Domenica 21 Maggio è stata una giornata importante per la nostra famiglia: la Pissi ha ricevuto la Prima Comunione!
Dopo settimane di tempo ballerino e piuttosto freddo, finalmente il sole ha benedetto le nostre teste ed abbiamo avuto la grazia di recarci alla cerimonia senza piumino e moonboot, ma con leggiadri sandalini estivi!
La cerimonia è stata molto carina ed i bimbi, inutile dirlo, erano carinissimi nei loro vestitini della festa e con il loro sorriso più raggiante.
Dopo la messa, le foto, i baci a parenti vicini e lontani convenuti per l'occasione, abbiamo "messo le gambe sotto la tavola" (come dice mio marito) e abbiamo dato il via ad un pranzo ottimo (complimenti come al solito a Mariolina ed Eleonora) nel locale che ormai ha ospitato tutte le occasioni importanti delle mia pupe.
Anche questa volta, come già avevo fatto con la Tata, ho voluto preparare io le bomboniere. Ci tengo, è una cosa che mi diverte e che, ormai, posso fare in compagnia delle bimbe che si sentono così utili ed importanti. Ho fatto una cosa piuttosto semplice perché con sta menata della tiroide ho cominciato tardi e non avevo neanche l'energia di fare lavoretti più complessi.
Così, come potete vedere dalle foto, ho comprato dei vasetti di vetro che a noi sono sembrati molto carini e dei confetti ripieni di 8 colori diversi. A quel punto abbiamo pensato di fare le bomboniere di 8 colori, mettendo sul fondo del vasetto uno strato di zucchero colorato dello stesso colore dei confetti e guarnendo alla fine con un bel fiocco di raso in tinta.
Lo zucchero lo abbiamo colorato io e le bimbe con i coloranti alimentari della Pane Angeli: è stato molto divertente!! Abbiamo giocato al "piccolo artista" mescolando i tre colori primari ah ah ah!!
Il risultato è piaciuto tanto a tutti gli invitati che si sono litigati i vari colori tentando di corrompere la festeggiata che, a onor del vero, è stata molto inflessibile attribuendo a ognuno il colore che riteneva più adatto!!
Ah dimenticavo, come ultimo tocco di fantasia mio marito ha trovato un contenitore/espositore per le bomboniere davvero originale: una cassetta di plastica per le bottiglie della birra Moretti. Lo ha tagliato a misura, per far sporgere i fiocchi, ed io l'ho fasciato con un foulard multicolore per coprire la pubblicità della birra! L'effetto era carino e lo scopo di tenere i vasetti belli dritti, perché zucchero e confetti non si mescolassero, raggiunto!
Finite le bomboniere mancavano i segnaposti, altro oggettino a cui tengo molto quando organizzo una cerimonia. Sull'onda di un abbozzo di idea avevo acquistato mesi fa una serie di confezioni di piccoli ciappettini (così noi chiamiamo le mollette) di legno con emoji e faccine varie per decoro. Ma .... occorreva personalizzare ....
bene alla fine ho trovato sul web un'immagine da Comunione che mi piaceva e mi ricordava la Pissi, l'ho stampata su cartoncino color crema e ho inserito una frase di ringraziamento. Dopo aver ritagliato le immagini le ho incollate sul "gambo" dei ciappetti et voilà ... il segnaposto è servito! Applicato ai bicchieri con dietro il tovagliolo messo a ventaglio, facevano la loro figura.
Non ho fatto niente di sensazionale, ma quello che ho fatto è stato fatto con amore e divertimento da parte di tutti. Spero che le mie idee piacciano anche a voi!!
Attendo commenti!!! BACI!!!!!!!!
Questo post verrà in seguito linkato alla pagina La Casa Fiorita.
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giovedì 1 giugno 2017
venerdì 21 aprile 2017
VdL - L'età dello tsunami, Alberto Pellai & Barbara Tamborini
Dopo qualche settimana d'assenza mi ripresento con questo simpatico libro per genitori. Avendo una figlia di 11 anni e sentendomi assolutamente impreparata alla tempesta "ormonal-emotiva" che sta per investirmi, mi sono sentita subito attratta da questo titolo.
L'età dello tsunami - Come sopravvivere a un figlio pre-adolescente, racconta proprio di questa "età di mezzo" (che qui viene fatta coincidere con i 3 anni delle scuole medie), poco analizzata rispetto all'adolescenza vera e propria ma, decisamente, un'età complicata. Sarà perché per me è stato un periodo bruttissimo, vissuto male, che ha condizionato per anni il concetto che avevo di me stessa, il pensiero che la stessa sorte possa toccare a mia figlia mi angosciava moltissimo.
Devo dire che il libro è molto carino, non pretende di dare ricettine facili facili per crescere figli felici e giulivi, ma soprattutto spiega cosa accade loro in questo periodo di trasformazione. Personalmente ho trovato interessantissima la parte in cui viene spiegato, con parole molto semplici, il funzionamento del cervello di un pre-adolescente rispetto a quello di un bambino e di un adolescente; è bello sapere che gli sbalzi d'umore, gli scatti d'ira sono solo frutto di un cervello non completamente sviluppato. Quindi se tuo figlio ti urla "Ti odio" non è che ti odia davvero, ma semplicemente non ha i mezzi per mediare la sua ira del momento e può solo sfogarla al 100%.
Insomma tutto sommato non è un libro che ti cambierà la vita e ti farà diventare un genitore fantastico, anzi sottolinea spesso che il "genitore perfetto" non esiste, ma ha un effetto tranquillizzante, ti spiega come evitare di perdere la calma ogni 3X2, che le punizioni (ovviamente non corporali) sono necessarie perché spesso i pre-adolescenti non hanno il senso del limite, che il dialogo è importante per costruire un rapporto maturo che prosegua anche dopo l'inevitabile distacco da mamma e papà. Anzi è fondamentale per farli volare con le loro ali, consci che però ci sarà sempre un nido a cui tornare se la tempesta si farà troppo intensa.
Giudizio critico : ❀❀❀
QUI trovate gli altri suggerimenti di oggi
L'età dello tsunami - Come sopravvivere a un figlio pre-adolescente, racconta proprio di questa "età di mezzo" (che qui viene fatta coincidere con i 3 anni delle scuole medie), poco analizzata rispetto all'adolescenza vera e propria ma, decisamente, un'età complicata. Sarà perché per me è stato un periodo bruttissimo, vissuto male, che ha condizionato per anni il concetto che avevo di me stessa, il pensiero che la stessa sorte possa toccare a mia figlia mi angosciava moltissimo.
Devo dire che il libro è molto carino, non pretende di dare ricettine facili facili per crescere figli felici e giulivi, ma soprattutto spiega cosa accade loro in questo periodo di trasformazione. Personalmente ho trovato interessantissima la parte in cui viene spiegato, con parole molto semplici, il funzionamento del cervello di un pre-adolescente rispetto a quello di un bambino e di un adolescente; è bello sapere che gli sbalzi d'umore, gli scatti d'ira sono solo frutto di un cervello non completamente sviluppato. Quindi se tuo figlio ti urla "Ti odio" non è che ti odia davvero, ma semplicemente non ha i mezzi per mediare la sua ira del momento e può solo sfogarla al 100%.
Insomma tutto sommato non è un libro che ti cambierà la vita e ti farà diventare un genitore fantastico, anzi sottolinea spesso che il "genitore perfetto" non esiste, ma ha un effetto tranquillizzante, ti spiega come evitare di perdere la calma ogni 3X2, che le punizioni (ovviamente non corporali) sono necessarie perché spesso i pre-adolescenti non hanno il senso del limite, che il dialogo è importante per costruire un rapporto maturo che prosegua anche dopo l'inevitabile distacco da mamma e papà. Anzi è fondamentale per farli volare con le loro ali, consci che però ci sarà sempre un nido a cui tornare se la tempesta si farà troppo intensa.
Giudizio critico : ❀❀❀
QUI trovate gli altri suggerimenti di oggi
giovedì 13 febbraio 2014
Quando nascere è un lusso
Oggi sono davvero arrabbiata. Non solo arrabbiata ... ma delusa, avvilita e sconfortata.
Per chiarirvi la faccenda faccio una piccolo quadro della situazione. Noi "quasi montanari" viviamo, come sapete, in un paese dell'Appennino a 60km dalla città più vicina. Fin dal secolo scorso nella nostra valle c'è sempre stato un ospedale; piccolo, diciamo a modo suo incompleto e pieno di difetti, ma c'è sempre stato. E in questo piccolo ospedale in mezzo ai monti si nasceva ... generazioni di "quasi montanari" sono nati in quell'ospedale. Poi, alcuni anni fa, qualcuno si è accorto che il piccolo ospedale era vecchio e scomodo e ne hanno costruito uno nuovo. Tutti i "quasi montanari" hanno gioito per il nuovo grande ospedale, bello comodo e che prometteva di essere pieno di servizi.
Ma il nostro Paese va' male, gente, e questo lo sappiamo tutti. Ciò, in soldoni, vuol dire che a pagare il prezzo più caro debbano essere sempre i più deboli e disagiati. Così, da venerdì 14 febbraio (che ironia, proprio il giorno di S. Valentino...) il punto nascita del nuovo ospedale verrà chiuso. Per sempre.
Così i "piccoli quasi montanari" dovranno andare a nascere a Bologna, dove le maternità sono già oberate di lavoro, ma chissenefrega, meglio chiudere un piccolo centro che però raccoglie tutta la vallata del Reno, dove addirittura si partorisce in acqua, dove si fanno corsi preparto in acqua termale e dove si fanno corsi postparto di massaggio del bambino. Meglio fa sparire tutto questo, tanto a che serve?
Tanto chissenefrega di quattro montanare che possono anche muovere il culo, salire in macchina e farsi 60 km di strada piena di curve e buche magari con le doglie in atto, magari con la paura di partorire e metà strada, magari con l'angoscia perché sanno di aver bisogno di una flebo d'antibiotico.
Oh, ma l'Ausl ha tirato fuori dal cappello una soluzione "all'italiana": pagherà (se poi sarà vero!) il soggiorno in residence a Bologna alle madri a fine termine.... Scusate ma c'è qualcosa che mi sfugge in questo ragionamento .... ah ecco cos'è: ma non dovevano risparmiare??
Poi scusate, ma a me pare che la proposta (mi auguro, almeno, fatta da un uomo) è di una mancanza di rispetto spaventosa: ma secondo voi una donna, vicina al parto, deve essere costretta a fare fagotto e ad andare in un residence ad aspettare delle doglie che chissà quando si presenteranno? Senza considerare che un sacco di bambini non nascono a fine termine; che ne diciamo dei prematuri o di quelli che nascono anche due settimane dopo?
Insomma amiche questa cosa mi sconforta riguardo il futuro che questo Paese può offrire alle mie bambine. Come posso dire loro che vale ancora la pena lottare per migliorare le cose, quando la nostra valle è destinata a morire molto prima che loro diventino adulte? Come posso esimermi dal dire loro di fuggire via, lontano da tutto questo fallimento, da un futuro che viene loro portato via prima ancora che inizino a pensarci? Come posso non fare a meno di pensare che, forse, quello che ci attende dietro l'angolo è una vecchia valigia di cartone....
Per chiarirvi la faccenda faccio una piccolo quadro della situazione. Noi "quasi montanari" viviamo, come sapete, in un paese dell'Appennino a 60km dalla città più vicina. Fin dal secolo scorso nella nostra valle c'è sempre stato un ospedale; piccolo, diciamo a modo suo incompleto e pieno di difetti, ma c'è sempre stato. E in questo piccolo ospedale in mezzo ai monti si nasceva ... generazioni di "quasi montanari" sono nati in quell'ospedale. Poi, alcuni anni fa, qualcuno si è accorto che il piccolo ospedale era vecchio e scomodo e ne hanno costruito uno nuovo. Tutti i "quasi montanari" hanno gioito per il nuovo grande ospedale, bello comodo e che prometteva di essere pieno di servizi.
Ma il nostro Paese va' male, gente, e questo lo sappiamo tutti. Ciò, in soldoni, vuol dire che a pagare il prezzo più caro debbano essere sempre i più deboli e disagiati. Così, da venerdì 14 febbraio (che ironia, proprio il giorno di S. Valentino...) il punto nascita del nuovo ospedale verrà chiuso. Per sempre.
Così i "piccoli quasi montanari" dovranno andare a nascere a Bologna, dove le maternità sono già oberate di lavoro, ma chissenefrega, meglio chiudere un piccolo centro che però raccoglie tutta la vallata del Reno, dove addirittura si partorisce in acqua, dove si fanno corsi preparto in acqua termale e dove si fanno corsi postparto di massaggio del bambino. Meglio fa sparire tutto questo, tanto a che serve?
Tanto chissenefrega di quattro montanare che possono anche muovere il culo, salire in macchina e farsi 60 km di strada piena di curve e buche magari con le doglie in atto, magari con la paura di partorire e metà strada, magari con l'angoscia perché sanno di aver bisogno di una flebo d'antibiotico.
Oh, ma l'Ausl ha tirato fuori dal cappello una soluzione "all'italiana": pagherà (se poi sarà vero!) il soggiorno in residence a Bologna alle madri a fine termine.... Scusate ma c'è qualcosa che mi sfugge in questo ragionamento .... ah ecco cos'è: ma non dovevano risparmiare??
Poi scusate, ma a me pare che la proposta (mi auguro, almeno, fatta da un uomo) è di una mancanza di rispetto spaventosa: ma secondo voi una donna, vicina al parto, deve essere costretta a fare fagotto e ad andare in un residence ad aspettare delle doglie che chissà quando si presenteranno? Senza considerare che un sacco di bambini non nascono a fine termine; che ne diciamo dei prematuri o di quelli che nascono anche due settimane dopo?
Insomma amiche questa cosa mi sconforta riguardo il futuro che questo Paese può offrire alle mie bambine. Come posso dire loro che vale ancora la pena lottare per migliorare le cose, quando la nostra valle è destinata a morire molto prima che loro diventino adulte? Come posso esimermi dal dire loro di fuggire via, lontano da tutto questo fallimento, da un futuro che viene loro portato via prima ancora che inizino a pensarci? Come posso non fare a meno di pensare che, forse, quello che ci attende dietro l'angolo è una vecchia valigia di cartone....
giovedì 11 aprile 2013
La mia mamma - Giveaway
Ho appena finito di leggere un bellissimo post della mia nuova amica Maris. In questo modo sono venuta a conoscenza dell'iniziativa lanciata da Francesca: il giveaway "La mia mamma".
Leggendo anche il suo post mi è venuta voglia di partecipare.
E c'è un motivo particolare.
Il 23 Aprile prossimo saranno trascorsi esattamente 20 dal giorno in cui la nostra vita (a livello di famiglia) è cambiata dall'oggi al domani.
Ma prima di parlare di quello che accadde, due paroline su noi due.
Il rapporto fra me a la mia mamma è complicato da descrivere. Quando ero piccola era la mia eroina e le dedicavo il mio amore incondizionato. E' stata, senza dubbio, una bravissima mamma, mi ha comunicato valori solidi e le sono grata per questo. In seguito ci sono stati i soliti problemi fra figlia adolescente e mamma un po' troppo protettiva, ma tutto sommato niente di eclatante.
Fino a quella notte di 20 anni fa....
Mio padre era partito quella mattina per Francoforte (doveva visitare una fiera per lavoro) e la giornata era passata come al solito: io avevo studiato come una matta perché la mattina dopo avevo un'esame all'università e mi dovevo anche alzare presto, lei aveva fatto un po' di lavoretti in giardino.
Quella sera era stanca e si era addormentata davanti alla TV; quando l'avevo scossa per andare a dormire aveva avuto un sussulto e poi mi aveva seguita.
Siccome non c'era papà ho deciso di dormire con lei per farle compagnia.
Forse il nervosismo per l'esame in vista mi aveva reso il sonno leggero, non lo so, so solo che a mezzanotte mi sono svegliata a causa di un rumore molto forte. Proveniva da lei. Stava rantolando.
All'epoca avevo 19 anni e mai niente aveva turbato la nostra serenità.7
Quella notte mi sono svegliata e mia madre era in coma, lì al mio fianco: la scuotevo e non si svegliava, respirava a fatica.
La rottura dell'aorta cerebrale le aveva causato un'emorragia ed aveva indotto il coma.
In qualche modo ho chiamato i soccorsi e da lì siamo poi finiti a Bologna, ho chiamato mio padre in Germania ed i nostri parenti a Bologna perché mi raggiungessero all'ospedale.
Per farla breve il giorno dopo si è svegliata, anche bene, ma dopo 2 giorni ha avuto una seconda emorragia e l'hanno operata d'urgenza.
La notte in cui fu operata ho pregato molto, moltissimo ... ho promesso e giurato cose che ora nemmeno ricordo, ho donato miei anni di vita purché non mi fosse tolta la mamma. Non potevo pensare di vivere senza di lei: non ero pronta.
Qualcuno mi ha ascoltata quella notte e lei è ancora qui. Certo, ci sono state conseguenze, ma nemmeno così pesanti. Ha dovuto imparare a parlare di nuovo, perché parlava una lingua tutta sua. Ci sono stati cambiamenti di carattere. E' diventata più sensibile, fragile. A quel punto ero io la mamma e lei la figlia. E' stata dura.
Ma siamo qui.
Per me non è facile essere sua figlia. Di base lei mantiene comunque un carattere molto forte, autoritario, diciamo pure che tende a comandare, e, a causa del suo problema le sono cadute delle barriere e le sue razioni tendono ad essere esagerate. E' come se avesse perso i filtri che ci fanno trattenere dal degenerare di fronte alle contrarietà. Per cui per un nonnulla piange disperata o si offende terribilmente. Poi ci ripensa e le passa ma, nei fatti, l'impulsività ha preso il sopravvento.
Sì ... è dura. ma lei c'è. Mi ha vista all'altare e ha visto nascere le mie bambine.
E allora grazie a "chi" quella notte mi ha guidata, mi ha fatto fare le cose giuste nei tempi giusti.
Forse qualcuno si chiederà come ne sono uscita io? Beh ... non è stato facile. Tutt'oggi c'è un intero anno della mia vita che non ricordo affatto: l'ho rimosso. Ero giovane e non avevo le armi per affrontare un simile tsunami emozionale. Piano piano ce c'ho fatta anch'io. E, paradossalmente, ho imparato moltissimo: bisogna stare attenti alla priorità che si da' a certe cose nella vita, perché può sempre arrivare il giorno in cui scopri che hai sbagliato giudizio e devi ricominciare daccapo.
Quindi grazie alla mia mamma perché c'è e mi stressa sempre e mi fa una testa così su tutto!
Ti voglio bene.
Ecco, questo dovrei imparare a dirtelo qualche volta: ti voglio bene.
Leggendo anche il suo post mi è venuta voglia di partecipare.
E c'è un motivo particolare.
Il 23 Aprile prossimo saranno trascorsi esattamente 20 dal giorno in cui la nostra vita (a livello di famiglia) è cambiata dall'oggi al domani.
Ma prima di parlare di quello che accadde, due paroline su noi due.
Il rapporto fra me a la mia mamma è complicato da descrivere. Quando ero piccola era la mia eroina e le dedicavo il mio amore incondizionato. E' stata, senza dubbio, una bravissima mamma, mi ha comunicato valori solidi e le sono grata per questo. In seguito ci sono stati i soliti problemi fra figlia adolescente e mamma un po' troppo protettiva, ma tutto sommato niente di eclatante.
Fino a quella notte di 20 anni fa....
Mio padre era partito quella mattina per Francoforte (doveva visitare una fiera per lavoro) e la giornata era passata come al solito: io avevo studiato come una matta perché la mattina dopo avevo un'esame all'università e mi dovevo anche alzare presto, lei aveva fatto un po' di lavoretti in giardino.
Quella sera era stanca e si era addormentata davanti alla TV; quando l'avevo scossa per andare a dormire aveva avuto un sussulto e poi mi aveva seguita.
Siccome non c'era papà ho deciso di dormire con lei per farle compagnia.
Forse il nervosismo per l'esame in vista mi aveva reso il sonno leggero, non lo so, so solo che a mezzanotte mi sono svegliata a causa di un rumore molto forte. Proveniva da lei. Stava rantolando.
All'epoca avevo 19 anni e mai niente aveva turbato la nostra serenità.7
Quella notte mi sono svegliata e mia madre era in coma, lì al mio fianco: la scuotevo e non si svegliava, respirava a fatica.
La rottura dell'aorta cerebrale le aveva causato un'emorragia ed aveva indotto il coma.
In qualche modo ho chiamato i soccorsi e da lì siamo poi finiti a Bologna, ho chiamato mio padre in Germania ed i nostri parenti a Bologna perché mi raggiungessero all'ospedale.
Per farla breve il giorno dopo si è svegliata, anche bene, ma dopo 2 giorni ha avuto una seconda emorragia e l'hanno operata d'urgenza.
La notte in cui fu operata ho pregato molto, moltissimo ... ho promesso e giurato cose che ora nemmeno ricordo, ho donato miei anni di vita purché non mi fosse tolta la mamma. Non potevo pensare di vivere senza di lei: non ero pronta.
Qualcuno mi ha ascoltata quella notte e lei è ancora qui. Certo, ci sono state conseguenze, ma nemmeno così pesanti. Ha dovuto imparare a parlare di nuovo, perché parlava una lingua tutta sua. Ci sono stati cambiamenti di carattere. E' diventata più sensibile, fragile. A quel punto ero io la mamma e lei la figlia. E' stata dura.
Ma siamo qui.
Per me non è facile essere sua figlia. Di base lei mantiene comunque un carattere molto forte, autoritario, diciamo pure che tende a comandare, e, a causa del suo problema le sono cadute delle barriere e le sue razioni tendono ad essere esagerate. E' come se avesse perso i filtri che ci fanno trattenere dal degenerare di fronte alle contrarietà. Per cui per un nonnulla piange disperata o si offende terribilmente. Poi ci ripensa e le passa ma, nei fatti, l'impulsività ha preso il sopravvento.
Sì ... è dura. ma lei c'è. Mi ha vista all'altare e ha visto nascere le mie bambine.
E allora grazie a "chi" quella notte mi ha guidata, mi ha fatto fare le cose giuste nei tempi giusti.
Forse qualcuno si chiederà come ne sono uscita io? Beh ... non è stato facile. Tutt'oggi c'è un intero anno della mia vita che non ricordo affatto: l'ho rimosso. Ero giovane e non avevo le armi per affrontare un simile tsunami emozionale. Piano piano ce c'ho fatta anch'io. E, paradossalmente, ho imparato moltissimo: bisogna stare attenti alla priorità che si da' a certe cose nella vita, perché può sempre arrivare il giorno in cui scopri che hai sbagliato giudizio e devi ricominciare daccapo.
Quindi grazie alla mia mamma perché c'è e mi stressa sempre e mi fa una testa così su tutto!
Ti voglio bene.
Ecco, questo dovrei imparare a dirtelo qualche volta: ti voglio bene.
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