giovedì 14 luglio 2011

da "Malastagione" - Macchiavelli/Guccini

"Guardò le cime dei monti e scese con gli occhi fino alla costa bruciata.
Qualche tempo prima la costa era di un verde intenso, qua e là macchiato prima dai fiori di ciliegi selvatici, nati da un seme portato dagli uccelli, e più avanti dai fiori di acacia, dal profumo tanto intenso che arrivava fino al paese, se solo scendeva un alito di vento.
Si chiese chi potesse essere tanto stupido da non capire, da non apprezzare quel paesaggio e sentì una stretta allo stomaco. Era nato fra quei monti e voleva bene a tutto, anche alle slavine, anche ai fulmini che scuoiavano le cortecce delle querce secolari. Dopo qualche anno la ferita si cicatrizzava e restava un segno verticale lungo il tronco e la vita della quercia riprendeva come se mai il fulmine l'avesse scossa.
Ma quel bosco bruciato quanto ci avrebbe messo a rigenerarsi? Soprattutto, si sarebbe rigenerato? Poiana ne dubitava: chi l'aveva incendiato aveva i suoi progetti e sarebbe stato sempre più difficile incastrarli. Già vedeva una schiera di inutili villette incastate sul fianco del monte pesare sul paese, togliergli il respiro e cancellare un rispetto che durava da secoli.
Schiacciò la cicca sotto la suola e si alzò:" Dovranno sputare sangue. Oppure ammazzarmi" ma, tornando dentro, capì che era solo un modo per consolarsi. Cosa poteva opporre lui all'economia? Il suo rispetto, il suo amore per i luoghi che aveva conosciuto fin da bambino? Robetta."

Poiana sono io...

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