giovedì 2 agosto 2012

Il silenzio dopo l'aria esplosa

Oggi è il 2 Agosto. Una data che per Bologna pesa come un macigno.
Il 2 Agosto 1980 accadde qualcosa che cambiò per sempre il volto di questa città, bella ed operosa, crocevia di mille strade e destini.
Forse non tutti sanno che Bologna viene da sempre definita la "cerniera" d'Italia. Questo perchè è un punto di passaggio quasi obbligato per il traffico che si sposta da nord a sud e viceversa. La stazione di Bologna era allora ed è ancora oggi uno snodo cruciale. In soldoni questo vuol dire che è sempre frequentatissima, in tutte le stagioni. Se poi consideriamo che 30 anni fa le persone usavano il treno molto più facilmente dell'automobile (vuoi perchè spesso c'era 1 sola auto in famiglia, vuoi perchè si era abituati a spostarsi in treno molto più che in auto) potrete immaginare quante persone quella calda mattina d'agosto affollassero la stazione.
Quello che accadde in molti lo ricordano.
Il 2 agosto 1980, alle ore 10,25, una bomba esplose nella sala d'aspetto di seconda classe della stazione di Bologna.
Lo scoppio fu violentissimo, provocò il crollo soccorsidelle strutture sovrastanti le sale d'aspetto di prima e seconda classe dove si trovavano gli uffici dell'azienda di ristorazione Cigar e di circa 30 metri di pensilina. L'esplosione investì anche il treno Ancona-Chiasso in sosta al primo binario.
Il soffio arroventato prodotto da una miscela di tritolo e T4 tranciò i destini di persone provenienti da 50 città diverse italiane e straniere.





Per chi non fosse ancora nato o semplicemente non lo ricordasse, affido la narrazione alle parole di Loriano Macchiavelli, autore bolognese:
"La nube di fumo nascose la stazione e fece buio attorno.
Buio sulla città.
All'esplosione seguì un silenzio innaturale di morte.
La vita si fermò per un istante e per tutti.
Poi per alcuni riprese, ma fu in un incubo. Per altri non tornò.
Non tornò per ottantacinque persone." da Strage - di Loriano Macchiavelli

La reazione della città fu rapida ed organizzata: nelle ore successive si trasformò in una macchina di assistenza per vittime, sopravvissuti e famigliari.
E' rimasta impressa nelle menti di tutti l'immagine dell'autobus usato per i trasporto dei defunti: il numero 37. L'autobus numero 37 a tuttoggi copre il persorso fra la Stazione Cantrale e l'Ospedale Sant'Orsola dove ha sede l'Istituto di Medicina Legale.
"Si vedeva passare un autobus, era un autobus bicolore quello dell'ATC per intenderci, era quello della linea 37. Ma ... aveva ... così, aveva qualcosa di strano quest'autobus della linea 37; beh, intanto di solito non passa di qua. No. E poi, che cosa sono quelle tendine bianche? No ma non sono tendine. Sono ... sì sono lenzuola." dal film-documento "Il  trentasette"

La reazione degli abitanti fu immediata e forte

"4 agosto 1980, lunedì: sciopero!
La gente scese in piazza,in tutte le piazze d'Italia.
E a Bologna, per un giorno, le vetrine di una città grassa e disperata, opulenta e triste, non ebbero spettatori.
Dai comizi che si tennero nelle piazze, partirono le richieste di 'fare luce';.

5 agosto 1980: la voragine che la bomba aveva lasciato nella sala d'attesa di seconda classe, alla stazione, era dinanzi agli occhi del mondo. Lo sgombero delle macerie l'aveva rivelata e in pochi minuti si era riempita di fiori.
I famigliari delle vittime si ripresero i corpi:-Questo Stato non è degno neppure di seppellire i nostri morti, - aveva gridato una donna che nella strage aveva perduto due congiunti. E rifiutò di stringere la mano al Presidente della Replubblica. Scandalo?

6 agosto 1980: nella chiesa di San Petronio erano allineate soltanto otto delle ottantacinque bare che avrebbero dovuto asserci. 
Il Presidente della Repubblica pianse sulla piccola bara bianca di Angela (ndr. Angela Fresu, 3 anni, la vittima più piccola).
In piazza Maggiore la gente fischiò i pochi uomini politici che avevano avuto il coraggio di presentarsi a commemorare. Gli altri, quelli che non erano venuti di persona, inviarono telegrammi di solidarietà.
Le parole dei politicanti si persero nella rissa.
Migliaia di persone vennero a gridare il proprio sdegno a uno Stato incapace. Non gridarono solo per il dolore." da Strage - Loriano Macchiavelli

A quel punto comiciò una delle indagini più difficili della storia giudiziaria italiana.
L'iter giudiziario, fra depistaggi, menzogne e logge massoniche, non è qui riassumibile. Chi è interessato potrà trovarne una descrizione piuttosto dettagliata nel sito dell'Associazione Familiari Vittime della strage alla stazione.
Nei fatti, però, i mandanti non sono mai stati identificati.
Così scrive Libero Mancuso nella prefazione al libro di Macchiavelli:
"Trent'anni, ma ancora non è stata fatta luce completa sui mandanti della strage, finora tenuti al riparo dai giudici attraverso le trame intossicanti di falsi servitori dello Stato ed effettivi servitori di trame piduiste. [...] Macchiavelli ci fornisce la dimostrazione che la realtà in Italia è in grado di competere con le più ardite fantasie letterarie. Che qui da noi nulla è impossibile e tutto può accadere, perchè tutto è già accaduto."

Se qualcuno volesse saperne di più, consiglio, oltre al sito sopra citato, il film - documento "Il trentasette - Memorie di una città ferita" scaricabile in rete ed il romanzo ampiamente citato in questo post.
Aggiungo una piccola interessante informazione su questo romanzo.
Pubblicato il 28 maggio 1990 venne ritirato dalla circolazione 7 giorni dopo a causa della denuncia di uno degli imputati del processo d'appello che si riconobbe e si ritenne diffamato. L'autore attese un anno e mezzo prima di sapere del proprio destino. Tutto perchè una storia inventata, anche se fortemente radicata nella realtà, aveva dato più fastidio di un'inchiesta giornalistica. A rigor di logica avrebbe dovuto essere il contrario. In fondo, un romanzo è solo un romanzo ....












Nessun commento:

Posta un commento