Montanari Family

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Robby, Manu, Tata, Pissi, Pepe, Oscar, Giorgio

venerdì 11 settembre 2020

VdL - Sindrome da cuore in sospeso, Alessia Gazzola

Una dose di Alice Allevi fa sempre bene al cuore ed alla mente. 
Mossa da questa convinzione mi sono approcciata a questo prequel della serie L'Allieva e, neanche a dirlo, non sono rimasta delusa.

Alice frequenta ancora medicina e deve decidere la specializzazione; scelta ardua perché Alice (ah, la nostra Alice...) non si sente affatto portata per la medicina ed ogni indirizzo le sembra sbagliato!
Il destino porta sulla sua strada colui che diventerà la sua ossessione, Claudio Conforti. Infatti la giovane badante russa della sua amata nonna viene uccisa proprio in casa di quest'ultima; sul posto accorre la polizia ed anche il medico legale, appunto Conforti, che approfitta della presenza di Alice per farsi aiutare.
La ragazza rimane folgorata dagli occhi verdi del dottorino e, piano piano, comincia a pensare che la medicina legale non sia poi così male come lavoro della vita!
Oltretutto la sua curiosità ed il suo spirito indagatore cominciano a manifestarsi e, come sempre accadrà in futuro, sarà proprio l'intuito di Alice a sbrogliare la matassa del caso.

Non c'è niente da fare, io adoro Alice! Non smetterò mai di dirlo, lei è il mio doppio, se l'avessi creata io direi come Flaubert:" Alice Allevi c'est moi!"
E così come lei sono innamorata di Conforti e della sua stronzaggine (solo su Arthur non ci troviamo d'accordo, io gli avrei dato il benservito dopo due pagine...), amo il lavoro che ho scelto anche se sono imprescindibilmente goffa e pasticciona! Raramente ho trovato un personaggio in cui mi sono identificata in maniera così ... totale.
Al di là di ciò non mi spingo a dire che i libri dell'Allieva siano dei capolavori. Sono scritti molto bene, con bei personaggi molto originali, storie che funzionano e mai banali. 
Dopo tutte queste parole mi pare quasi inutile dire che vi consiglio questo libro ... mi pare evidente che ve lo consiglio no?!
Quindi buona lettura!!

Alessia Gazzola


GIUDIZIO PERSONALE: ❀❀❀❀

Trovate simpatici suggerimenti di lettura sul blog di Paola, promotrice del Venerdì del Libro.

venerdì 4 settembre 2020

VdL - Fra me e te, Marco Erba

Questo breve romanzo italiano rientra nella categoria dei libri per adolescenti; lo sapete che ogni tanto mi piace cimentarmi nel genere e, nonostante gli anni suonati, ricordo ancora bene come batteva il cuore dell'adolescente che fui.
Mi è piaciuto, tanto che l'ho passato alla Tata, che adolescente lo è per davvero, ma che non l'ha ancora letto perché è tutta presa dalla saga di Hunger Games ...
... ah sì per inciso forse non ve l'ho detto, ma la quarantena ha ufficialmente decretato che entrambe le mie figlie hanno ereditato il "gene leggione" dalla mamma!

Ma torniamo a noi e vediamo brevemente la trama.

Edo frequenta il liceo, legge il Mein Kampf ed è ferocemente arrabbiato. Con i professori, con certi compagni, con la madre secondo lui troppo debole e bigotta, col mondo intero, ma soprattutto è arrabbiato con gli stranieri e fra questi odia letteralmente i cinesi.
Beh buffo, perché il destino semina sul suo cammino Yong, un ragazzo di origine cinese che viene inserito nella sua classe.
Chiara frequenta lo stesso liceo, è una ragazza d'oro, come si sul dire, membro degli scout e prima della classe. Chiara è orfana di madre ed ha sempre avuto un bel rapporto con il papà, ma adesso si sente lontana da lui, dal suo mondo borghese, dalla perfezione alla quale lo ha abituato. Niente di strano, è in crisi adolescenziale la nostra Chiara; ma in questo momento delicato incontra Facebook ed apre un profilo.
Le vite di Edo e Chiara scorrono parallele senza incrociarsi mai se non alla fine, ma sono simili. Due bravi ragazzi in crisi con loro stessi, con il loro corpo che cambia, con una scala di valori che non sentono più come propria. In una parola: l'adolescenza.

Mi è sembrato un romanzo molto carino e molto ben condotto. L'autore riesce a parlare di adolescenza in maniera completa e senza scadere nel "filmetto del pomeriggio". Semplicemente l'età giovanile è così, è una prova: c'è chi l'attraversa senza scomporsi e senza vacillare, c'è invece chi si ribella all'identità che ha rivestito fino a quel momento e prova a cambiare. Non è un processo indolore ed ognuno di noi lo sa. Si sbaglia molto, a volte anche tragicamente. I più fortunati (e diciamolo sono la maggioranza) escono senza troppe cicatrici, più forti, più veri e più consci degli adulti che vorranno diventare. I più sfortunati usciranno, se ne usciranno, con ferite profonde che condizioneranno il resto delle loro esistenze. 
Sullo sfondo famiglie che faticano a rapportarsi con figli che improvvisamente non riconoscono più; così come invece ci sono genitori che devono imparare a smettere di proteggere i figli dalla verità ed accettare il loro essere quasi adulti e comunque in grado di comprendere e perdonare (oppure no) le scelte dei genitori. Perché nessuno di noi è perfetto e non lo sono nemmeno mamma e papà, ma, a volte, capirlo e accettarlo è il primo passo verso un processo di comprensione reciproca che, ad una certa età, è inevitabile che avvenga. Così come i nostri figli non sono perfetti e non possono rimanere per sempre quei piccoli grumoli di infinita gioia che hanno riempito i nostri giorni fino a poco prima. 
Ora anch'io so che per un genitore è devastante vedere un figlio che cresce e si allontana da te: non sei più il centro del suo mondo, ma il tuo compito è sempre lo stesso: accompagnarli verso il loro futuro.
Alla fine Chiara ed Edo ce la fanno, seppur con qualche ammaccatura, ma altri saranno meno fortunati.
.... sinceramente è una lettura che consiglio...

Marco Erba


GIUDIZIO PERSONALE: ❀❀❀




venerdì 28 agosto 2020

VdL - Il seggio vacante, J.K. Rowling

Se, pensando alla Rowling, vi vengono subito in mente Harry Potter e Tu-Sai-Chi oppure Newt Scamander e gli animali fantastici, siete nel giusto ma non aspettavi niente di tutto ciò dal Seggio Vacante.
Intendiamoci, la mano dell'autrice è riconoscibile, il libro è scritto davvero molto bene, ma l'argomento trattato è quanto di più lontano si possa immaginare dal mondo magico a cui la Rowling ci ha abituati.

La, tutto sommato banale, morte improvvisa di Barry Fairbrother, consigliere della ridente cittadina di Pagford, scatena una serie di eventi, tutto sommato altrettanto banali, che però sfociano in una tragedia collettiva che cambierà molte vite e ne segnerà per sempre altrettante.

Non è un libro piacevole, nel senso emotivo della parola. Non conosco i chiari e gli scuri della media società inglese, ma ho trovato in questo libro una chiara denuncia sociale.
Nella vicenda compare netta la linea di separazione fra le classi più disagiate e problematiche che vengono seguite dai servizi sociali in maniera approssimativa e comunque fortemente condizionata dalla mancanza di finanziamenti e mezzi.
C'è poi la vita sociale del paese di provincia, con tutte le sue pochezze intellettuali ed empatiche; gelosie, segreti, intrighi, violenze domestiche, la provincia inglese compare qui in tutto il suo squallore.
A farne le spese sono spesso i figli: fra chi viene picchiato e vive nel terrore del padre, fra chi non si sente apprezzato dai "perfetti genitori", fra chi viene sradicato alla propria quotidianità, fra chi esibisce un atteggiamento da bullo per mascherare le proprie fragilità, fra chi vive in una famiglia problematica e cerca di fare del proprio meglio per salvare almeno se stesso e i fratelli da un destino di squallore ... sì, sono proprio i ragazzi che pagano il prezzo più alto per gli errori degli adulti.
Anche questa tematica è molto chiara: la distanza comunicativa, a tratti incolmabile, fra adulti e ragazzi.
Di fronte all'inevitabile qualche adulto si ravvede, comprende il proprio errore e decide di cambiare. Alcuni non cambieranno mai e finiranno le loro vite ripercorrendo gli stessi errori.
Come spesso accade a questo mondo, ci vuole la tragedia per aprire gli occhi alle persone.
Si tratta di un romanzo duro, difficile ed il finale è un cazzotto nello stomaco. Ma io ve lo consiglio.
Dopo questa lettura non ho più dubbi nel cimentarmi con le altre opere "non harrypotteriane" di quest' autrice, quindi ben venga Cormoran Strike! 

J. K. Rowling


GIUDIZIO PERSONALE: ❀❀❀❀

Oggi troverete altre belle letture sul blog di Paola, Homemademamma.





sabato 22 agosto 2020

Me han traído una caracola

 "Me han traído una caracola.

Dentro le canta

un mar de mapa.

Mi corazón 

se llena de agua

con pececillos

de sombra y plata.

Me han traído una caracola."

Federico Garcia Lorca

* Mi hanno portato una conchiglia.

Dentro canta 

un mare di carta.

Il mio cuore

si riempie d'acqua

con pesciolini

d'ombra e d'argento.

Mi hanno portato una conchiglia. *


Io la trovo di un candore e di una levità meravigliosi. Come il cuore di un bimbo.




domenica 2 agosto 2020

VdL fuori programma - Il nostro due agosto (nero), Luca Martini

Ormai è quasi una tradizione, intorno alla data del 2 agosto, ogni anno, leggo o vedo qualcosa che abbia a che fare con la strage alla stazione di Bologna.
Ho già spiegato l'anno scorso per quale motivo sono così legata a questa data.
Quello di oggi è un piccolo ebook creato per il trentaquattresimo anniversario della strage. Quest'anno saranno 40 anni e non siamo più vicini alla verità di quanto lo fossimo allora. Non lo saremo mai. Questa strage è solo la più efferata, crudele e, perché no, scenografica, delle stragi che hanno insanguinato l'Italia in quel periodo. Di tutte si è scoperto qualcosa, magari l'esecutore, ma non tutto. I mandanti quasi mai...



Mi è piaciuto davvero molto questo piccolo ebook: 44 racconti di gente comune che racconta dov'era e cosa si ricorda di quel giorno. Fino ad oggi non ero certa dell'origine dei miei sentimenti nei confronti di quest'evento; in fondo avevo solo 7 anni e vive a 60 km dalla città, cosa può aver innescato questo sentimento di perdita, di identificazione, questa ferita che ogni anno sanguina come sa avessi perso anch'io qualcosa quel giorno? Leggendo questo ebook ho scoperto che per moltissime persone è così. Dei 44 racconti la maggioranza sono di persone che all'epoca erano molto piccole, circa come me o poco più, molte vivevano lontane da Bologna oppure erano in vacanza in riviera. Riflettendo ho capito che forse proprio quella è la chiave, il fatto che fossimo bambini o ragazzi. Non potevamo capire in pieno quello che accedeva, che era accaduto, ma, con le antenne sensibilissime che solo i bambini hanno, captavamo lo sgomento, lo smarrimento e il dolore dei grandi. 
Ricordo, e di questo ricordo sono certa, le immagini del telegiornale. Sulla piccola TV bianca della cucina, o forse era quella grande come un baule che la seguì, sicuramente in bianco e nero anche se i miei ricordi sono a colori, scorrevano le immagini di un posto che conoscevo benissimo ma che non era più quello. Le macerie, gli autobus con i finestrini coperti da lenzuola, un giornalista che parlava e raccontava di una caldaia esplosa, intorno a lui gli occhi smarriti dei tassisti, dei vigili del fuoco, di gente comune che però era lì, perché Bologna era così non si poteva stare con le mani in mano a guardare.
Ricordo il caldo di quei giorni d'agosto. Ricordo che vagamente dentro di me si faceva strada un'idea che, capisco ora dopo aver letto uno di quei 44 racconti, non mi ha mai abbandonato: d'estate si muore.
Davvero l'ho capito ieri sera, dopo 40 anni, da dove veniva quella strana inquietudine che mi avvolgeva ogni estate, per lo meno finché sono stata ragazzina. D'estate si muore. Poco più di un mese prima, il 27 giugno, la strage di Ustica: sempre Bologna sempre persone innocenti che andavano in vacanza o a casa.
Aggiungiamoci che venivamo dagli anni di piombo ed eravamo nel pieno degli omicidi di mafia: il 21 luglio del 1979 l'assassino di Boris Giuliano, il 25 settembre quello del giudice Terranova; anche il 1980 era cominciato con l'omicidio di Mattarella seguito da quello di Basile. Poi Ustica, poi Bologna. Immaginate le nostre giovani menti sottoposte al continuo elenco di morti violente, perché è vero che eravamo lontani dall'era mediatica, ma è anche vero che il TG lo guardavano tutti, il giornale lo compravano tutti e, soprattutto, in casa si parlava di queste cose, insieme, a tavola. E noi bambini lì, apparentemente distratti dai nostri giochi, ma con le orecchie tese ed il cervello all'erta.
La mia generazione è cresciuta così: in mezzo alla morte. Una morte insensata e che, spesso anche se non sempre, arrivava d'estate. Anche gli anni successivi non furono migliori (dalla Chiesa nell'82, Chinnici nell'83, la tragedia di Stava nell'85 che nessuno ricorderà ma che mi provocò una profonda angoscia).
Ecco, ieri ho capito che da lì è nato tutto: il mio interesse profondo per la strage della stazione di Bologna e quello per le vicende di mafia. Da una parte Bologna è la mia città, ci sono nata, ci ho vissuto e la amo di un amore innato e profondo; la mia città venne ferita, a morte, ma è sopravvissuta, si è rialzata, forse non è mai più stata la stessa, ma non la cambierei con nessun'altra ancora oggi.
Dall'altra essere cresciuti ai tempi in cui la mafia era forte, violenta e faceva paura anche se pensavamo di essere lontani, al sicuro, ha avuto degli effetti. 
E' così, siamo figli dei tempi in cui viviamo. Sicuramente i nostri figli verranno plasmati da questi tempi: il coronavirus, il cambiamento climatico, i grandi flussi migratori...
Gli eventi di cui sono stata testimone mi hanno portata ad essere l'adulta che sono oggi, con le mie paure, il mio impegno politico e morale, i miei valori e le mie convinzioni. 
Che adulte diventeranno le mie figlie? Sarò capace di guidarle attraverso gli eventi odierni?
Ecco oggi, a 40 anni da uno degli avvenimenti più atroci della storia del nostro Paese, mi interrogo sul futuro, perché se nel passato affondano la nostre radici, allora mi viene da pensare che da questo passato così doloroso abbiamo imparato poco. Da un passato che avrebbe dovuto insegnarci tanto ed aiutarci a creare un popolo socialmente corretto, informato ed impegnato penso che invece sia emerso un popolo preda delle pochezze del presente che non pensa ne' al passato ne' al futuro ma solo al suo immediato egoismo.
Questo penso, ma forse è solo il caldo, l'estate e quel timore che non mi ha mai lasciato del tutto. D'estate si muore.