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martedì 5 aprile 2022

La vita quotidiana a Bologna ai tempi di Vasco, Enrico Brizzi

 Vi confesso che questo libro l'ho cercato per mari e per monti. La cosa bella è che ancora adesso non so il perché; voglio dire, non so esattamente cosa mi aspettassi, ma quello che poi ho trovato alla fine mi ha soddisfatto. Sia chiaro, questo romanzo non aggiunge e non toglie niente alla letteratura italiana: è scritto bene (ditemi tutto quello che volete ma non che Brizzi non scrive bene), scorre leggero e, ai più, non dirà niente di che. Non a me.

La linea trainante della narrazione è Vasco, ok, ma appare subito evidente che è un pretesto. Diciamolo, io e Brizzi siamo coetanei (l'ho detto già altre volte che siamo legati dall'anagrafica) e, riflettendoci, io stessa se volessi trovare una linea rossa che ha accompagnato la mia infanzia, adolescenza, giovinezza e, ahimè, maturità non potrei che scegliere il Blasco. Le sue canzoni, piacessero o meno, sono in effetti state la colonna sonora della nostra vita, fino qui. Il libro è una nostalgica e divertente autobiografia della gioventù dell'autore, dalla tenerissima età ad oggi. Ha il limite che se non sei bolognese o non sei almeno transitato spesso per Bologna per parentele varie e/o per studio non lo capisci e non ti lascia niente. Quindi non è un libro per tutti, ma forse, non so, non aveva nemmeno la presunzione di esserlo. A volte credo che si scriva di un argomento perché se ne ha voglia. Punto. Poi se gli altri lo capiscono bene, altrimenti ciao. Fine del discorso.

Stringendo, io l'ho capito. Come ho scritto anche a proposito de "Il matrimonio di mio fratello", io e l'autore condividiamo età, esperienze, luoghi di nascita e di crescita ed anche passioni collaterali: quindi i suoi primi 20/25 anni di vita somigliano molto ai miei. E' stato un bel periodo. Ho letto recensioni feroci e, secondo me di parte, riguardo questo libro. Brizzi non dedica un cantico alla perfezione della sua città, semplicemente descrive come essa è cambiata nei decenni, così come sono cambiati i suoi abitanti. Bologna, nei secoli, è stata tante cose: città etrusca, celtica, romana, longobarda, sede della prima università d'Europa, poi gran casino, poi papale, poi napoleonica, poi di nuovo papale, liberale, fascista ed infine comunista. Un crogiolo di avvenimenti e influenze che ne hanno fatto la città che ho conosciuto: aperta, dotta, a volte snob a volte popolana. Lo canta anche Guccini nella sua dedica d'amore alla città che l'ha ospitato a lungo:

"Bologna è una donna emiliana di zigomo forte
Bologna capace d'amore, capace di morte
Che sa quel che conta e che vale, che sa dov'è il sugo del sale
Che calcola il giusto la vita e che sa stare in piedi per quanto colpita
Bologna è una ricca signora che fu contadina
Benessere, ville, gioielli
E salami in vetrina
Che sa che l'odor di miseria da mandare giù è cosa seria
E vuole sentirsi sicura con quello che ha addosso, perché sa la paura"

E davvero questa è la nostra città: la più piccola delle metropoli italiane, un posto dove ancora puoi conoscere tutti quelli del "tuo ambiente", ma dove c'è ancora la capacità di sperimentare, di guardare fuori dalla propria cerchia; certo, bisogna volerlo, ma le occasioni non mancano.  

A causa della pandemia sono più di due anni che non faccio la mia gita solitaria in città e ne ho molta nostalgia. Mi prendo una giornata per me, niente marito niente figlie, prendo il treno e già quando scendo al piazzale ovest sento l'energia della mia città natale.  Quand'ero giovane vedevo le possibilità: gente di tutta Italia, negozi, musei, piazze. Ora cerco le memorie: le cerco lungo via Indipendenza, poi in piazza Maggiore ed infine nei negozi del Quadrilatero dove non smetterò mai di cercate l'ombra di mia nonna che grida "Venite! Oggi le arance sono bellissime!"... E ora basta ragazzi/e perché già mi scendono le lacrime e direi che per oggi ho scavato nel passato già abbastanza.

Comunque grazie Enrico Brizzi perché ad ogni libro mi smuovi sentimenti.

Non ve lo consiglio. Vi ho detto di cosa parla. Scegliete voi. Per quel che mi riguarda, beh, obiettivo centrato.

Enrico Brizzi


GIUDIZIO PERSONALE: ❀❀❀

venerdì 9 novembre 2018

VdL - Il matrimonio di mio fratello, Enrico Brizzi

La prima volta che ho incontrato "incontrato" Enrico Brizzi ero una giovane universitaria appena uscita dal liceo di cui conservavo ancora gli odori e gli ardori; il suo primo libro, "Jack Frusciante è uscito dal gruppo", fu un po' un colpo di fulmine pur nella sua semplicità. Per me era facile amarlo e farlo mio: ambientato a Bologna, la mia città, nei luoghi che conosco e che amo, il liceo Galvani in fondo non così diverso dal mio liceo di provincia, gli amici, le serate pazze e inconcludenti, l'amore adolescenziale ... eh ... chi non se lo ricorda?! All'epoca erano cose così vicine nel tempo che finii per adorare questo libro, leggendolo e rileggendolo fino consumarlo.
Dopo quasi 25 anni "rincontro" il signor Brizzi e ... beh, siamo cresciuti entrambi, siamo due adulti che parlano e scrivono/leggono da adulti. Ma ci conosciamo e ci riconosciamo in una corrispondenza che si rinnova anche a distanza di tempo. Questa è una storia da adulti, ma la narrazione è dolce e nostalgica come, a modo sua, lo era quella del protagonista adolescente di allora; solo più matura e disincantata.
Trama tratta da Mondadori:
Teo ha 39 anni, un lavoro sicuro, una bella casa, una macchina aziendale ed una donna diversa ogni week-end. Non ama impegnarsi troppo a fondo per quel che riguarda i sentimenti, ma la sua vita gli va abbastanza bene così. Non come suo fratello Max che ha sempre avuto un atteggiamento radicale in ogni cosa: nel rapporto con i genitori come nell'amore per l'alpinismo; nello sposarsi a fare i figli dopo i trenta, come nel separarsi rovinosamente dopo i quaranta.
Teo sta rientrando a Bologna dopo giorni di lavoro lungo la costa adriatica quando riceve la telefonata dei genitori, i quali lo informano, angosciati, che Max non si trova insieme ai suoi bambini.
Così Teo si lancia in un viaggio a rotta di collo verso l'Alto Adige, dove Max vive. Un viaggio che è anche un viaggio nel passato.

Sostanzialmente questo romanzo è la narrazione della vita, dagli anni '70 ad oggi, di una famiglia italiana normalissima, come ce ne sono tante, potrebbe essere la mia come la vostra. Per questo, quello con Enrico Brizzi, è stato di nuovo un incontro emotivo molto bello.
Io sono sostanzialmente coetanea di Max, quindi leggere la loro vita, dall'infanzia all'età adulta, è stato un po' come rileggere la mia. I giochi da bambini in cortile, le vacanze al mare in Romagna con la nonna, persino l'amore per la montagna, pure questo abbiamo in comune. La scuola, gli anni che passano, l'inevitabile distanza che in adolescenza si crea fra fratelli; il rapporto con la famiglia, che è diversa dalla mia ma alla fine neanche poi così tanto; il ritrovarsi, una volta adulti.
Sullo sfondo l'Italia che cambia e che fa capolino fra le pagine e nella vita dei protagonisti: dall'"Italia da bere" degli anni '80, al terremoto di Mani Pulite alle incertezze della Seconda Repubblica. Noi, figli degli anni '70, figli del boom economico, eravamo destinati a grandi cose; abbiamo avuto un'istruzione eccellente, pagata a suon di sacrifici dai nostri genitori, convinti che questo ci avrebbe spianato la strada verso una vita di successo. Ma la società è cambiata attorno a noi e ci siamo ritrovati ad annaspare soffocati da mutui impossibili, lavori precari ed un'economia che non è più in boom ma in flop.
Quindi, quello che sembra un romanzo semplice, forse pure banale, è invece un romanzo che narra in maniera puntuale ed efficace la storia degli ultimi 40 anni, i cambiamenti sociali e culturali, il tutto attraverso gli occhi di due fratelli.
In questo libro ho ritrovato Bologna, i bolognesi, le mie esperienze dall'infanzia alla maturità; ho ritrovato il mio Paese, i suoi cambiamenti e le sue promesse infrante; ho ritrovato anche le mie montagne, dall'appennino bolognese, dove vivo, all'Alto Adige che amo fin dalla fanciullezza e che per me, come per Max, è il luogo del cuore.
Non vi garantisco che, per tutti i motivi personali sopra elencati, questo romanzo piacerà a voi com'è piaciuto a me, ma io ve lo consiglio comunque.
La narrazione è scorrevole e rende piacevole la lettura, i personaggi sono studiati ed analizzati veramente molto bene; non mancano le situazioni divertenti ed i simpatici aneddoti famigliari che strappano un sorriso.
Come inciso segnalo che la parte riguardante le scalate degli "ottomila" mi ha spronata ad un personale approfondimento del tema, facendomi scoprire alcuni testi (fra i quali la biografia di Manolo) che sono entrati di prepotenza nella lista dei libri da leggere. Non da ultimo mi sono resa conto che per tutto il tempo mi ronzava in testa una frase: Sector, no limits ... poi dicono i condizionamenti della pubblicità 😄



GIUDIZIO CRITICO: ❀❀❀❀
Troverete altri suggerimenti di lettura su Homemademamma, promotrice dell'iniziativa del Venerdì del Libro.