venerdì 9 marzo 2018

VdL - Tredici, Jay Asher

Ho finito questo libro ieri sera ed oggi sono qui a recensirlo perché devo farlo subito, finché le impressioni sono ancora fresche.
Intendiamoci, non è un capolavoro, ma indubbiamente è un libro che fa pensare.
Credo conosciate l'argomento, è un libro che ha fatto parlare, su Netflix ne hanno tratto anche una serie. Hannah, età ipotetica fra i 15/17 anni (una terza liceo americana non so a cosa corrisponda) si suicida. Dopo qualche giorno una persona riceve un pacco contenente 7 cassette, su ogni lato un numero, ogni numero è una persona di una lista, ogni persona è una storia legata alla morte di Hannah; quella persona, una volta ascoltate le cassette, dovrà inviarle al nominativo successivo. All'inizio del libro le cassette vengono ricevute da Clay Jensen, ragazzo studioso, timido, introverso e da tempo innamorato di Hannah. Clay non è il primo della lista, lo scopre quando comincia ad ascoltare le cassette, è scioccato da quello che ascolta, da quello che Hannah ha fatto e pianificato, ma deve ascoltare, deve, per due motivi: uno, non può farne a meno deve sapere il suo ruolo nella vicenda; due, se la catena verrà interrotta il contenuto delle cassette verrà reso pubblico perché esiste una seconda copia di ognuna di esse.
Al di là della narrazione (è un libro per ragazzi è lo stile è in linea con il target) quello che ci interessa è l'argomento trattato: il suicidio di una ragazza giovane oggetto di bullismo.
Non lo so, c'è qualcosa che mi lascia perplessa nella storia. Probabilmente in parte deriva dal fatto che io "leggo con gli occhi di un adulto" e le cose che per Hannah sono terribili per me sono brutte, tristi, ma non tali da devastarti la vita. Intendiamoci, ci sono molti, troppi fatti di cronaca in cui vediamo che il bullismo raggiunge estremi intollerabili in termini di violenza fisica e/o psicologica, diffamazioni che davvero ti stravolgono la vita. Ma, obiettivamente, Hannah non subisce niente di così estremo. Alcuni episodi sono molto spiacevoli, ma è anche vero che in una misura o nell'altra capitano un po' a tutte durante la giovinezza. Fanno male ma si sopravvive. Sì, è vero, ci sono personalità sensibili e fragili, che magari si trovano anche in un momento difficile a livello privato e che possono reagire in maniera estrema. Vero. Ma qui veniamo al secondo punto che non mi convince in questo romanzo: Hannah pianifica troppo il proprio suicidio; ci pensa, sviscera ogni avvenimento, tant'è vero che incide ben 7 cassette analizzando i fatti, trova una persona che custodisca le seconde copie ... io lo trovo poco convincente. Non in una ragazza così giovane.
Il suicidio è un gesto impulsivo, fatto in un momento in cui il vaso trabocca, certamente pensato a lungo ma non così strutturato; l'istinto di conservazione è forte, per vincerlo serve un gesto di rinuncia estremo.
Ora, non pensate che parlo così tanto per fare, ma so quello che dico. Non aggiungerò altro ma credetemi so quello che dico.
Un punto invece su cui il protagonista Clay insiste molto ma, in effetti, corrisponde al vero è che Hannah, nonostante non faccia che incolpare tutti di non avere capito, di non averla aiutata, in realtà non cerca aiuto. Anzi allontana chiunque faccia anche solo intendere di tenere a lei. Clay è uno di questi. Così come la sua famiglia, che compare poco ma questo è proprio un indice del fatto che Hannah ha chiuso fuori i genitori dal suo malessere. Non dice mai di aver chiesto conforto in casa. Anzi. Non li angustia perché hanno già i loro problemi col negozio.
Tutto il discorso che ho fatto volge a sottolineare che, secondo me, anche se questo libro è stato sbandierato come un vessillo contro il bullismo ed i suoi effetti, qui il bullismo non c'entra. Hannah non viene picchiata, non viene stuprata, non viene lesa sul web, non viene emarginata, niente, niente di  tutto ciò. Hannah è oggetto di pettegolezzi (così li chiama anche lei) che riguardano la sua serietà, ma niente di eclatante. Hannah incontra ragazzi e ragazze superficiali, che dimostrano amicizia per convenienza e poi la ignorano il giorno dopo, tutto qui. Obiettivamente è la vita di tutti; è successo a tutti; il bullismo va molto di moda ma questo non è bullismo, è la pochezza emotiva con cui ci scontriamo ogni giorno.
Quello di Hannah è male di vivere; ad un certo punto Hannah, e lo dice, getta la spugna. Dice anche che, col trasloco, sperava di ricominciare, segno che già prima aveva dei problemi, ma alla fine agisce lei stessa in maniera tale che la storia si ripete. Certo la stupidità di certi ragazzi a scuola non aiuta, ma Hannah non vede le altre bellissime persone che frequentano la stessa scuola e potrebbero donarle una vita diversa. Si ostina anzi a frequentare gente sbagliata, andando a feste sbagliate dove le cose si complicano.
E' un vortice di malessere in cui lei si getta a capofitto.
Ecco quello che mi ha lasciato questo romanzo: rabbia. Ma verso Hannah. Che si toglie la vita e chiude la porta a tutti. Lanciando colpe che non tutti in effetti hanno. Lasciando vuoto, dolore, angoscia, rimpianto e senso di colpa in chi avrebbe voluto starle vicino ma non ha potuto. Chi si suicida muore e basta. E' chi sopravvive che precipita all'inferno.



Giudizio critico : ❀❀❀
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1 commento:

  1. Io di Jay Asher ho letto da poco "Prima del futuro", che però tratta un tema molto più leggero e comunque non mi ha convinta del tutto.
    "Tredici" mi pare che pure finirebbe per non convicermi pienamente, da come ne scrivi tu e da come avevo letto già un pò in giro in rete.
    Quindi non credo che lo leggerò, ma grazie davvero Manu per questa recensione così riflessiva e che fa a sua volta pensare...
    Un bacione!

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