venerdì 10 febbraio 2017

VdL - L'estate nera, Remo Guerrini

Buongiorno amiche "leggione"!
Ieri stavo pensando al fatto che da quando gli ebook sono approdati nella mia vita, la diversità di ciò che leggo si è notevolmente ampliata, in bene e in male. Infatti, quand'ero ragazza i soldini che potevo spendere in carta stampata erano pochi, inoltre vivevo in un paese diciamo "medioevale" e potevo accedere alla vera letteratura solo le poche volte che andavo in una libreria di Bologna. Motivo per cui, quando ciò accadeva, avevo una, di solito, lunghissima lista di titoli oculatamente scelti fra le cose che più desideravo leggere. Raramente, molto raramente leggevo cose che poi non mi piacessero.
Ora che gli ebook te li tirano dietro, più o meno, posso concedermi molti sfizi letterari e buttarmi su lettura avventate; il che è bene, perché molte volte ho incontrato piccole gemme di scrittura dietro titoli che una volta avrei scartato a priori ed anche perché mi permette di esplorare scrittori italiani che ho sempre teso a lasciare un po' in disparte.
Così è stato per il romanzo che voglio presentarvi oggi, L'estate nera di Remo Guerrini, un autore che proprio non conoscevo.
L'azione si svolge ad Altavilla, un paesino di fantasia del Monferrato, tutto comincia nell'estate del '62 e ruota attorno ad un gruppo di dodicenni: Massimino, Attila, Eva, Saturnina, Federico, Canavesio, Santino e Giusi. Vengono tutti da realtà diverse, da Canavesio che è il "mezzo delinquente" del paese, povero e senza padre a Eva e Massimino che invece sono villeggianti di città e vivono nell'agiatezza, da Attila figlio di artigiani che sogna di lasciare il paese che gli va' stretto a Federico che invece grandi aspirazioni non ne ha tranne quella di sposare Saturnina. In campagna l'estate può diventare lunga se si ha poco da fare e, a volte, per divertirsi si prende di mira il debole. In questo caso il debole è il vecchio Beniamino il matto, che vive sempre ubriaco, in solitudine, imprecando contro tutto e tutti. All'inizio è un gioco innocente, giusto per farlo un po' sbraitare, ma poi un'inspiegabile crudeltà s'impadronisce dei ragazzi che spingono sempre più oltre il loro gioco fino ad una tragica domenica d'agosto durante la quale un furioso temporale si porta via la vita di Beniamino e l'innocenza di un gruppo di ragazzini.
Trent'anni dopo, la riesumazione dei cadaveri al vecchio cimitero riapre il giallo sulla morte di Beniamino e costringe i protagonisti, che la vita ha disperso e allontanato, a ritornare ad Altavilla e a fare i conti con se stessi e con quell'estate nera.
Il romanzo è abbastanza crudo. La parte in cui i protagonisti sono giovani, anzi, pone particolarmente l'accento sulla lucida crudeltà insita nei ragazzi; una crudeltà che si manifesta nei loro rapporti d'amicizia e che spesso appare come un guscio, una corazza che ognuno di loro si costruisce attorno per essere in grado di affrontare la vita. Quelle corazze non se le toglieranno mai. Li ritroveremo adulti, chi realizzato, chi fallito, ma ancora preda delle proprie angosce adolescenziali, delle antiche gelosie e di sentimenti mai sopiti.
Personalmente preferisco un atteggiamento più soft quando si parla di gioventù, ma devo dire che questo libro, scritto peraltro molto bene, dipinge una realtà che non piace ma che alla fine, per l'appunto, è reale. Quello che colpisce moltissimo è il concetto di "banalità del male"; non si capisce mai cosa sia effettivamente successo a Beniamino, probabilmente alla fine muore per un incidente, ma il dubbio rimane perché la violenta volontà di morte dei ragazzi è reale, forte e non può essere frenata. Fa paura.
L'unica pecca, secondo me, è il finale che, francamente, ho trovato un po' esagerato e inverosimile. E desolante. Probabilmente è proprio per questo che l'autore ha scelto quel finale: doveva essere desolante e privo di speranza. Come ho già detto tutto ciò non è proprio nelle mie corde, ma il libro merita certamente di essere letto. Attendo il vostro parere!



i libri presentati oggi li trovate QUI

3 commenti:

  1. Non conosco questo libro ma devo dire che mi incuriosisce a dovere. Io sono ancora affezionata ai libri classici, amo l'odore della carta, la consistenza dei volumi e adoro le biblioteche ma non posso fare finta di quanto i tempi stiano cambiando, anche sul fronte della lettura.

    RispondiElimina
  2. Ciao Manu :)
    Non so se mi andrebbe giù una lettura così...ragazzi con questa crudeltà, sentimenti violenti e desolazione senza speranza mi fanno un pò "paura". Sono esattamente il contrario di ciò che è descritto nel libro di cui ho parlato io per questo VdL, ora che ci rifletto.
    Un bacione!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. PS: il libro è "La vita prodigiosa di Isidoro Sifflotin" di Enrico Ianniello

      Elimina