Montanari Family

Montanari Family
Robby, Manu, Tata, Pissi, Pepe, Oscar, Giorgio

lunedì 23 maggio 2022

23 Maggio 1992

 Ci sono date che tracciano una linea, nella storia e nella vita personale; il 23 Maggio 1992 è una di quelle.

Se mi ricordo dov'ero? Certo che sì.

All'epoca avevo 18 anni, ero in 5a superiore e, probabilmente, stavo pensando all'esame di maturità che presto avrei dovuto affrontare. Ero una appassionata ammiratrice di Falcone. Il tema della lotta alla mafia è sempre stato importante per me, avevo seguito l'infinito svolgersi del maxiprocesso, le fortune alterne del giudice, la vergognosa pagina dei "corvi" del palazzo di giustizia. Sentivo, con quella fede assoluta che solo gli adolescenti possono avere, che era tutta una trama montata ad arte, che Falcone dava fastidio e non solo a Cosa Nostra.

Ma quel giorno, anzi quella sera, ero andata ad accompagnare mio padre in aeroporto, doveva partire per lavoro alla volta di Singapore. All'epoca non è che si prendesse l'aereo proprio tutti i giorni, io per esempio non l'avevo mai preso, quindi lo avevamo accompagnato perché era un po' come un evento! Eravamo poi salite, io e mia madre, sulla terrazza panoramica per vederlo decollare. Ricordo che in quel momento il sole basso della sera aveva riverberato sugli oblò incendiandoli: mi aveva fatto un brutto effetto, tanto che dissi mia madre "mamma mia, sembrava qualcosa che scoppiava!" Lei aveva riso dandomi dell'esagerata, così, ridendo della mia suggestionabilità, avevamo riguadagnato l'auto per rientrare a casa.

Solo più tardi quella sera, scoprii che all'ora in cui l'aereo di mio padre si alzava dalla pista, la macchina del giudice Falcone si alzava nel cielo di Capaci.

Dopo 30 anni è la prima volta che racconto questa storia. Incredibile? Sicuro.  Ma è la verità che ci crediate o no, non m'interessa.

Fatto è che quella sera piansi amare lacrime di dolore e disillusione. Pensavo solo che non era possibile, che non potevano averlo fatto, che non era giusto, che l'avevano lasciato solo... Che tutto era perduto. Che avevano vinto "loro".

Ma quando, nei giorni successivi, vidi la reazione della Sicilia pensai che forse no, che i miei coetanei siciliani avevano compreso la parola di quel giudice dal viso buono e dall'involontario eroismo (fra le altre cose a settembre '92 in nelle università italiane ci fu un boom di iscrizioni a giurisprudenza) .

Dopo 30 anni lo penso ancora. Penso che quello che fecero Falcone e Borsellino segnò una svolta fondamentale. Penso anche però che la mafia non si può eliminare; ha cambiato pelle ma è sempre lì, come e forse più di prima. Uccide meno? Non lo so, forse è solo diventata più subdola e batte le legge in altri modi. Ma so, sono certa e non smetterò mai di proclamare che se abbiamo degli eroi veri in questo nostro Paese disgraziato, allora quegli eroi sono questi due uomini che hanno spianato la legge e la parola davanti alla ferocia di chi spianava la pistola.

Oggi ci chiedevamo con mio marito se Riina è ancora vivo o no, credo sia morto, non m'interessa. Ma chissà se dall'inferno dove si trova l'ha capito che non è stato niente... Perché di lui non ci ricordiamo nemmeno se è vivo o morto. Di Giovanni Falcone ci ricordiamo tutti.

Quindi, alla fine, chi ha vinto?

martedì 17 maggio 2022

Il maestro delle ombre, Donato Carrisi

 Ultimo capitolo della serie "Marcus e Sandra", mi dispiace dirlo ma, per me, il peggiore dei tre (dei primi due romanzi ve ne ho parlato qui e qui).

Trama:

Roma si trova al centro di una tempesta perfetta: una perturbazione violentissima e 24h di blackout programmato. Peccato che nessuno si ricordi della bolla emanata da papa Leone X in cui diceva che "mai, mai, mai" la città sarebbe dovuta rimanere al buio...

Nel frattempo Marcus, il penitenziere, si sveglia in una cripta sotterranea, nudo e senza più memoria di ciò che gli è accaduto negli ultimi giorni. Partendo da un messaggio scritto da lui stesso cerca di ricostruire i propri passi, ma, come già accaduto in passato, ha bisogno dell'aiuto di Sandra per venirne a capo. Nel frattempo il blackout ha scatenato una strana follia in città che improvvisamente sembra popolata da zombie dallo sguardo vuoto.

Quella di Marcus e Sandra è una lenta discesa nell'inferno di una profezia vecchia di secoli. Cosa troveranno i sopravvissuti all'alba del giorno dopo? Chi si cela dietro i fatti che Marcus non riesce a ricordare?

Seppur partendo da presupposti molto stuzzicanti, il romanzo non decolla mai veramente. Un Marcus che pare fragile a causa dell'amnesia, in difficoltà rispetto al solito, una Sandra invece molto più forte e determinata: i due personaggi sono sempre belli, ma sono un po' tutto quello che si salva in questa storia strana che, non me ne voglia l'autore che io sono una povera profana, sembra un po' eccessiva.

Quello che non posso proprio perdonargli è di non aver sciolto i nodi dei romanzi precedenti: Marcus continua a vive, ignaro, una vita non sua. Inoltre il finale è buio: si può intuire cosa sarà dei protagonisti, ma non viene detto chiaramente, un po' come se Carrisi non fosse certo di volersi separare da loro definitivamente. Ma forse, come si evince dalle note finali dell'autore, qui il punto non era tanto la trama in se, qui il punto era distruggere Roma in poche ore. Il romanzo ha qualcosa di gotico, Roma perennemente sotto la pioggia, distrutta da un'esondazione del Tevere, al buio assoluto; forse non a caso poi molte scene sono ambientante in luoghi sotterranei, bui ed angusti, c'è sicuramente una scelta stilistica in questo.

Si toccano anche temi molto interessanti come la dipendenza che abbiamo tutti dall'energia elettrica: più di ogni altra cosa il blackout ci getta nello smarrimento, senza la nostra tecnologia, senza televisione, senza impianti d'allarme, ci sentiamo nudi ed in preda agli elementi. Soprattutto oggi siamo irrimediabilmente dipendenti dagli smartphone e da internet, senza di loro ci sentiamo tagliati fuori dalla vita. 

Un pensiero poi, del personaggio di Vitali, mi ha molto colpita e mi ha fatto pensare alla pandemia; parlando dei fatti terribili accaduti: "Vitali sapeva che la gente avrebbe dimenticato in fretta, nessuno avrebbe imparato nulla da quella notte. Tranne, forse, i morti."

La lettura è avvincente come al solito, ma nel complesso non sono rimasta entusiasmata come per i due libri precedenti.


GIUDIZIO PERSONALE: ❀❀ e 1/2


martedì 26 aprile 2022

La ragazza dagli occhi di carta, Ilaria Tuti (racconto)

 Buongiorno a tutti!

Il libro di oggi, prequel della serie di Teresa Battaglia scritto prima di "Fiori sopra l'inferno", è un racconto breve di Ilaria Tuti dove troviamo per la prima volta tutti i protagonisti a noi già noti.

C'è una Teresa Battaglia già informata della sua malattia, malattia che però qui è appena agli esordi e le causa solo qualche piccolissima dimenticanza.

C'è Marini, il suo braccio destro, che già manifesta un attaccamento protettivo nei confronti del suo superiore.

Ci sono tutti gli altri personaggi più o meno secondari che poi ritroveremo nei romanzi successivi.

Trama:

Un uomo coperto di sangue non suo viene fermato da una volante in evidente stato confusionale; nello zaino ha una mano di donna tranciata di netto e la foto di una ragazza a cui, sugli occhi, sono stati incollate due ellissi di carta. Presumibilmente la ragazza della foto è anche la "proprietaria" della mano, quindi c'è probabilmente un cadavere da cercare, di cui però Teresa ed i suoi uomini non conoscono l'identità...

Diciamo subito che questa breve storia non aggiunge e non toglie nulla ai libri che l'hanno poi seguita. Probabilmente, ipotizzo, era un primo esperimento letterario che metteva in campo personaggi che sono poi stati affinati successivamente. L'ambientazione, il ritmo narrativo e l'atmosfera sono quelle che poi troveremo in "Fiori sopra l'inferno". C'è sempre qualcosa di molto inquietante nella natura di Ilaria Tuti: boschi, radure, laghi montani, tutto sottende un senso d'inquietudine, di attesa per non dire proprio di paura. Nella purezza dell'ambiente alpino si nasconde la corruzione umana che quasi contamina l'ambiente, questo concetto nei libri della Tuti è sempre presente. Ed in questo racconto c'è il germe di tutto. 

Quindi, ribadisco, una storia che racchiude in divenire tutti i temi della serie del commissario Battaglia, uno stile che, a mio parere, è già quello che troveremo in seguito, una conduzione del phatos già buonissima. Carino da leggere, senza aspettative ma come puro esercizio di lettura, se già si conosce la serie.

Ilaria Tuti


GIUDIZIO PERSONALE: ❀❀❀

martedì 5 aprile 2022

La vita quotidiana a Bologna ai tempi di Vasco, Enrico Brizzi

 Vi confesso che questo libro l'ho cercato per mari e per monti. La cosa bella è che ancora adesso non so il perché; voglio dire, non so esattamente cosa mi aspettassi, ma quello che poi ho trovato alla fine mi ha soddisfatto. Sia chiaro, questo romanzo non aggiunge e non toglie niente alla letteratura italiana: è scritto bene (ditemi tutto quello che volete ma non che Brizzi non scrive bene), scorre leggero e, ai più, non dirà niente di che. Non a me.

La linea trainante della narrazione è Vasco, ok, ma appare subito evidente che è un pretesto. Diciamolo, io e Brizzi siamo coetanei (l'ho detto già altre volte che siamo legati dall'anagrafica) e, riflettendoci, io stessa se volessi trovare una linea rossa che ha accompagnato la mia infanzia, adolescenza, giovinezza e, ahimè, maturità non potrei che scegliere il Blasco. Le sue canzoni, piacessero o meno, sono in effetti state la colonna sonora della nostra vita, fino qui. Il libro è una nostalgica e divertente autobiografia della gioventù dell'autore, dalla tenerissima età ad oggi. Ha il limite che se non sei bolognese o non sei almeno transitato spesso per Bologna per parentele varie e/o per studio non lo capisci e non ti lascia niente. Quindi non è un libro per tutti, ma forse, non so, non aveva nemmeno la presunzione di esserlo. A volte credo che si scriva di un argomento perché se ne ha voglia. Punto. Poi se gli altri lo capiscono bene, altrimenti ciao. Fine del discorso.

Stringendo, io l'ho capito. Come ho scritto anche a proposito de "Il matrimonio di mio fratello", io e l'autore condividiamo età, esperienze, luoghi di nascita e di crescita ed anche passioni collaterali: quindi i suoi primi 20/25 anni di vita somigliano molto ai miei. E' stato un bel periodo. Ho letto recensioni feroci e, secondo me di parte, riguardo questo libro. Brizzi non dedica un cantico alla perfezione della sua città, semplicemente descrive come essa è cambiata nei decenni, così come sono cambiati i suoi abitanti. Bologna, nei secoli, è stata tante cose: città etrusca, celtica, romana, longobarda, sede della prima università d'Europa, poi gran casino, poi papale, poi napoleonica, poi di nuovo papale, liberale, fascista ed infine comunista. Un crogiolo di avvenimenti e influenze che ne hanno fatto la città che ho conosciuto: aperta, dotta, a volte snob a volte popolana. Lo canta anche Guccini nella sua dedica d'amore alla città che l'ha ospitato a lungo:

"Bologna è una donna emiliana di zigomo forte
Bologna capace d'amore, capace di morte
Che sa quel che conta e che vale, che sa dov'è il sugo del sale
Che calcola il giusto la vita e che sa stare in piedi per quanto colpita
Bologna è una ricca signora che fu contadina
Benessere, ville, gioielli
E salami in vetrina
Che sa che l'odor di miseria da mandare giù è cosa seria
E vuole sentirsi sicura con quello che ha addosso, perché sa la paura"

E davvero questa è la nostra città: la più piccola delle metropoli italiane, un posto dove ancora puoi conoscere tutti quelli del "tuo ambiente", ma dove c'è ancora la capacità di sperimentare, di guardare fuori dalla propria cerchia; certo, bisogna volerlo, ma le occasioni non mancano.  

A causa della pandemia sono più di due anni che non faccio la mia gita solitaria in città e ne ho molta nostalgia. Mi prendo una giornata per me, niente marito niente figlie, prendo il treno e già quando scendo al piazzale ovest sento l'energia della mia città natale.  Quand'ero giovane vedevo le possibilità: gente di tutta Italia, negozi, musei, piazze. Ora cerco le memorie: le cerco lungo via Indipendenza, poi in piazza Maggiore ed infine nei negozi del Quadrilatero dove non smetterò mai di cercate l'ombra di mia nonna che grida "Venite! Oggi le arance sono bellissime!"... E ora basta ragazzi/e perché già mi scendono le lacrime e direi che per oggi ho scavato nel passato già abbastanza.

Comunque grazie Enrico Brizzi perché ad ogni libro mi smuovi sentimenti.

Non ve lo consiglio. Vi ho detto di cosa parla. Scegliete voi. Per quel che mi riguarda, beh, obiettivo centrato.

Enrico Brizzi


GIUDIZIO PERSONALE: ❀❀❀

martedì 15 marzo 2022

Tango alla fine del mondo, Diego Cugia

 Cercherò di essere il più concreta possibile nel recensire questo romanzo che, tra l'altro, ho appena terminato: ho voluto farla proprio in tempo reale! Per me si tratta di una recensione complicata perché il libro mi ha suscitato molti sentimenti, fortemente contrastanti tra loro. Il che di per se è un bel segno: se una storia ti scuote vuol dire che un bel pezzo di lavoro l'ha già fatto. Ma veniamo ai fatti.

Siamo in Sicilia, alla fine dell'800, e la famiglia Maggio, il padre Michele con la moglie Caterina e le figlie gemelle diciassettenni Diana e Olivia, si mette nei guai; sono contadini e, accusati di aver preso parte ad una protesta contro l'aumento delle tasse, si vedono confiscati tutti i loro averi. Ridotti in povertà, abboccano all'amo di don Tano Calò, losco figuro che truffa la gente disperata vendendo loro "salvifici" biglietti per l'Argentina, terra di grandi ricchezze.

Ma don Tano non è solo un truffatore, è un prepotente, laido e malvagio, abituato a prendersi tutto ciò che vuole e, purtroppo, Tano vuole Diana, fiera fanciulla nel fiore della sua bellezza. Così con un bieco stratagemma la costringe a rimanere in Sicilia mentre il resto della famiglia parte per Buenos Aires convinta di averla lasciata in mani sicure. Per Diana comincia un inferno che la porterà a vivere situazioni impossibili da sopportare per una ragazza così giovane.

Contemporaneamente la sua famiglia arriva in Argentina dove scopre l'inganno di Tano, il padre per fortuna trova un impiego al mattatoio della Boca, quartiere del porto, e la sera suona al Bandoneon, locale dove Michele e altri immigrati inventano una nuova musica: il tango. La nuova terra comincia a scorrere nelle vene di Michele, specialmente quando conosce Blanca, moglie del suo datore di lavoro. Scocca la scintilla a cui entrambi non possono resistere. 

Le vite di tutti cambieranno completamente e, col tempo, anche Diana approderà a Buenos Aires; ma quello che ha vissuto a Palermo ha ucciso la sua parte bambina e innocente; ora Diana è una donna che sa quello che vuole: vendetta.

Nelle pagine finali Cugia definisce questo romanzo un feuilleton. Vero. Ed è proprio per questo che suscita in me sentimenti contrastanti. Scritto è scritto molto bene, ti prende, scorre, anche la storia ha un'ambientazione interessante. I personaggi sono delineati, sfaccettati, nessuno di loro, tranne Olivia la mia preferita, è completamente buono o cattivo. Persino Tano, che di buono non ha niente, mostra sprazzi di tenerezza nei confronti di Diana, certo una tenerezza malata e possessiva, l'unico modo in cui un uomo come lui può amare.

Quindi dicevamo che lo stile è assolutamente apprezzabile; la storia in se però mi ricorda troppo una telenovela, per l'appunto, sudamericana. Nei saluti finali Cugia parla fra l'altro di una trasposizione di cui però non ho trovato traccia, quindi non so se esista, ma ci starebbe assolutamente.

Non rientra tanto nelle mie corde questo tipo di storia di amori, passioni, omicidi, tradimenti, ruberie e corna varie. Apprezzo la descrizione, che sottende tutta la narrazione, della nascita del tango come musica e come ballo. Apprezzo la descrizione dell'Argentina, di Buenos Aires e della vita degli emigranti, trattati come feccia dalla popolazione locale... farebbe bene ricordarsi che anche noi siamo stati un popolo di migranti trattati come animali nei luoghi dove approdavamo poveri e affamati...

Nel complesso lo reputo un buon libro, meritevole di essere letto. Se poi vi piacciono anche le storie d'amore tormentate vi farà impazzire. Una menzione per il personaggio di Olivia, la gemella dipinta come la più debole che in realtà si dimostra la più forte, compassionevole e determinata di tutti.


Diego Cugia


GIUDIZIO PERSONALE: ❀❀❀ e 1/2