mercoledì 3 aprile 2013

Birmania o Myanmar?

Un paio di giorni fa ho finito di leggere "Perchè i pesci non affoghino" di Amy Tan.
La Tan, per me un'autentica novità, è un'autrice finemente ironica e spiritosa; nel romanzo da' un'immagine dissacrante del "turista americano" e delle sue idiosincrasie. In questo l'ho trovata davvero geniale ed acuta.
Ma, nel corso della lettura, si capisce bene che la Tan non vuole puntare il dito sull'America, ma sull'Asia e sulla sua situazione politica.
Alcuni giorni fa ho riportato in questo post la frase di un Anonimo che da' il titolo ed apre il libro. L'avevo trovata spiritosa, divertente. Devo ammettere che una volta conclusa la lettura mi ha divertito molto meno.
Per farla breve, il libro narra la strana avventura di 11 turisti americani, in viaggio in Birmania, che vengono "sequestrati" da una tribù di etnia Karen. Tutta la vicenda si sviluppa nel difficilissimo contesto politico birmano. Ma...
Per prima cosa la Birmania non si chiama più così dal 1989, data in cui la giunta militare appena salita al potere le impose il nome di Myanmar definendolo un nome "etnicamente neutro"...
Guidato da un regime militare, il paese è quindi, de facto, una dittatura militare, sebbene giuridicamente si dichiari una repubblica presidenziale.
La popolazione è molto composita e l'integrazione dei vari gruppi etnici è di difficile attuazione, anche perchè le 135 etnie della nazione sono state raggruppate in base a dove sono stanziate piuttosto che in base alle differenze etnico/linguistiche.
L'aspettativa di vita è circa 58 anni per gli uomini e 64 per le donne, la mortalità infantile è del 69 per mille; tutti dati che portano la Birmania nella fascia dei paesi a basso sviluppo. Quasi il 79% della popolazione vive in villaggi.
A " migliorare" le cose mettiamoci anche che nel 1988, quando s'instaurò il potere militare, iniziò una feroce guerra civile. Ogni insurrezione popolare veniva sedata nel sangue ed è ancora in corso un conflitto molto aggressivo fra il governo ed il gruppo etnico dei Karen (... guarda caso proprio "i rapitori" del romanzo...).
L'area più colpita dalle dimostrazioni di violenza dei militari è quella sud-orientale, di conseguenza migliaia di esuli si muovono verso il confine con la Thailandia, dove sono istituiti dei campi profughi. I rifugiati hanno però scarse possibilità di migliorare le loro condizioni di vita, mancando ogni fornitura elettrica e di medicinali. La popolazione è estenuata dalla fame, è malnutrita e molti bambini, per sopravvivere, sono costretti alla prostituzione o al lavoro forzato; motivo per cui le persone sono facile bersaglio di parassiti, vermi, malaria, epatite, malattie veneree e AIDS.
Questa, riassumento moltissimo e semplificando, è la condizione politica della Birmania. Immaginate 11 turisti americani che di tutto ciò non vedono nulla ( diciamo pure che un po' hanno gli occhi foderati di prosciutto e un po' il regime si preoccupa molto del fatto che nulla trapeli delle atrocità che accadono nel paese).
Poi, improvvisamente, vengono rapiti dalla popolazione di un piccolo villaggio Karen che vede in un ragazzo della comitiva il proprio Messia reincarnato, la speranza di un futuro libero. Ecco, questo rapimento, che rapimento non è, apre loro gli occhi: attraverso i racconti degli abitanti vengono a conoscere la verità. E decidono così di aiutarli. A questo punto si capisce il vero significato del titolo. Gli 11 americani, in buonissima fede, una volta liberati, veramente sono convinti di aiutare i loro amici Karen ( non vi dico il modo perchè il libro merita di essere letto), ma ciò che ottengono è esattamente quello che accade ai pesci pescati e portati a riva affinchè non affoghino... E questo lascia un grande amaro un bocca ...
E' la dura realtà di tanti e tanti popoli: l'happy ending non esiste. Triste ma vero. Certe situazioni non sono così semplici da risolvere; non basta un po' di campagna in TV e due articoli di giornale. I regimi hanno il braccio e la memoria lunga e, prima o poi, il conto lo vengono sempre a saldare.

2 commenti:

  1. Questa tua recensione e la spiegazione sulla situazione della Birmania sono interessantissime. Il libro di cui parli mi incuriosisce molto, anche perchè, ammetto l'ignoranza, non sapevo praticamente niente della Birmania. Ho cercato la trama e ho letto anche che la vicenda è narrata da un personaggio che in realtà è morto, o forse ho capito male. Comunque grazie della segnalazione. A presto!

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  2. Hai capito benissimo Tamara: l'io narrante è una morta, colei che avrebbe dovuto essere la capogruppo del viaggio.
    Nemmeno io sapevo nulla della Birmania e questo libro mi ha spinto a volerne sapere di più. Fra l'altro ci sono cose molto belle da vedere ed una cultura affascinante.

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