Montanari Family

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Robby, Manu, Tata, Pissi, Pepe, Oscar, Giorgio

domenica 2 agosto 2020

VdL fuori programma - Il nostro due agosto (nero), Luca Martini

Ormai è quasi una tradizione, intorno alla data del 2 agosto, ogni anno, leggo o vedo qualcosa che abbia a che fare con la strage alla stazione di Bologna.
Ho già spiegato l'anno scorso per quale motivo sono così legata a questa data.
Quello di oggi è un piccolo ebook creato per il trentaquattresimo anniversario della strage. Quest'anno saranno 40 anni e non siamo più vicini alla verità di quanto lo fossimo allora. Non lo saremo mai. Questa strage è solo la più efferata, crudele e, perché no, scenografica, delle stragi che hanno insanguinato l'Italia in quel periodo. Di tutte si è scoperto qualcosa, magari l'esecutore, ma non tutto. I mandanti quasi mai...



Mi è piaciuto davvero molto questo piccolo ebook: 44 racconti di gente comune che racconta dov'era e cosa si ricorda di quel giorno. Fino ad oggi non ero certa dell'origine dei miei sentimenti nei confronti di quest'evento; in fondo avevo solo 7 anni e vive a 60 km dalla città, cosa può aver innescato questo sentimento di perdita, di identificazione, questa ferita che ogni anno sanguina come sa avessi perso anch'io qualcosa quel giorno? Leggendo questo ebook ho scoperto che per moltissime persone è così. Dei 44 racconti la maggioranza sono di persone che all'epoca erano molto piccole, circa come me o poco più, molte vivevano lontane da Bologna oppure erano in vacanza in riviera. Riflettendo ho capito che forse proprio quella è la chiave, il fatto che fossimo bambini o ragazzi. Non potevamo capire in pieno quello che accedeva, che era accaduto, ma, con le antenne sensibilissime che solo i bambini hanno, captavamo lo sgomento, lo smarrimento e il dolore dei grandi. 
Ricordo, e di questo ricordo sono certa, le immagini del telegiornale. Sulla piccola TV bianca della cucina, o forse era quella grande come un baule che la seguì, sicuramente in bianco e nero anche se i miei ricordi sono a colori, scorrevano le immagini di un posto che conoscevo benissimo ma che non era più quello. Le macerie, gli autobus con i finestrini coperti da lenzuola, un giornalista che parlava e raccontava di una caldaia esplosa, intorno a lui gli occhi smarriti dei tassisti, dei vigili del fuoco, di gente comune che però era lì, perché Bologna era così non si poteva stare con le mani in mano a guardare.
Ricordo il caldo di quei giorni d'agosto. Ricordo che vagamente dentro di me si faceva strada un'idea che, capisco ora dopo aver letto uno di quei 44 racconti, non mi ha mai abbandonato: d'estate si muore.
Davvero l'ho capito ieri sera, dopo 40 anni, da dove veniva quella strana inquietudine che mi avvolgeva ogni estate, per lo meno finché sono stata ragazzina. D'estate si muore. Poco più di un mese prima, il 27 giugno, la strage di Ustica: sempre Bologna sempre persone innocenti che andavano in vacanza o a casa.
Aggiungiamoci che venivamo dagli anni di piombo ed eravamo nel pieno degli omicidi di mafia: il 21 luglio del 1979 l'assassino di Boris Giuliano, il 25 settembre quello del giudice Terranova; anche il 1980 era cominciato con l'omicidio di Mattarella seguito da quello di Basile. Poi Ustica, poi Bologna. Immaginate le nostre giovani menti sottoposte al continuo elenco di morti violente, perché è vero che eravamo lontani dall'era mediatica, ma è anche vero che il TG lo guardavano tutti, il giornale lo compravano tutti e, soprattutto, in casa si parlava di queste cose, insieme, a tavola. E noi bambini lì, apparentemente distratti dai nostri giochi, ma con le orecchie tese ed il cervello all'erta.
La mia generazione è cresciuta così: in mezzo alla morte. Una morte insensata e che, spesso anche se non sempre, arrivava d'estate. Anche gli anni successivi non furono migliori (dalla Chiesa nell'82, Chinnici nell'83, la tragedia di Stava nell'85 che nessuno ricorderà ma che mi provocò una profonda angoscia).
Ecco, ieri ho capito che da lì è nato tutto: il mio interesse profondo per la strage della stazione di Bologna e quello per le vicende di mafia. Da una parte Bologna è la mia città, ci sono nata, ci ho vissuto e la amo di un amore innato e profondo; la mia città venne ferita, a morte, ma è sopravvissuta, si è rialzata, forse non è mai più stata la stessa, ma non la cambierei con nessun'altra ancora oggi.
Dall'altra essere cresciuti ai tempi in cui la mafia era forte, violenta e faceva paura anche se pensavamo di essere lontani, al sicuro, ha avuto degli effetti. 
E' così, siamo figli dei tempi in cui viviamo. Sicuramente i nostri figli verranno plasmati da questi tempi: il coronavirus, il cambiamento climatico, i grandi flussi migratori...
Gli eventi di cui sono stata testimone mi hanno portata ad essere l'adulta che sono oggi, con le mie paure, il mio impegno politico e morale, i miei valori e le mie convinzioni. 
Che adulte diventeranno le mie figlie? Sarò capace di guidarle attraverso gli eventi odierni?
Ecco oggi, a 40 anni da uno degli avvenimenti più atroci della storia del nostro Paese, mi interrogo sul futuro, perché se nel passato affondano la nostre radici, allora mi viene da pensare che da questo passato così doloroso abbiamo imparato poco. Da un passato che avrebbe dovuto insegnarci tanto ed aiutarci a creare un popolo socialmente corretto, informato ed impegnato penso che invece sia emerso un popolo preda delle pochezze del presente che non pensa ne' al passato ne' al futuro ma solo al suo immediato egoismo.
Questo penso, ma forse è solo il caldo, l'estate e quel timore che non mi ha mai lasciato del tutto. D'estate si muore.





venerdì 17 luglio 2020

VdL - L'isola dell'amore proibito, Tracey Garvis-Graves

Ve lo dico con grande sincerità: quando ho cominciato questo libro ero mezza convinta che fosse un po' ... spinto. Non che ci sia niente di male in questo. Poi eravamo ancora in quarantena e avevo bisogno di argomenti leggeri.
Diciamo che ci ho preso a metà: l'argomento è leggero ma, per fortuna, il libro non è spinto. solo un po' ... beh ... pruriginoso.

Anna, che ha circa 30 anni, è stata assunta per dare ripetizioni al sedicenne T.J. durante l'estate. Al colmo della fortuna la famiglia di T.J., che è danarosa, le offre di seguirli in vacanza alle Maldive. Beh, chi direbbe di no? Inoltre Anna ha una storia che va avanti un po' per inerzia ed ha proprio bisogno di cambiare aria per schiarirsi le idee. Parte quindi con T.J. alla volta delle isole dell'Oceano Indiano, ma la sfortuna ci mette lo zampino, il piccolo aereo da turismo con cui dovrebbero percorrere l'ultima tratta ha un pilota non molto in forma che muore d'infarto proprio durante il volo. Si salvano dall'ammaraggio, ma si perdono in acqua e si ritrovano, dopo molte ore, su di una bianca spiaggia assolata. Ci vuole poco per capire che sono soli, su un'isola deserta. Dopo i primi giorni di speranza nei soccorsi, che però non arrivano, seguono le varie fasi della disperazione e poi della necessità d'ingegnarsi per sopravvivere. Alla fine Anna e T.J. instaurano una loro routine e, grazie anche ad alcuni bagagli che il mare restituisce loro, mettono su un sistema per la raccolta dell'acqua piovana e costruiscono alcune armi che li aiutano nella pesca. Il tempo passa, anni passano, T.J. è diventato adulto ed Anna, beh, è sempre stata bellissima. Insomma dai, la natura è natura e l'esperienza li unisce moltissimo quindi, ad un certo punto succede il patatràc! Ma no ragazze, niente storia modello "Laguna Blu", il racconto punta molto al sentimento piuttosto che al sesso nudo e crudo. A questo punto i due sono felici, del tipo che starebbero lì per il resto della vita. Ma il destino interviene di nuovo ed il 26 dicembre del 2004 cambia di nuovo le loro vite. Basta Laguna Blu, si torna alla civiltà. Ma l'amore rimane. Però Anna ha più di 30 anni e T.J. è poco più che ventenne ... come prenderanno le famiglie e la società quello che è successo fra di loro e quello che provano ancora l'uno per l'altra?

Insomma devo dire che alla fine questo libro è stato molto meglio di quello che mi aspettavo: è una bella storia d'amore. Un amore opinabile forse per qualcuno considerando la differenza d'età, ma con l'attenuante della situazione.
La conclusione della storia è quanto di più romantico potete immaginare e fa felici un po' tutti, romanticoni e benpensanti.
Nel complesso lo consiglio per una lettura disimpegnata, perfetto sotto l'ombrellone, vi sentirete tutti un po' naufraghi!



GIUDIZIO PERSONALE: ❀❀❀

Trovate altre belle letture sul sito di Homemademamma, promotrice dell'iniziativa.

venerdì 10 luglio 2020

VdL - 1918 L'influenza spagnola, Laura Spinney

Ovviamente letto durante la quarantena, tanto per farsi un po' del male! 
No scherzo, questo saggio invece è stato veramente interessante.
Ci sono molti punti in comune fra la "spagnola" ed il coronavirus: entrambi causano polmoniti devastanti che distruggono i polmoni del paziente. Ma non è solo questo. 
Tutta la vicenda è molto simile: il primo caso identificato seguito a raffica da un'ondata di malati. La sua capacità di spostarsi con le popolazioni e i Paesi, grazie anche ad un periodo d'incubazione simile, al seguito di convogli di guerra, navi, carri merci, carovane ...
L'analisi della malattia, a tutti i livelli, è fatta veramente molto bene. Analizza l'aspetto medico, quindi la tipologia H1N1 dell'influenza in questione particolarmente aggressiva e l'analisi che ne' è stata fatta a distanza di decenni. Tanto per farvi stare più tranquille vi comunico anche che il virus della spagnola è stato "riesumato" da corpi sepolti nel permafrost in Alaska. Ricreato in laboratorio, con molte discussioni etiche in merito, si è dimostrato letteralmente devastante sui topi. Non ricordo se viene conservato in una di quelle grandi banche genetiche dove vengono conservati i virus più mostruosi del pianeta (naturali e non). Comunque si può riprodurre ... scelta secondo me quanto meno opinabile, ma, che dire, non sono io che decido.
Nel libro viene poi analizzato l'aspetto sociologico e culturale che, a livello locale, facilitò o frenò la diffusione del contagio. Per esempio, in Spagna, una scelta religiosa scellerata provocò il dilagare dell'epidemia. Contrariamente, mi pare a New York (e qui Trump avrebbe qualcosa da imparare), la malattia, che infuriava nei quartieri degli immigrati, venne frenata dalla scelta di mantenere aperte le scuole.
A differenza del Covid-19, la spagnola mieté morte fra i più giovani: la fascia fra i 18 e i 30 anni fu quella più colpita, mentre gli anziani venivano risparmiati, probabilmente perché già esposti ad un virus simile a fine '800.
Ah ... ritornando a Trump, pensate che deve la sua enorme fortuna proprio all'influenza spagnola! Leggete il libro e scoprirete il perché ... eheh!
Insomma un saggio veramente interessante, che non ci da certo risposte ai problemi di oggi, ma ci può grossomodo predire come andranno le cose. Ovviamente la medicina ha fatto passi enormi rispetto al 1918, dove non esisteva nemmeno il concetto di "virus" e si curava tutto con aspirina e penicillina (scoperta da poco) .... pensate l'abisso che ci separa da quei tempi.
Eppure l'uomo, con tutte le sue armi scientifiche, appare ancora oggi quasi inerme di fronte a questo nemico infinitamente piccolo, ma infinitamente letale.
L'epidemia di spagnola ebbe 3 ondate: la prima contenuta, la seconda devastante e la terza non troppo violenta ed infuriò per due anni, prima di sparire da solo.
Dalle notizie degli ultimi giorni pare che nei Paesi colpiti per primi sia in atto la seconda ondata. Nel 1918 trascorsero mesi dalla prima alla seconda, ma oggi è tutto più veloce. Sopravviveremo, per la maggioranza, ma cosa lascerà questa epidemia non possiamo immaginarlo. Cosa ha lasciato in noi il lockdown lo sappiamo. Ma un evento di questo tipo sconvolge la società, a livello planetario, in profondità. L'influenza spagnola creò sfiducia nei confronti delle istituzioni ed anche della medicina. Non se ne parla mai, ed è strano perché fece molti più morti delle due guerre messe insieme, ma il secondo conflitto mondiale è una conseguenza anche dell'instabilità economica e sociale lasciata dall'epidemia di spagnola.
Devo ammettere che, ad oggi, penso con molto timore a ciò che ci attende.



GIUDIZIO PERSONALE: ❀❀❀❀

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venerdì 26 giugno 2020

VdL - Assassinio sull'Orient Express, Agatha Christie

Incredibile che non avessi ancora letto questo capolavoro della mitica Agatha Christie, eppure era proprio così. Poi, durante la quarantena, ho visto il film (quello più recente) e mi ha stimolato alla lettura.
Neanche da dire che il libro è nettamente superiore alla trasposizione cinematografica che mostra un Poirot decisamente troppo atletico e pronto all'azione. Poirot è cervello non pugni!

Il famosissimo Orient Express, che collega Istanbul a Parigi, è costretto ad una sosta forzata a causa della neve. In quel frangente viene ritrovato un cadavere in una cabina letto. Tutto sembra difficile da spiegare, ma per grande sfortuna dell'assassino a bordo c'è, per caso, anche Hercule Poirot, che come sempre risolverà il caso in maniera deduttiva e brillante.

Basta. Non c'è altro da dire. Un capolavoro magistralmente condotto dalla signora del giallo per eccellenza! 
Assolutamente da leggere. Non può mancare nel bagaglio di letture di nessun lettore come di deve.
Il finale, come sempre con la Christie, farà rimanere tutti con un palmo di naso.
Straordinario.



GIUDIZIO PERSONALE: ❀❀❀❀❀

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venerdì 19 giugno 2020

VdL - ... che Dio perdona a tutti, Pif

Allora, diciamocelo, io adoro Pif ... in televisione! Vero anche che questo è l'unico libro suo che abbia mai letto e non mi ha fatto una grande impressione. Certo c'è il suo umorismo, il suo sarcasmo, la sua ironia quasi un po' inglese, ma a parte questo ... nulla.

Arturo ha 35 anni, fa l'agente immobiliare ma ammette di non amare il suo lavoro, anche se fortuitamente gli riesce bene. La sua vera passione sono i dolci siciliani, specialmente quelli con la ricotta.
Per questo motivo Flora diventa la donna dei suoi sogni: ha una pasticceria e fa gli sciù migliori di Palermo. L'unico problema è che Flora è molto cattolica e Arturo ... beh non proprio! Nonostante ciò decide di diventare il più cattolico dei cattolici pur di essere degno di lei.
Il che provocherà un sacco di problemi!

Ve la faccio breve: c'è qualche spunto divertente, tipo la faccenda della via Crucis (anche se a tratti mi è parsa eccessiva), ma nel complesso il libro non è niente di che, anzi nello scorrere delle pagine Arturo è diventato molto irritante e mi ha infastidita. 
La storia si riabilita sul finale con una degna conclusione per tutti.

Nel complesso lo consiglio poco, ma magari a voi piace quindi provate.



GIUDIZIO PERSONALE: ❀❀

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