Non è facile affrontare l'argomento della terza età senza scadere nei clichè, ma questo scrittore, di cui non avevo mai letto nulla, ci riesce egregiamente. Anzi, fa molto di più, con eleganza e delicatezza riesce a fare della critica sociale. Cominciando dal titolo che è già espressione del contenuto, "La banda degli invisibili", perché gli anziani sono "invisibili" a tutti, alle istituzioni senza dubbio visto che vengono ignorati da decenni, ma anche dagli altri cittadini, che li costringono a lottare contro la maleducazione, la burocrazia che per un anziano è una vera tortura, contro un mondo che viaggia troppo veloce senza alcun rispetto per le loro gambe stanche...
Ma vediamo un po' di cosa si parla in questo romanzo:
Angelo è un ultrasettantenne ex-partigiano; è rimasto vedovo da tempo e come parenti gli rimangono solo due nipoti che non si fanno mai vedere. Il nucleo della sua vita sono tre amici del circolo anziani, Filippo, Ettore e Osvaldo e Lauretta, amore mai sbocciato di gioventù. Con loro Angelo passa le sue giornate, anche perché i 4 vecchietti hanno capito che devono aiutarsi da soli a non affondare nella vecchiaia vera, quella che ti ruba le forze, i ricordi e la voglia di andare avanti. La vecchia vera non ha nulla a che fare con l'età anagrafica, ma piuttosto col rimanere soli, abbandonati, chiusi in casa senza stimoli di alcun genere. Per sfuggire a questo il gruppo di anziani signori si dedica a svariate attività: sabotare le corse delle auto blu sulle corsie preferenziali, spedire buste piene di cacca di cane a cittadini maleducati, e via di seguito fino ad arrivare a progettare il rapimento del premier (all'epoca Silvio Berlusconi)!
Ci sono pagine che fanno sorridere a denti stretti. Troppe volte le persone anziane vengono irrise più o meno velatamente, senza pensare che magari hanno delle necessità diverse da quelle di un giovane: per esempio non possono stare in fila per ore senza che le gambe facciano male o che la vescica reclami brutalmente attenzione! Eppure il gruppo degli invisibili c'è per chi ha bisogno di una mano. Come per andare in ospedale a trovare un vecchietto privo di memoria e abbandonato dai parenti, i quattro lo vanno a visitare fingendosi vecchi compagni di scuola. Oppure per occuparsi di Domitilla, la figlia cerebrolesa di una conoscente a cui il comune ha tolto l'assistenza.
La parte finale, con il rapimento del premier, è veramente ben riuscita a cavallo fra l'inaspettato ingenio dei quattro (ma non dimentichiamo, come non lo dimenticano loro, che sono ex-partigiani) e il folklore di un piano impossibile ma che invece riesce alla grande.
Insomma questo romanzo lo consiglio perché apre gli occhi su un fatto lampante ma che a volte tutti dimentichiamo: essere anziani non vuol dire essere delle cose, incapaci d'intendere e di volere e, peggio, di provare emozioni, ma essere uomini e donne che hanno dato tanto e che ancora possono dare moltissimo e che avrebbero bisogno di molte più attenzioni e amore da parte dei parenti, in primis, ma anche maggior comprensione da parte di tutti.
GIUDIZIO CRITICO: ❀❀❀❀
su Homemademamma, promotrice del venerdì del libro, troverete altri suggerimenti di lettura
