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martedì 7 giugno 2022

Un'amicizia, Silvia Avallone

 Un'amicizia. Un titolo semplicissimo, quasi scarno, ma è proprio in quell'articolo indeterminativo la forza della scelta. Quella si cui si parla non è "l'amicizia", quella che sta sopra tutte le altre che si allacciano nella vita (anche se poi viene percepita come tale per tutto il libro), è "un'amicizia": lo è per la protagonista e lo è perché è rappresentativa di quel sentimento per molti di noi lettori. Anche se poi in affetti, quest'ultimo romanzo di Silvia Avallone, smuove molti sentimenti ed affronta diversi argomenti. 

Trama:

Elisa ha quattordici anni, viene da Biella ed è stata costretta al trasloco a T. sulla costa Toscana. La sua famiglia è disastrata, i genitori sono separati da molti anni (il padre vive a T) e lei ed il fratello sono sempre stati con la madre, una donna immatura e poco organizzata che ha affrontato la vita e la maternità disarmata, non sapendo bene come affrontare le prove della vita di tutti i giorni, improvvisando parecchio e lasciandoli molto a loro stessi. Elisa si ritrova a T sola con il padre, un mezzo sconosciuto seppur animato dalle migliori intenzioni; è tutto un disastro, Elisa odia T, disprezza se stessa da sempre, non si accetta, non si piace, trova rifugio solo in biblioteca e nella lettura. Poi incontra Beatrice. Diversissima da lei: bella, determinata, anche un po' stronza, ma con le sue fragilità e le sue tenerezze. Forse perché entrambe in qualche modo ai margini, Elisa e Beatrice diventano amiche per la pelle. Il romanzo è il racconto dei loro anni di liceo e del primo anno di università, visto con gli occhi di Elisa.

Primo argomento di dibattito è, ovviamente l'amicizia. Quella tra Elisa e Beatrice è un'amicizia fra ragazze, nata sui banchi, profonda, simbiotica, sbilanciata come spesso sono le amicizie a quell'età: Beatrice guida ed Elisa segue. Questo, è evidente, prelude ad un disastro, perché prima o poi chi è in posizione subalterna si stufa di esserlo e gli equilibri cominciano a vacillare. Siamo ognuna la Beatrice o l'Elisa di qualcuno. Come scrive la Avallone:"La verità è che il lutto per un'amicizia finita non si risolve. Non c'è modo di curarlo, rielaborarlo, chiudere e andare avanti. Rimane lì, piantato in gola, a metà tra il rancore e la nostalgia."

E' vero, per noi come per come Elisa, che passa gli anni a guardare Beatrice da lontano attraverso i social network. 

Secondo argomento, la genesi dei social network. All'inizio delle vicende il web è appena agli albori, nessuno ha il cellulare si usa il telefono fisso: sembra un secolo fa vero? Invece no, solo poco più di una ventina d'anni fa le cose stavano così, poi il mondo è cambiato in modo radicale. Nel romanzo è Beatrice quella che percepisce le possibilità della rete. Elisa incarna i valori della parola stampata e cui rimarrà sempre fedele. La domanda di fondo, cui volutamente non viene data risposta perché ognuno ha la sua, è: quanta realtà c'è nei post dei social? Quanta vita vera c'è lì dentro? Quanto c'è di una persona, dei suoi sentimenti, del suo essere profondo? Il personaggio di Beatrice è un po', dico io, sulla falsariga del personaggio Chiara Ferragni. Alla fine del romanzo non è più Bea, l'amica di gioventù, è "la Rossetti", il personaggio di Instagram che ogni poche ore posta un luogo, un abito, un rossetto insomma una nuova tendenza; per Elisa la sua vecchia amica perde la sua identità in quel mondo d'immagini che si è scelta, non cambia mai, non evolve, è sempre uguale a se stessa, foto, dopo foto, dopo foto. Leggendo questo ho pensato che forse è per questo che, negli ultimi anni, gli influencer hanno aperto le porte delle proprie case ai social network, postando gravidanze, malattie, dispiaceri: un tentativo ultimo di essere autentici, di essere vivi, umani, non solo schiacciati su un'immagine perfetta e sempre identica.

Funziona? Personalmente non lo so, ho qualche dubbio. Ma da come, anche gente che conosco, perde tempo a scrivere sui profili e sui post di certi personaggi noti, forse invece l'illusione della vicinanza sociale funziona. Voglio dire io non riesco a pensare che se seguo Tizio sui social e Tizio comunica al mondo che ha l'influenza ed io gli scrivo un messaggio con i miei migliori auguri, ecco dicevo io non riesco a pensare che Tizio poi lo legga e che gliene freghi qualcosa e che questo sistema crei una connessione fra di noi, ci renda amici. Insomma io non lo farei e non lo faccio. Ma tanta gente sì. Quindi boh alla fine funziona? e magari sbaglio io? beh fa lo stesso, sbaglio volentieri!

Ricapitolando questo libro mi è piaciuto molto. Ho letto recensioni che ne dicevano peste e corna anche a livello stilistico; io non trovo, anzi l'ho trovato molto più maturo di "Acciaio" (l'unico altro libro che ho letto). Ho letto critiche feroci sulla scelta del tema amicizia, di nuovo, dopo Acciaio e Marina Bellezza ... perché? un autore scrive quello che sente fortemente dentro di se, evidentemente la Avallone aveva molto da dire sull'amicizia fra ragazze, probabilmente è stato un punto nodale della sua vita? In un'intervista ho letto che questo romanzo deve appunto chiudere un ciclo, una prima parte della sua vita e della sua opera che aveva bisogno di quest'ultimo romanzo per essere completamente risolta.

Personalmente ho trovato molto della mia vita nelle vicende di Elisa e Beatrice; è stato un doloroso salto nel passato perché anch'io ho la mia amicizia finita che però è, ancora oggi, un lutto irrisolto. Consiglio senza alcun dubbio la lettura di questo romanzo. Vi lascio con questa citazione dal film "Stand by me" tratto dal racconto di Stephen King:

Non ho mai più avuto amici come quelli che avevo a dodici anni. Gesù, ma chi li ha?


PS: la copertina è bellissima

Silvia Avallone

GIUDIZIO PERSONALE: ❀❀❀❀ e 1/2


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