime letture!
    Kly

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  2. Guarda, non ho letto il libro e di certo non lo leggerò dopo le genialate dell'autore che ci hai raccontato.
    Sono però d'accordo con quanto scrivi alla fine sulla generazione vittima di una illusione.
    io sono arrivata 10 anni dopo e a quindici anni avevo già smesso di illudermi ma nella tua descrizione vedo in pieno la generazione dei mie genitori e quelli di mezzo. Purtroppo.
    Forse, però, non ci sono vere e proprie colpe ma solo la necessità di ripartire!

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  3. Ciao Manu! Non conosco il libro ma come te sono degli anni '70 (73 per la precisione) e mi trovo a condividere il tuo pensiero finale e anche il tuo non essere d'accordo con questo giornalista che mi sembra abbia critto parecchie cavolate!!
    Io oggi ho parlato di "Acqua agli elefanti" e ti ho ovviamente citata :-) però a me il libro è piaciuto meno di quanto era paciuto a te, mi spiace!
    Un abbraccio e buon weekend, cara.

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  4. Immagino che costui sia rimasto in panchina soprattutto perché quello era il suo posto e difficilmente poteva sperare in qualcosa di meglio, col cervello che si ritrova.
    Comunque i Duran Duran hanno sempre fatto ottima musica, e gli anni 80 sono pieni di eccellenti musicisti; tuttavia, consentimi un piccolo appunto: Springsteen (come Oldfield, che anzi mi sembra più legato agli anni 70, dovendolo proprio identificare con un decennio) allo scoccare del 1980 era già Springsteen da un pezzo ^__^
    Grazie dello sconsiglio, eviterà il libro con gran cura.

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